UNA RETE MONDIALE DI CAVI SOTTOMARINI

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Fonte Immagine: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/i-dati-quasi-8-miliardi-persone-passano-cavi-sottomarini-chi-li-controlla/e2d3daf0-45e2-11ea-89f5-524fb04840d5-va.shtml

Una fitta rete di cavi sottomarini si districa nei nostri mari ed oceani. Cosa sono, a cosa servono e quali interessi nasconde il loro controllo.

Pillole sui cavi sottomarini

Oggigiorno, bombardati dalle innumerevoli possibilità di poter connettere i device attraverso l’etere, è lecito pensare che la trasmissione dei dati avvenga perlopiù via satellite. La realtà è molto diversa e potrebbe cambiare la visione che abbiamo di essa.

Il traffico di dati passa per circa il 97%/99% da cavi sottomarini che creano una fitta rete di collegamento tra tutti i continenti. Il primo cavo, creato per le comunicazioni telegrafiche, è stato posato sul fondale dell’Atlantico nel 1857. Connetteva Canada ed Irlanda per circa 3200 km, aveva un diametro di circa 1,5 cm e permetteva il passaggio d’informazioni ad una tale lentezza che ci volevano circa 17 ore per recepire il messaggio. La sua durata è stata solamente di 1 mese ed è stato realizzato al quinto tentativo. Per la tecnologia del tempo fu decisamente un grosso passo avanti per l’umanità e le telecomunicazioni. Ulteriori sviluppi continuarono nel 1956 con la posa del primo cavo per la linea telefonica tra Scozia e Canada, il TAT – 1.

Nel 1988 un altro traguardo è stato raggiunto, con la posa del primo cavo a fibra ottica per la connessione internet tra USA, Regno Unito e Francia. Sono stati investiti circa 335 milioni di dollari ed è stato ritirato dal servizio nel 2002.

Oggi sul fondo di oceani e mari ci sono 426 cavi sottomarini per una lunghezza totale di circa 1,3 milioni di km. Esistono 2 tipologie di cavi: quelli per la trasmissione dati, che costano tra i 30/90 mila euro a km e quelli per la trasmissione di energia elettrica, che costano circa 100 mila euro per la bassa tensione e 500 mila euro per l’alta tensione a km.

Per i cavi armati (più protetti e resistenti) si raggiungono gli 800 mila euro a km. La lunghezza di questi cavi dipende dalla tratta, possono essere molto corti come il Botnia che collega Finlandia e Svezia, oppure molto lunghi come l’Asia – America Gateway che con i suoi 20000 km connette la costa occidentale degli USA a Cina, Brunei, Malesia, Thailandia, Vietnam, Singapore e Filippine.

Posare questi cavi è un lavoro minuzioso che si basa sullo studio del fondale e delle criticità dovute alle attività naturali e antropiche. Per diminuire le problematiche legate alle attività umane, si è deciso di limitarle creando la Cable Protection Zone che si estende per tutta la lunghezza del cavo e per diversi metri in larghezza. Qua non sono possibili né la pesca né l’ancoraggio.

In sintesi, nonostante i costi sopra descritti e le criticità da affrontare, l’utilizzo dei cavi è ancora il sistema preferito, poiché i satelliti necessitano di costi addirittura superiori, inoltre per i bit non c’è nulla di meglio della fibra ottica che può trasportare molti più dati. I satelliti sono utilizzati perlopiù per zone non ancora attraversate dal cablaggio dei cavi.

Si stima che l’utilizzo dei satelliti sia una piccolissima percentuale, non si arriva nemmeno all’1% del totale. Ne è un esempio il progetto Starlink, il cui costruttore è SpaceX azienda aerospaziale di Elon Musk. Questo progetto è una rete di satelliti per l’accesso ad Internet. Prevede costi non sostenibili per molte persone ma con il tempo potrebbe divenire più accessibile. Vediamo nel prossimo paragrafo quali altre problematiche si celano dietro ai cavi marini.

Geopolitica, dati e sicurezza

I cavi sono inizialmente di proprietà del costruttore (alcune delle più grandi aziende di costruzione sono Alcatel Submarine Networks in Francia, TE SubCom in Svizzera e la NEC Corporation in Giappone) che poi li vende ad altre aziende. Ad oggi gli USA sono i maggiori possessori di cavi ma la Cina punta ad acquisirne entro il 2025 il controllo di circa il 60% a livello planetario, acquistandoli e costruendone di nuovi. Le aziende principali in possesso dei cavi sono Facebook, Google, Amazon, Microsoft, China Unicom, China Telecom, China Mobile, NSW membro del Gruppo Prysmian, ma c’è anche il governo russo che possiede il cavo Polar Express. I principali provider mondiali sono invece Huawei Marine, Hengtong, Futong, Fiber Home, Ztt, Yofc.

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I cavi sottomarini sono quindi classificabili come asset incredibilmente importanti per i maggiori playerinternazionali, equiparabili a gasdotti e oleodotti siccome vi passa una mole di dati inimmaginabile. Basti pensare che attraverso questi cavi avvengono quotidianamente operazioni finanziarie che superano i 10 trilioni di dollari, secondo quanto riportato dal Consiglio Europeo per le Relazioni Internazionali. Cresce l’importanza del loro controllo siccome il rischio spionaggio è reale, come accadde durante la Guerra Fredda quando gli USA intercettarono un cavo telefonico russo e ne registrarono le conversazioni. Questo settore strategico ha visto investimenti importanti soprattutto negli anni 2000.

Il boom di stanziamenti in questo business è stato nel 2001 con la bolla delle dot-com e a fasi alterne, nel ventennio successivo, ci sono stati investimenti globali fino a 4 miliardi di dollari all’anno. I finanziamenti avvengono in tre maniere diverse: attraverso consorzi nei quali un gruppo di aziende raccoglie denaro per la costruzione e quindi la condivisione (circa il 90% dei cavi sono stati finanziati da consorzi); attraverso il finanziamento di banche per lo sviluppo come la Banca Mondiale (circa il 5 % dei cavi è stato finanziato così); l’ultimo modo sono i finanziamenti privati con cui singole aziende investono sui cavi sia per proprio interesse che per poi rivenderli (circa il restante 5% dei cavi è finanziato così). Questa ingente spesa di denaro, per superare la rivalità di altre nazioni, pone sul tavolo alcune questioni che potrebbero preoccupare.

Soffermiamoci sui cavi utilizzati per la trasmissione di dati, siccome la quasi totalità di questi viaggia attraverso la fibra ottica. Spionaggio, sabotaggio, monopolio dei cavi, manipolazione indebita ed illegale di dati, intercettazione di dati, rischio di vendita di dati e cavi al miglior offerente, rischi di rimaner tagliati fuori dal network internazionale e molti altri sono i problemi che potrebbero emergere. Per esempio Facebook è proprietario di circa l’8.5% di miglia dei cavi sottomarini in forma di consorzio, mentre è unico proprietario dell’1.4%.

Ecco alcuni esempi di monopolio. Il cavo Hawaiki Nui che collega Nord America con Australia, Nuova Zelanda e parte del Sud Est Asiatico è di Hawaiki Submarine Cable L; AE Connect 1 che connette Irlanda a Nord America è di Aqua Comms; Marea che connette Spagna e America del Nord è di Facebook, Microsoft e Telxius; Topaz che collega Canada e Giappone è di Google; Curie che collega Nord, Centro e Sud America è di Google; Dunant che collega Francia a USA è di Google; MedNautilus nel Mediterraneo è di Telecom Italia Sparkle; diverso è per il Pacific Light Cable Network bloccato dagli USA  in chiave anti cinese per questioni di sicurezza nazionale (avrebbe dovuto collegare Los Angeles ad Hong Kong).

Mediamente Google, Facebook, Microsoft e Amazon sono in possesso e affittano ad altri più della metà della capacità di trasmissione di tutti i cavi del mondo. L’esuberanza cinese di questi ultimi anni è un’altra questione spinosa. La paura delle pressioni governative per ottenere dati da Huawei Marine (che riceve sussidi statali) è molta, ma l’azienda dichiara che non si assoggetterebbe mai alle richieste di Pechino. Le attività cinesi in questo settore sono cresciute e la tendenza futura rimane quella; partecipano ad investimenti in consorzi e attraverso la Chinese ExIm Bank.

L’infrastruttura che il Dragone sta costruendo in questo business è imponente e ci sono preoccupazioni sui fini da raggiungere. Alcune speculazioni parlano di una volontà di minare la cybersecurity, di farne un uso politico e di accrescere il proprio soft power. Le barriere utilizzate per mettere al sicuro i dati sono la crittografia e il controllo software della componente fisica dei cavi stessi. Non si può comunque negare che è possibile aggirare tali sistemi attraverso l’hacking.

Conclusioni

Il settore dei cavi sottomarini va considerato strategico per i decenni a venire. La rilevanza internazionale di ciò che vi scorre all’interno ha fatto drizzare le orecchie a chi si propone, più di chiunque altro, di avere influenza almeno in campo ideologico, economico, politico e militare, ma non solo. La convergenza tra gli interessi per raggiungere questi obiettivi di dominio e la mole di dati che passa all’interno della fibra ottica è molto forte.  In un momento di relativa “pace”, tutto potrebbe filare liscio anche se, ottenere queste informazioni farebbe gola a chiunque abbia intenzioni poco oneste e lodevoli.

Ci sarà sempre il rischio che questi dati vengano utilizzati per studi sulla popolazione a carattere manipolatorio, d’influenza, d’intercettazione di abitudini, consumi eccetera. Ciò non riguarderebbe solo la popolazione umana ma anche le entità statali attraverso le agenzie d’intelligence. Ci sarebbe da rabbrividire pensando che una sola azienda possa entrare in possesso di questa gran mole di informazioni e poterla utilizzare contro qualcun altro.

Ma cosa accadrebbe se si scatenasse un conflitto mondiale? Si potrebbero escludere dal sistema internazionale intere nazioni, tagliando letteralmente questi cavi per colpire il nemico. La posizione di questi asset è di pubblico dominio (https://www.submarinecablemap.com/), quindi sono intercettabili da chiunque. Si rischia di avere il potere di mandare in tilt il sistema economico di un paese, rifornimenti energetici, transazioni elettroniche, sistemi d’informazione e soprattutto compromettere la sicurezza nazionale. Ciò, per via di un sistema di relazioni planetarie completamente globalizzate ad ogni livello, farebbe partire ripercussioni dirompenti attraverso un effetto domino che investirebbe tutto il mondo.

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