AL-QAEDA NELLA PENISOLA ARABICA (AQAP): UNA MINACCIA PRESENTE?

Fonte Immagine: https://www.nationsonline.org/oneworld/map/yemen-map.htm)

Lo Yemen sta attraversando una nuova fase in seguito agli sforzi della diplomazia internazionale volti alla de-escalation del conflitto. Se da un lato si è assistito alla diminuzione degli scontri, dall’altro lato i prezzi dei beni di prima necessità, a causa della crisi ucraina, sono aumentati provocando un peggioramento della situazione umanitaria. In mezzo alla crisi, Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) è tornata a far parlare di sè.

Il 15 aprile 2022, fonti ufficiali delle forze di sicurezza yemenite hanno riferito che in data 14 aprile 2022, 10 individui appartenenti alla rete di Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), detenuti nella prigione centrale della città di Saywun (città del governatorato dell’Hadhramaut sotto controllo governativo) sono riusciti a fuggire a seguito di una sommossa interna nel penitenziario. Secondo il risultato delle indagini preliminari condotte dalle autorità locali, la fuga sarebbe stata resa possibile grazie alla collaborazione di alcune guardie di sicurezza e di membri dell’organizzazione operanti dall’esterno. In particolare, i detenuti di AQAP avrebbero inscenato una sommossa interna tra loro, costringendo le guardie ad intervenire, per poi sopraffarle e appropriarsi così di armi e munizioni, dandosi successivamente alla fuga.

Il 18 aprile 2022, la Yemen Press Agency ha riportato la notizia (non confermata) dell’arrivo di diversi uomini, tra cui alcuni leader dell’organizzazione terroristica, a bordo di 3 autobus e sotto scorta armata, nel territorio contestato del governatorato di Marib. È stato segnalato che tra i soggetti arrivati presso Marib sarebbero presenti i 10 prigionieri di AQAP fuggiti il 14 aprile 2022 dalla prigione centrale di Saywun. Secondo le fonti filo-Houthi, i detenuti fuggiti sarebbero stati reclutati dalle forze filo-saudite della Terza Regione Militare, presso Marib.

Cosa è AQAP?

Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) è un gruppo militante islamico formatosi nel gennaio 2009 a seguito dell’unione tra la rete saudita e yemenita di Al-Qaeda, annunciata pubblicamente dall’ormai defunto leader di lunga durata Nasir Al-Wahishi, membro della rete di Osama Bin Laden in Afghanistan per circa 4 anni e poi esponente di alto profilo dell’organizzazione.

Nel gennaio 2010, il Dipartimento di Stato statunitense, sotto l’amministrazione di Barack Obama, ha designato Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP) come organizzazione terroristica straniera a seguito della rivendicazione da parte di AQAP di numerosi attacchi compiuti soprattutto nella regione mediorientale, come il fallito attentato dell’agosto 2009 al principe saudita Mohammed bin Nayef, gli attacchi alle ambasciate nella capitale Sana’a, gli attentati suicidi nel gennaio 2008 e marzo 2009 ai danni di alcuni turisti e il danneggiamento di una petroliera giapponese nell’aprile 2008. AQAP è inoltre stata considerata come l’ala più pericolosa di Al-Qaeda per gli interessi statunitensi ed occidentali a seguito delle minacce e degli attentati compiuti localmente e all’estero. Gli Stati Uniti, in particolare, hanno stabilito una collaborazione con il governo yemenita nelle operazioni di counterterrorism fin dai tempi dell’attacco alla USS Cole nel 2000 e degli attacchi dell’11 settembre 2001 al World Trade Center.

AQAP, in qualità di organizzazione terroristica, è caratterizzata da alcuni elementi che l’hanno resa resistente e resiliente alle misure di counterterrorism e decapitazione messe in atto dalle forze di sicurezza governative e dalle operazioni speciali supportate dagli Stati Uniti, coinvolti nella lotta globale al terrorismo. Gerarchizzazione, compartimentazione e decentralizzazione sono tre parole d’ordine regolatrici dell’azione di AQAP, che ne hanno condizionato le tattiche, le strategie ed i risultati.

AQAP è basata su una struttura gerarchica con a capo un leader assistito da un consiglio composto dai luogotenenti, responsabili della direzione politica e delle operazioni militari che vengono condotte nello Yemen centrale e meridionale e in Arabia Saudita. L’organizzazione è divisa a sua volta in sottostrutture o ali che sono incaricate ciascuna di differenti aree: delle operazioni militari, della vita politica, della propaganda del gruppo, e della gestione delle questioni religiose. Le stime disponibili al 2021 elaborate dai servizi di intelligence statunitensihanno evidenziato la presenza attiva di circa 2,000 – 2,500 membri tra le fila di AQAP.

Resistenza e resilienza

 Nonostante nel giugno 2015 il leader Nasir Al-Wahishi sia caduto vittima di un attacco di precisione statunitense, l’organizzazione ha prontamente designato Qassim al-Raimi come suo successore e capo in comando delle operazioni, dimostrando capacità di resistenza e resilienza. A partire dal 2015, l’organizzazione terroristica ha approfittato della situazione di instabilità e crisi interna in Yemen per espandere la propria rete e le proprie operazioni anche a livello territoriale. Il conflitto in Yemen tra gli Houthi e la coalizione a guida saudita, caratterizzato da tensioni politico-religiose settarie e dall’influenza esterna esercitata da potenze regionali, ha permesso ad AQA di reclamare nel 2015-2016 il controllo di intere porzioni di territorio nelle parti centrali e meridionali dello Yemen.

Anche la morte del leader Qassim al-Raimi, che aveva svolto un ruolo importante nel processo di reclutamento dei nuovi militanti, caduto vittima di un attacco di precisione statunitense effettuato nel gennaio 2020, non ha fermato l’organizzazione dal continuare le proprie operazioni e nominare un suo successore: Khalid Batarfi, figura di riferimento di AQAP nel governatorato di Hadramaut e durante la Battaglia di Mukalla nel 2015-2016. Nonostante si siano diffuse notizie in merito alla sua avvenuta cattura nel 2020, a seguito della pubblicazione di un video che lo ritrarrebbe discutere degli eventi del 6 gennaio 2021 di Capitol Hill, Khalid Batarfi è ritenuto essere verosimilmente in libertà. Ad oggi i servizi di intelligence statunitensi ritengono che complessivamente AQAP tra il 2020 e 2021 abbia comunque perso il controllo dei propri territori e subito un grande numero di perdite a causa dei dissensi interni, delle defezioni e delle vittime.

La storia di Khalid Batarfi, come figura di alto profilo, ha in sé un elemento fondamentale e ricorrente nella resiliente storia di Al-Qaeda in generale e di AQAP in particolare: il reclutamento del capitale sociale tramite l’evasione di sostenitori, di membri e di altri prigionieri dai centri di detenzione.

L’ultimo leader, l’emiro di Al-Qaeda, Khalid Batarfi, era stato arrestato nel marzo 2011 presso il governatorato di Taiz e imprigionato per 4 anni a Mukalla, da dove nell’aprile 2015 era riuscito a fuggire insieme ad altri circa 300 prigionieri detenuti nel penitenziario durante la Battaglia di Mukalla, combattuta tra AQAP, fazioni tribali locali e forze di sicurezza governative dell’esercito yemenita per il controllo della omonima città costiera.

Prima del 2015, un’altra importante fuga aveva già segnato radicalmente la storia dell’organizzazione: la fuga di 23 detenuti di alto livello avvenuta nel febbraio 2006 (tra cui anche Nasir Al-Wahishi) da una prigione di massima sicurezza presso la capitale Sana’a. Una volta evasi, secondo diverse fonti, molti di loro hanno servito la causa di Al-Qaeda e la jihad per lo stabilimento di un governo e una società basata sulla sharia.

In altre analisi è già stata sottolineata l’importanza di tali eventi lungo il percorso costitutivo dell’organizzazione in quanto questi avrebbero generato nell’immediato un ingrossamento delle fila dei militanti e dei sostenitori dell’organizzazione, e nel medio-lungo periodo una nuova diffusione dell’ideologia radicale.

In conclusione, l’evasione di 10 individui appartenenti ad AQAP avvenuta il 14 aprile 2022 si può inquadrare come un evento ricorrente nella storia dell’organizzazione, che ha tratto più volte il proprio capitale sociale dai centri di detenzione e dai prigionieri che hanno deciso di unirsi alla causa. Inoltre, si tratta di un evento che, come similmente avvenuto in precedenza, può essere seguito da una rinascita dell’organizzazione e da una nuova ondata di attacchi; espressione in tal caso della capacità di resistenza alle misure di contrasto dell’ideologia radicale e del terrorismo, nonché un evidente simbolo della presenza tutt’altro che svanita di AQAP e uno spiraglio per perseguire una riorganizzazione interna strumentale alla nuova fase del conflitto in Yemen.

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