I MILITARI DI IERI E DI OGGI NEL SUD AMERICA

Fonte Immagine: https://cnnespanol.cnn.com/video/poderio-militar-america-latina-ranking-perspectivas-buenos-aires/

In questo periodo difficile, dove la guerra è tematica principale di dibattito, spesso si ricade sull’argomento militare. Un’area geografica che ha da sempre avuto a che fare con questo tema è sicuramente l’America Latina.

Dai colpi di stato, passando per le dittature militari degli anni ‘70 e ‘80, il Sud America ha costantemente avuto le figure militari presenti negli scenari politici e sociali della propria storia. Nonostante oggi la situazione non si possa paragonare a quella degli anni passati, il ruolo degli apparati armati sudamericani si può constatare essere certamente mutato ed adeguato alla situazione.

Fattore importante da tenere a mente è che l’America Latina non gode di stabilità invidiabile, sia politica ma soprattutto sociale. Indubbiamente questa caratteristica favorisce il fatto che, per un maggiore equilibrio statale, l’appoggio e il consenso delle forze armate sia ancora elemento fondamentale.

Guardando alla storia del sudamerica, si trovano decine di episodi nei quali gli apparati militari si sono resi protagonisti. Gli Stati dell’America Latina misero in evidenza forti lacune, debolezza politica ed equilibrio precario del potere, soprattutto nell’immediato dopo guerra tra gli anni ‘50 e ‘60. Un primo disinteresse statunitense verso l’area coincise quindi con la scelta di molti governi latinoamericani, di abbracciare la dottrina della sicurezza nazionale. Dottrina che divenne rapidamente pilastro per molti dittatori sudamericani che ne fecero base filosofica e modello di sviluppo per la società. 

Altro momento chiave dell’evoluzione militare latinoamericana, è sicuramente la rivoluzione cubana e ladottrina maccartista. Questi avvenimenti portarono gli Stati Uniti, a riconsiderare il loro ruolo in Sud America. Il successo della guerriglia castrista ha scaturito la scintilla dell’atteggiamento politico-amministrativo a stelle e strisce che deve il suo nome a Joseph McCarthy, e dato il via ad una costante presenza statunitense nel Sud America.

Così nel ventennio ‘50 – ‘70, gli USA intervennero in modo massiccio nelle tematiche militari. Un primo passo furono i programmi bilaterali di aiuto militare (MAP), con i quali gli Stati Uniti fornirono armamenti ed agenti per l’addestramento. Successivamente anche la CIA intervenne, collaborando con i servizi di intelligence di svariati stati sudamericani quali il Cile, Argentina, Paraguay ed Uruguay. Tutte queste azioni trovarono l’apice dell’interesse USA nell’area, con l’attuazione del cosiddetto ‘Plan Condor’, sotto la presidenza Nixon. Il piano fu una massiccia operazione, volta a tutelare l’establishment, laddove l’influenza socialista e comunista era ritenuta troppo potente. Un caso esplicativo fu il rovesciamento del presidente cileno Salvador Allende, attraverso un golpe che diede vita alla dittatura di Augusto Pinochet


La presenzialità USA sulla tematica militare dell’America Latina ha proseguito poi il suo corso. Negli anni gli Stati Uniti hanno finanziato scuole superiori delle Forze Armate sudamericane, come le Escuelas de las Americas a Panama. A cascata, questa tendenza alla scolarizzazione e professionalizzazione dei militari fu l’impulso per molti Paesi a seguire questa strada. In Brasile ad esempio nacque il Colejo Nacional de Guerra, mentre in Perù il Centro de altos estudios Militares (CAEM).

Questo processo generò nel tempo un’ideologia e canone ben specifico dei militari, creando infine una vera e propria classe sociale, in grado di governare, con conoscenza, dottrina, mezzi ed istruzione. Le forze armate divennero colonna portante sociale dell’America Latina, capaci di infiltrarsi negli strati più alti della società, politicizzati e capaci di intervenire nella destituzione di interi governi e comando di intere Nazioni.

La figura militare ha però iniziato a rientrare in mansioni consone, perdendo la valenza privilegiata e di classe sociale alta, verso la fine del millennio. Questa trasformazione è avvenuta in concomitanza alla fine delle dittature sudamericane a favore della transizione democratica, internazionalizzazione e globalizzazione. Con questo mutamento, i militari non erano più sinonimo di prestigio, bensì una mera questione di soldi.
Va specificato però, che nonostante a cavallo tra il 1990 ed il 2000 era la ‘plata’ il motivo principale di una carriera militare, essere nelle forze armate in determinati casi significava interpretare ruoli di rilevanza politica e sociale, con poteri decisionali importanti accanto all’esecutivo. Ulteriore dettaglio, è che come specificato qualche riga fa, l’apparato militare e le forze armate latinoamericane si sono adattate e mutate nel tempo, e non sono state mai interamente reintegrate al loro ruolo che in occidente conosciamo.
In virtù di ciò, l’essere parte delle forze armate in Sud America ha significato e purtroppo significa ancora, godere di protezione e immunità, scampando al giudizio sulle loro azioni ed atrocità perpetrate durante le dittature.

Ulteriori modifiche e cambiamenti sono arrivati con l’avvento dei partiti e leader di sinistra. Dal 2000, e per il decennio seguente, l’America Latina ha visto trionfare in molti Stati governi di sinistra, come Lula in Brasile e Néstor Kirchner in Argentina. Anche in questo decennio i corpi militari non sono stati riportati ad un ruolo che nell’ideologia comune dovrebbero avere, ma sono stati indirizzati su altre situazioni.
Principalmente il comparto armato sudamericano venne dirottato su missioni contro la criminalità organizzata, contro il traffico di droga, contro l’immigrazione e differenti altre situazioni sociali. 

C’è però un dato che ha dell’incredibile e sostiene la tesi che in America Latina le forze armate abbiano si mutato il loro ruolo, ma sono tutt’ora pilastro e colonna politica e sociale. Nonostante il cambio di rotta avvenuto dall’avvento del nuovo millennio, l’istituto internazionale di ricerca per la pace di Stoccolma (SIPRI) ha rilevato che dal 1994 al 2012, praticamente in quasi ogni Stato latinoamericano, la spesa militare è crescita

Arrivando ai giorni nostri, l’America Latina è stata soggetto di gravi crisi sociali ed economiche, esacerbate dalla pandemia, con conseguente tumulto dei cittadini con manifestazioni e proteste di differente mole, entità e frequenza.
In questo contesto di equilibrio molto precario, le forze armate hanno ri-acquisito una forte partecipazione e valenza nell’amministrazione pubblica, trovandosi fautori delle repressioni verso i manifestanti, controllo delle proteste ed esaminatori delle varie norme governative. Il tutto assecondato dagli esecutivi e spesso conciliante con violenze ed abuso di autorità e potere. Pensiero comune però in Sud America, non è il rigetto verso l’apparato militare spesso violento e troppo presente, bensì unico elemento stabile in tematiche politiche, economiche e sociali. A sospingere questa ideologia della popolazione latinoamericana c’è la dilagante corruzione della classe politica, innumerevoli scandali ed oggettiva difficoltà dei governi nel far ripartire le proprie Nazioni.

Osservando i dati cerchiamo di capire ora la mole ed entità delle forze armate dell’America Latina. I primi numeri ci arrivano nuovamente dal SIPRI, che indica un aumento del 4,1% della spesa militare per il 2017 in tutta l’area. Partendo da questo anno si può notare come il Brasile abbia il primato della regione, con oltre 29 miliardi di investimento nel 2017, con un sonoro 6,3% in più rispetto al 2016. Il caso brasiliano è però molto particolare, infatti il Paese verdeoro ha registrato un aumento delle spese militari superiore alla media mondiale, passando dal 13° posto del 2016 ad essere l’undicesimo nella classifica dei Paesi che investono di più nel settore degli armamenti. L’investimento brasiliano in armi rappresenta l’1,7% dell’importo speso dai 15 Paesi che sono in cima alla lista. Si tratta del primo aumento annuale delle spese militari brasiliane dal 2014 e il più alto dal 2010. 

 
L’Argentina invece registra la crescita più alta con il 15% e spesa da oltre 5 miliardi. Anche la Colombia si accoda ai due Paesi trainanti dell’America Latina, con investimenti pari a 9,7 miliardi, contro gli 8,6 del 2016. Particolarità per la Colombia è che nel 2018 è entrata anche a far parte della NATO, segnando un momento storico per la struttura delle alleanza sudamericane e del Paese stesso. Cile (5,1 miliardi contro i 4,7 del 2016), Venezuela (465 milioni contro 218 dell’anno precedente e Bolivia (657 milioni contro 552) completano il quadro delle Nazioni sudamericane che hanno incrementato le loro spese militari al 2017. Controtendenza invece per Messico, Nicaragua, Guatemala e Perù.

Altra chiave di lettura per quanto riguarda il tema delle forze armate, è quello della potenza degli eserciti. Il sito Global Firepower ha stilato una classifica prendendo in analisi oltre 50 fattori per determinare il potenziale militare offensivo di 136 Paesi del mondo. L’indice della forza militare (PoweIndex) tiene conto di fattori quali la disponibilità e la diversità di mezzi e armamenti, il personale militare complessivo, budget ed altri parametri.
Il punteggio ‘perfetto’ è idealizzato come 0.0000, conseguentemente i Paesi che si avvicinano maggiormente a tale numero sono da intendersi come i più potenti.

In questa classifica dei primi 30 Stati per potenza militare, l’unico rappresentante latinoamericano è il Brasile in 10^ posizione. Nel dettaglio il Paese verdeoro ha un punteggio di 0.1695, con forza aerea complessiva di 706 unità, 190 aerei da combattimento, 437 carri armati, 110 unità navali complessive, un budget della difesa di 29,3 miliardi di dollari e 1.674.500 di personale militare.

Infine diamo uno sguardo alla portata armata anche di altri Stati latinoamericani. L’Argentina dispone di un buon numero di Forze permanenti, quali l’esercito o la marina, di Forze di riserva ed altri apparati nazionali come la polizia o la guardia nazionale, raggiungendo un totale disponibile di 850000 unità circa. La Colombia invece conta circa la metà delle potenzialità argentine con 438000 unità di comparto armato, seguito dal Perù con oltre 300000 forze armate. Molto più indietro e intorno alle 100000 unità troviamo il Cile (circa 165000), Paraguay (circa 190000) ed Ecuador (circa 170000). Molto più staccate le altre Nazioni, con una media di 50000 unità.
Uniche due eccezioni, che mantengono livelli alti di potenziale armato, sono il Venezuela con oltre 2000000 di unità disponibili e Cuba con 1200000 di personale militare.

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