CRIMINI DI GUERRA IN UCRAINA: QUALI POSSIBILITÀ PER UN PROCESSO INTERNAZIONALE?

Fonte Immagine: https://www.lastampa.it/esteri/2022/04/05/news/cadaveri_nelle_strade_a_bucha_le_immagini_del_satellite_smentiscono_le_teorie_complottiste_di_mosca-2917354/

Dopo le evidenze emerse da quello che è stato definito il massacro di Bucha, la comunità internazionale da più parti ha accusato il Cremlino di crimini di guerra. Ma quali sono le probabilità che Putin e i leader militari russi vengano perseguiti?

All’inizio di queste mese, le immagini del massacro di Bucha – una piccola cittadina al nordovest di Kyiv – rappresentanti cadaveri martoriati, civili vittime di indiscriminate violenze, hanno portato numerosi leader internazionali ad accusare le forze russe di crimini di guerra e chiedere un processo ai danni del presidente Putin. 

Tutte le parti coinvolte nel conflitto armato in Ucraina, infatti, sono obbligate a rispettare il diritto internazionale umanitario (DIU), comprese le Convenzioni di Ginevra del 1949, il primo protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra e il diritto internazionale consuetudinario. Il DIU prevede una serie di disposizioni che, al fine di disciplinare la conduzione delle ostilità e proteggere le vittime dei conflitti, impongono a tutti gli attori che prendono parte alla guerra il divieto di attacco contro persone o beni civili – ospedali, ambulanze, materiale e aiuti medici ma anche beni culturali e infrastrutture che hanno un’importanza vitale per la popolazione civile, come impianti per l’acqua potabile, o che contengono elementi pericolosi, come centrali nucleari –, il divieto di attacco a obiettivi militari se si prevedono perdite sproporzionate tra la popolazione civile o danni sproporzionati a oggetti civili o all’ambiente, il divieto di impiegare i civili come scudo di protezione, il divieto di usare armi che colpiscono in maniera indiscriminata e provocano sofferenze inutili o gravi danni ambientali – come le armi biologiche o chimiche, le mine antiuomo, le armi incendiarie e le munizioni a grappolo.

Quando si hanno violazioni del diritto internazionale umanitario, i cosiddetti crimini di guerra, significa che una serie di gravi atti sono stati commessi, tra cui omicidi intenzionali, stupri e altre violenze sessuali, tortura o trattamento disumano dei combattenti catturati e dei civili in custodia, deportazioni o saccheggi. 

A Bucha, in particolare, prove di uccisioni indiscriminate di civili, ritrovati giacenti per strada o nelle fosse comuni con mani e piedi legati, colpiti con proiettili alla nuca o alle tempie o schiacciati dai carri armati, sono state raccolte dall’Ucraina allo scopo di dimostrare davanti al tribunale della Corte Penale Internazionale (CPI) che veri e propri crimini di guerra – il Presidente ucraino ha parlato anche di genocidio, sebbene tra gli esperti non vi sia consenso in merito – sono stati commessi.

Non si tratta dell’unico caso, tuttavia, in cui i soldati russi hanno commesso gravi violazioni del diritto internazionale umanitario: a Mariupol, dove già era stato colpito l’ospedale, l’uccisione di centinaia di persone in seguito all’attacco contro un teatro all’esterno del quale la parola “bambini” – a indicare la loro presenza all’interno – era scritta a caratteri cubitali, visibili dalle immagini satellitari, sembra essere il primo confermato omicidio di massa. 

Ulteriori prove di stupri, torture ed esecuzioni sommarie in varie città sotto il controllo delle forze russe sono state raccolte da Amnesty International e Human Rights Watch: a Irpin, ad esempio, un’intera famiglia è stata uccisa da colpi di mortaio mentre attraversava un ponte nel tentativo di scappare dalla città; in un villaggio nella regione di Kharkiv, una donna è stata violentata da un soldato russo all’interno di una scuola dove i civili avevano trovato riparo. Inoltre, sono state raccolte prove dell’utilizzo di munizioni a grappolo e bombe termobariche – queste ultime, pur non vietate in senso assoluto, sarebbero state usate indiscriminatamente contro i civili.

Di fronte a queste prove, Karim Ahmad Khan, Procuratore capo della Corte Penale Internazionale, ha confermato che vi sono ragionevoli motivi per credere che siano stati commessi crimini nella giurisdizione del tribunale, e ha avviato un’indagine, su richiesta di 39 Paesi, allo scopo di chiarire la situazione ucraina a partire dal 21 novembre 2013. Nonostante la Russia non sia un membro della CPI, infatti, l’Ucraina – che, nel 2000, ha firmato ma mai ratificato lo Statuto – ha dato alla Corte la giurisdizione per i crimini sul suo territorio, che vale a prescindere da chi li abbia commessi.

Putin, dunque, in quanto comandante supremo delle forze armate secondo l’articolo 87 della costituzione, quindi primo responsabile dei crimini commessi dai soldati russi, potrebbe essere accusato di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Non sarebbe questo il primo caso in cui un leader nazionale è stato processato da un Tribunale internazionale: basti pensare a Slobodan Milošević, l’ex leader della Serbia e della Jugoslavia e primo ex Capo di Stato ad essere processato per crimini di guerra nel 2002, in seguito alle atrocità commesse durante le guerre balcaniche degli anni ’90; allo stesso modo, Charles G. Taylor, ex presidente della Liberia, è stato condannato a 50 anni nel 2012 dalla Corte Speciale per la Sierra Leone. 

Tuttavia, le probabilità di vedere Putin sotto processo rimangono per ora limitate: sebbene potrebbe essere emesso un mandato per il suo arresto, i processi alla CPI richiedono la presenza degli imputati ma la Corte non dispone di una propria forza di polizia, facendo quindi affidamento sui singoli Stati per arrestare i sospettati.

La probabilità che la Russia estradi qualcuno per affrontare tali processi è, dunque, estremamente remota, tantomeno se si tratta del presidente stesso, il quale potrebbe ipoteticamente essere arrestato solo se si recasse in un altro Paese. A titolo di esempio, l’ex presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir è ricercato da vari anni dalla CPI con l’accusa di aver commesso genocidio e crimini di guerra nella regione del Darfur, ma, nonostante gli impegni  in questo senso, la sua estradizione non è mai stata concessa dal governo sudanese.

Nonostante questi limiti, la decisione della CPI di indagare i crimini commessi in Ucraina, insieme alla più generale condanna da parte della comunità internazionale, lancia un forte segnale al leader russo: non immune di fronte al mancato rispetto delle norme del diritto internazionale umanitario, egli potrebbe essere perseguito in qualsiasi momento in futuro. I crimini di guerra, infatti, non sono soggetti a prescrizione.

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