ITALIA E REGNO UNITO POSSIBILI GARANTI PER LA PACE IN UCRAINA?

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Fonte: Ministero della difesa italiana

Come ogni conflitto anche quello in Ucraina sta vivendo più fasi, lo scontro bellico tra Mosca e Kiev è giunto al secondo tempo, nel frattempo Italia, Regno Unito e Turchia si preparano ad una triangolazione nel quadrante del Mediterraneo…

Il conflitto scoppiato tra la Federazione Russa e l’Ucraina più di 40 giorni fa, non sembra diminuire, al contrario sono aumentate le atrocità e l’intensità stessa del conflitto, segnatamente in alcune città come Kharkiv, Kramatorsk e Bucha. Tutto ciò, preoccupa la comunità internazionale da occidente ad oriente. L’Unione Europea, ma più in generale l’intero vecchio continente di concerto con gli Stati Uniti, si sono mossi rapidamente e all’unanimità, con una ferma condanna nei confronti dell’aggressione militare intrapresa da Mosca, sul territorio ucraino. 

Questo conflitto sta riportando il continente europeo indietro nel tempo, soprattutto per il modo in cui si combatte sul campo, infatti, si tratta di tecniche e mezzi piuttosto obsoleti, basti pensare ai carri impiegati dai russi, vecchi veicoli T-70, T-80 e T-90. Anche sul piano della geopolitica vengono risvegliate antiche rivalità, che sembravano superate con la fine della guerra fredda. Questo pone l’Europa di fronte a nuove sfide in termini di sicurezza e difesa, gli Stati europei dovrebbero lavorare sinergicamente, per salvaguardare gli equilibri regionali e globali. In questa direzione, sembra andare il meeting tra Italia e Regno Unito avvenuto lo scorso 8 aprile, al circolo ufficiali “Kalender Orduevi” di Istanbul in Turchia, tra il ministro della difesa italiana, Lorenzo Guerini, e quello britannico Ben Wallace. 

Se da un lato, consideriamo assodato il principio che: “Brexit means Brexit”, dall’altro lato non dobbiamo commettere l’errore di ritenere, che il Regno Unito si sia tirato fuori dalla geopolitica europea, anzi tutt’altro. La volontà di Londra di tornare a giocare un ruolo di primo piano, nel sistema securitario europeo e globale, si esplica proprio nel conflitto scaturito in Ucraina. Il sostegno britannico a Kiev è uno dei più concreti e considerevoli, in primis a partire dal sostegno politico, sono state numerose dall’inizio del conflitto le visite a Kiev del Primo ministro, Boris Jhonson, dall’amico Zelensky, in secundis il sostegno militare è uno dei più vigorosi, basti pensare che le forze armate inglesi hanno fornito missili NLAW oltre a dispositivi anticarro.  Si tratta di una posizione netta ed inequivocabile da parte inglese, Londra sosterrà Kiev: “Until the Victory”. Stiamo assistendo ad una nuova postura internazionale del Regno Unito, che intende ergersi a difensore e garante, non solo della sovranità e indipendenza ucraina, ma indirettamente anche di tutto il vecchio continente, facendo leva anche sullo strumento NATO, utilizzato da Londra per rassicurare i paesi baltici e la Polonia, più in generale tutto il fianco est dell’alleanza atlantica.   

È proprio in questa cornice securitaria europea, che entra in gioco il rapporto di cooperazione rafforzata tra Italia e Regno Unito, due paesi che hanno sempre saputo cooperare in maniera simbiotica e proficua, fatta eccezione del triste ventennio fascista in Italia. Non bisogna scomodare l’unità d’Italia per sapere che il Regno Unito fu il primo a riconoscere internazionalmente il neonato Regno d’Italia nel marzo del 1861, per esempio, altri paesi dell’epoca quali Prussia, Russia ed Austria dichiararono il loro riconoscimento solo nel 1866.  

Ma se volessimo prendere in considerazione un arco temporale più recente, nel 2001, dopo l’attacco alle torri gemelle di New York, evento che ha segnato la Storia di tutto l’occidente, il governo italiano in carica in quel periodo, cercò di costruire un rapporto privilegiato con il Regno Unito del primo ministro Tony Blair, e con gli Stati Uniti del Presidente George Bush figlio. Virtuoso esempio da annoverare nella cooperazione italo-britannica, nel 2021 la COP26, con cui Londra e Roma hanno sostenuto globalmente la lotta ai cambiamenti climatici. 

Oggi, l’incontro avvenuto ad Istanbul, tra Italia e Regno Unito in questa fase di particolare tensione in Ucraina, ha come obiettivo quello di garantire stabilità sul versante Sud dell’Europa e della NATO, ovvero il quadrante Mediterraneo. In particolare, quello orientale controllato dalla Turchia, con la sua forza navale e lo stretto di Istanbul, la cui navigazione e passaggio viene regolamentato dalla Convenzione di Montreux del 1936. La Turchia ricopre una posizione strategica dal punto di vista militare, è l’unico paese che de factopuò bloccare la flotta russa dispiegata nel mar Nero, in uno degli scenari possibili, con la chiusura dello stretto di Istanbul sarebbe in grado mettere in difficoltà l’approvvigionamento della marina russa.  

L’incontro trilaterale di Italia, Regno Unito e Turchia sancisce la volontà comune di un maggiore coordinamento tra alleati NATO, oltre che una condanna nei confronti di Mosca per l’aggressione e la violazione del diritto internazionale, anche con la recente espulsione di diplomatici russi dal Regno Unito e dall’Italia.   

Sul piano delle relazioni bilaterali, Roma e Londra hanno attenzionato la reciproca cooperazione industriale nel settore della difesa e sicurezza, il Regno Unito rappresenta per l’Italia un partner strategico e di riferimento nel settore aerospaziale, grazie al programma congiunto che mira a sviluppare un caccia di 6° generazione, denominato “Tempest”. Proprio sul settore industriale le prolungate interazioni tra le forze armate italiane e britanniche hanno favorito l’integrazione tra le rispettive industrie della difesa, sviluppando modalità di lavoro condivise, anche in seguito alla creazione di joint venture. Un valido esempio di quanto sostenuto fin qui, è la presenza italiana nel Regno Unito dell’italiana Leonardo che conta 7 siti di produzione industriale proprio in Inghilterra. L’azienda italiana si attesta al secondo posto, dopo quella inglese Bae Systems come fornitore del Ministero della difesa britannico.  

Data l’attuale situazione del conflitto, che sta vedendo un recupero delle forze armate ucraine su quelle russe, alcune delle quali sono state costrette a ripiegare verso la Bielorussia, è difficile prevedere quando e come finirà il confronto armato. Tuttavia, si può ritenere che il conflitto verrà risolto quando le due parti belligeranti raggiungeranno i loro target di riferimento. Il Presidente Vladimir Putin vorrà tenere sotto il controllo russo la zona costiera dell’Ucraina, per intendere, quella che va dalla Crimea al mar d’Azov, passando per Mariupol.  

È possibile azzardare l’ipotesi che due Stati come Italia e Regno Unito possano essere i garanti per il mantenimento della pace in futuro, ovvero, ricoprire il ruolo dei cosiddetti “Stati Tutori”. Il Regno Unito come già detto in precedenza è il paese europeo che più di tutti, sta sostenendo la resistenza ucraina e il governo del Presidente Zelensky. Londra avrebbe un’adeguata leadership politica, diplomatica e militare per poter salvaguardare la pace e l’integrità del popolo ucraino. Inoltre, non dovrebbe essere difficile per l’esecutivo britannico, ottenere in una simile operazione l’appoggio degli Stati Uniti, i quali vedrebbero positivamente che la pace in Europa venga garantita dal loro storico miglior alleato. Così Washington potrebbe concentrarsi senza troppe preoccupazioni sul versante dell’indo-pacifico.   

Per quanto concerne l’Italia, sarebbe una possibile soluzione che l’Unione Europea potrebbe utilizzare per assicurare la pace in Europa. Stati come Francia e Germania risulterebbero dall’eccessiva postura agli occhi di Mosca, inoltre, la Germania non godrebbe della fiducia del Presidente Zelensky e del suo governo, di conseguenza del popolo ucraino. In quadro diplomatico di questo genere, sarebbe auspicabile proporre un paese come l’Italia per il mantenimento della pace, perché dal basso profilo e dai buoni trascorsi diplomatici ed economici sia con l’Ucraina, ma soprattutto con la Russia. Sempre l’Italia, nella sua azione di politica estera ha fatto dell’amicizia tra i popoli il suo punto di forza, per esempio, in teatri come quello libanese, con la missione UNIFIL sotto egida ONU, Roma ha dimostrato sul campo di essere in grado di diminuire le intensità dei conflitti, come nel caso del confine tra Libano ed Israele. Infine, la stessa Bruxelles e Washington non potrebbero dubitare, attualmente, circa la credibilità italiana sul piano internazionale, con l’attuale governo presieduto dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi. 

Classe 1991, attualmente è il Vice Presidente IARI. Dal 2019 al 2021, ha ricoperto per IARI la carica di Capo Redattore. Per l’Istituto si occupa di redigere analisi geopolitiche in Affari Europei, sono oggetto delle sue analisi le Istituzioni dell’Unione Europea e gli Stati membri. Ha conseguito una laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali, presso l’Università di Catania, con tesi dal titolo: “L’Unione Europea post covid-19: sfide interne ed esterne del mercato unico europeo”. Inoltre, presso lo stesso ateneo, ha conseguito una laurea triennale, in Politica e Relazioni Internazionali, con tesi dal titolo: La Comunicazione politica dei leader globali: dal Presidente J.F. Kennedy a Papa Francesco. In seguito, ha ottenuto un diploma di specializzazione in Affari Europei, presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

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