LA FINLANDIA SI ADEGUA ALLA STABILIZZAZIONE DEL MERCATO DEL PETROLIO, MA HELSINKI HA ALTRE PREOCCUPAZIONI

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In linea con la decisione unanime dei membri della International Energy Agency di attingere alle riserve di emergenza, la Finlandia immette sul mercato 369.000 barili di petrolio.  

Il primo Aprile 2022 i Paesi membri della IEA hanno deciso per una seconda immissione sul mercato delle riserve di petrolio provenienti dagli stock di emergenza.  Il 7 Aprile il Governing Board della IEA ha deciso che l’ammontare dei barili immessi sul mercato avrebbe toccato la storica quota di 120 milioni di barili nei prossimi sei mesi.

Il conflitto in Ucraina non sembra doversi arrestare a breve. Il campo di battaglia sembra essersi principalmente concentrato nel territorio del Donbass. Motivo che non lascia per forza presagire una risoluzione più rapida del conflitto. Anzi. L’impatto che ormai due mesi di guerra hanno sul mercato energetico mondiale obbligano la IEA a prendere decisioni per non destabilizzare eccessivamente il mercato del petrolio.

Infatti il ruolo della Russia nel mercato energetico globale è di primo ruolo: è il terzo produttore di greggio e il primo esportatore, l’esportazione di greggio vale circa il 12% del mercato globale. Cosi l’executive Director della IEA Faith Birol: “The unprecedented decision to launch two emergency oil stock releases just a month apart, and on a scale larger than anything before in the IEA’s history, reflects the determination of member countries to protect the global economy from the social and economic impacts of an oil shock following Russia’s aggression against Ukraine”.

L’unanime decisione prevede che la Finlandia immetta sul mercato 369.000 barili di greggio.

Le misure di emergenza sono ovviamente destinate a tamponare situazioni particolari o impreviste. L’Unione Europea e i singoli Stati avviano il percorso verso una minore dipendenza dalle fonti energetiche russe, con la consapevolezza, tuttavia, che ciò non è realizzabile nel giro di pochi mesi e, per alcuni Paesi, neanche nel giro di pochi anni. La Finlandia si allinea con le decisioni della IEA. Ma ciò che differenzia la Finlandia dagli altri membri della IEA e da molti membri della UE è la non estrema dipendenza energetica da Mosca.

Tuttavia il Paese guidato dalla giovane premier Sanna Marin si trova davanti a una decisione storica. I sondaggi danno la volontà del popolo finlandese di aderire alla Nato in forte crescita rispetto ai mesi antecedenti lo scoppio del conflitto ucraino. Ma una ulteriore espansione della Nato a Nord dell’Europa potrebbe non essere ben accolta a Mosca, che ha già lanciato importanti segnali.

A prescindere dalla decisione che Finlandia, e a seguire Svezia, prenderanno in merito al prendere parte all’Alleanza Atlantica, una nuova militarizzazione in artico è facilmente prevedibile. Da un lato la penisola di Kola non ha mai visto una vera demilitarizzazione, e dall’altro si intensificano le esercitazioni militari congiunte con molti Paesi Nato coinvolti.  

Ciao a tutti, sono Marco Volpe, analista dello Iari per la regione artica. La mia passione per l’estremo Nord viene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tanto tempo, raggiunto attraverso un percorso iniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpetare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. A quel punto era diventato imprescindibile approfondire il rapporto della Cina con l’ambiente, e il mio sguardo si è allora posato su quell’area remota del mondo ancora apparentemente fuori dai giochi internazionali e dai grandi investimenti, dove la cura per l’ambiente conta più di tutto. Un’area che ovviamente aveva già attirato le attenzioni della lungimirante leadership cinese. E così, tornato a Roma, ho frequentato un master sulla geopolitica artica e sviluppo sostenibile presso la Sioi, focalizzando la mia attenzione sulle mire cinesi nell’area. Il risultato è un pò il punto di arrivo di cui parlavo: collaborare e far parte di think tanks, tra cui lo Iari e l’Arctic Institute, che mi permettono di avere un confronto maturo, professionale ed appasionato sulle vicende internazionali che scandiscono il ritmo delle geopolitica odierna. Un punto di arrivo che è, ovviamente, un nuovo punto di partenza.
Mi sono appassionato alla fotografia quando, durante il mio primo viaggio in Cina, mi trovavo di fronte delle scene e dei volti che non potevo non immortalare. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica, soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.

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