GOVERNO ED ESERCITO RUSSO SOTTO ACCUSA: A CHI SPETTA L’ULTIMA PAROLA?  

Fonte Immagine: Twitter- Bucha, Aprile 2022, un uomo cammina tra i palazzi distrutti dai bombardamenti.

La Russia ostacola l’azione dell’ONU, ma il suo tribunale è il solo a poter fermare le violazioni dei diritti umani causate dal conflitto.

Le associazioni umanitarie sin dall’inizio della crisi russo-ucraina del 2014 mettono in discussione la legittimità dell’azione militare dei Russi, che già allora avevano militarizzato diversi confini e aumentato progressivamente il numero di truppe presenti nel territorio ucraino. La prima fase di conflitto fu interna, tra filorussi separatisti e democratici.

Al tempo le indagini di Amnesty International portarono alla luce prove di bombardamenti indiscriminati, rapimenti, torture e uccisioni di civili, chiedendo un intervento immediato delle istituzioni: un allarme umanitario che si è ripetuto nel corso degli anni fino alla degenerazione dei rapporti diplomatici tra i due stati nel 2021 e alla vera e propria invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022.

Il popolo sin da allora si domandò quale fosse il ruolo delle organizzazioni internazionali, quelle istituite con il primario obiettivo di mantenere la pace tra le Nazioni ma soprattutto di difendere i diritti umani dagli orrori della guerra, impedendo che ciò che accadde nella Seconda guerra mondiale si ripetesse altre volte nella storia.

Per essere concreti, ci troviamo di fronte alla violazione di diverse leggi internazionali- prima di tutte l’invasione russa del 24 febbraio 2022 – che viola diversi principi ONU – il rispetto della sovranità di ogni stato, l’autodeterminazione dei popoli, l’obbligo di risolvere le controversie con mezzi pacifici, il divieto di ricorrere all’uso della forza e il divieto di interferire nelle politiche di un altro stato sovrano.

Queste violazioni dei trattati internazionali non sono di certo passate inosservate, e sono state conseguenza di gravose sentenze economiche e perdite significative anche nell’immagine internazionale, tra le ultime ad esempio l’esclusione dall’UNESCO. La Russia ha provato in qualche modo a giustificare le ragioni del suo attacco, dichiarando di agire per difendere una minoranza Russa perseguitata nell’Ucraina dell’Est, un’accusa, secondo i più, pretestuosa e senza prove concrete, che comunque agli occhi dell’Assemblea Generale non giustifica la sistematicità dell’attacco contro la popolazione civile ucraina.

Una prima risoluzione dell’Assemblea sottoscrive l’illegittimità dell’accaduto, ma questo come molti altri interventi internazionali non essendo vincolante ma piuttosto simbolico, non è risultato efficace nel porre fine al conflitto; le perdite di civili sono ancora numerose in Ucraina, e le sanzioni non sembrano far indietreggiare il presidente Russo, che attraverso le sue manovre politiche riesce a paralizzare l’intervento delle Nazioni Unite e attraverso la deterrenza e le minacce su larga scala è riuscito a far indietreggiare le altre Nazioni.


E’ evidente che ci troviamo di fronte ad uno stallo nella diplomazia mondiale, ma ciò che più è a rischio è il fallimento dei diritti umani, e qualcuno prima o poi dovrà risponderne. Zelensky, presidente ucraino, paragona Putin al leader nazista Hitler, accusandolo di aver fatto compiere dal suo esercito le stesse atrocità, ma il Cremlino nega sin dall’inizio il suo coinvolgimento, nonostante le prove di stragi di civili, come avvenuto i primi di aprile nella città di Bucha, di cui le immagini satellitari diffuse dal New York Times mostrarono centinaia di civili deceduti abbandonati per le strade della città.

Anche in questo caso il Cremlino negò la responsabilità dell’esercito russo accusando i media occidentali di manipolazioni delle immagini, al contempo l’Ucraina ha creato un archivio online per raccogliere le prove dei crimini di guerra, così da raccoglierne una quantità sufficiente per rendere le accuse inconfutabili. 

Le immagini finora raccolte mostrano persone torturate, bruciate vive, tra cui anche neonati; attacchi ad obiettivi non militari come edifici residenziali, ospedali, scuole, luoghi di culto. I civili sopravvissuti sono allo stremo, ridotti alla fame e alla sete.

Alle ONG viene impedito di salvare civili con i corridoi umanitari e di evacuare le città, in quanto anche gli stessi corridoi umanitari, per la legge internazionale inattaccabili, vengono bombardati. L’esercito russo sembrerebbe intenzionato a decimare la popolazione ucraina per eliminare le possibilità di resistenza ed averne un’egemonia totale, un’ipotesi che si avvicina pericolosamente al concetto di genocidio.
Prima che ciò possa accadere, il Mondo intero si chiede se esiste davvero una soluzione efficace, vincolante e definitiva che fermi questi orrori e punisca chi li ha perpetrati.

L’unica risposta si trova nel ruolo della Corte Penale Internazionale, che ad oggi grazie all’aiuto delle ONG sta raccogliendo le prove dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità da parte dell’esercito russo. Probabilmente verrà anche istituito un tribunale ad hoc per il crimine d’aggressione, su cui grazie al potere Russo all’interno dell’ONU in quanto membro permanente non si potrà agire in maniera diretta.[1]

La Corte nasce con lo Statuto di Roma del 1998, che non fu effettivamente ratificato dalla Russia né dall’Ucraina, ma che dà comunque la possibilità ad uno stato non firmatario di richiedere il suo intervento riguardo crimini commessi nel proprio territorio. [2]

Per i crimini internazionali la Corte non processa una Nazione intera, come ricorderemo dallo storico processo di Norimberga in cui furono giudicati i gerarchi nazisti, si parla invece di responsabilità individuale, di chi dunque ha ordinato, approvato o incoraggiato la commissione di questi crimini (o anche di chi avrebbe potuto fermarli e non lo ha fatto).

Nella fattispecie verrebbero accusati in primis Putin, in quanto la legge internazionale specifica l’inesistenza di un’immunità a prescindere dal ruolo ricoperto, in questo caso il capo di Stato, e in secondo luogo i soldati di grado superiore.

A seguito della cumulazione delle prove delle violazioni inatto in territorio ucraino e della gravosità degli atti stessi, il prosecutor della Corte, Karim Khan, potrebbe riuscire ad emettere un mandato d’arresto internazionale per coloro ne siano ritenuti responsabili, compreso il presidente Putin.
Ma la strada fino ad una nuova Norimberga, come evoca Zelensky, è ancora controversa e potrebbe richiedere del tempo.


[1] Per approfondimenti sul potere di veto – CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU: IL CASO RUSSO-UCRAINO COME ENNESIMA PROVA DELLA NECESSITÀ DI RIFORME (iari.site)

[2] La stessa Ucraina nel 2014 per l’attacco in Crimea attivò la giurisdizione della CPI tramite la procedura speciale prevista dall’art. 12(3) dello Statuto di Roma del 1998.

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