L’AMERICA LATINA E I PRESTITI FMI. UNA NUOVA DÉCADA PERDIDA?

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Un contesto economico difficile, disuguaglianze di reddito enormi e debiti ingenti.
Una nuova Década Perdida per il Sudamerica?

L’America Latina non è nuova a situazione economiche difficoltose, che a cascata creano conseguenze gravissime ai cittadini latinoamericani. I consueti errori come l’instabilità politica, disuguaglianze sociali esacerbate, sistemi di governo inappropriati, criminalità di vario genere ed un ordinamento che presenta problemi strutturali hanno fatto si che la pandemia di Covid-19 colpisse maggiormente questa regione. 
A risentire tantissimo di questa situazione è ovviamente la debolissima economia di tutta l’area, che vacilla tra differenti debiti, incognite sul futuro ed un passato da non ripetere.

Un quadro già abbastanza spettrale rievoca nella mente dei latinoamericani la purtroppo famosa Década Perdida. 
Il ‘decennio perduto’ è il periodo che va dagli anni ‘80 fino agli anni ‘90, nel quale l’area latino americana subì gravi crisi del debito. In quel decennio molti governi caddero in una crisi economica senza precedenti, fatta di debiti esterni non pagabili, tasse, inflazione volatile e tassi di cambio. I numeri possono dare un’immagine di ciò che l’America Latina ha passato in quel periodo; tra il 1980 ed il 1985 il tasso di crescita reale del prodotto interno lordo (PIL) dell’area fu del solo 2,3% e tra il 1982 ed il 1985, la regione pagò 108 miliardi di debiti.

La Década Perdida arrivò dopo un picco di crescita del Sud America negli anni ‘70, parallelamente ad ingenti investimenti e consumi stranieri, soprattutto targati USA. Nel 1979 un improvviso aumento nei prezzi petroliferi costrinse la Federal Reserve ad aumentare i tassi d’interesse per mettere sotto controllo l’inflazione nazionale. Logica ripercussione per gli stati del Sud del continente, furono le maggiorazioni sugli interessi dei prestiti ricevuti precedentemente. L’area toccò picchi del 50% per il rapporto debito-PIL, i prestiti divennero insostenibili, Stati latinoamericani dichiararono deafult.

In aiuto ad una situazione gravissima per l’area arrivò quindi il Fondo Monetario Internazionale. Il FMI elargì fondi alle Nazioni in difficoltà con conseguente introduzione di misure di austerità e riforme per la liberalizzazione e privatizzazione dei mercati statali, oltre che ovviamente ulteriori prestiti da restituire al Fondo.

Due esempi esplicativi dell’intervento del FMI sono il Messico e l’Argentina. La Nazione Centro-Americana chiese l’intervento del Fondo nel 1982, dopo una pesantissima svalutazione del peso. Dopo l’impossibilità di ripagare gli 80 miliardi di debito, il FMI approvò un prestito di 3,8 miliardi in cambio di riforme di mercato. Il programma creato fu seguito da ulteriori due nel 1986 e nel 1989. I due piani successivi miravano a risolvere i problemi ancora esistenti, come la non stabilizzazione degli investimenti ed il controllo inflazionistico. L’Argentina invece trovò maggiori ostacoli nell’accordarsi con l’ente internazionale, salvo trovare una soluzione nel 1984, anche se infruttuosa ed il programma di prestiti collassò. Nel 1987 un’ulteriore intervento fu proposto dal FMI all’Argentina, senza successo, e fu deciso di non concederne ulteriori al Paese latinoamericano fino al 2000.

Nonostante la Década Perdida comprendesse il decennio 1980-1990, anche negli anni successivi molti stati dell’area ebbero ripetute crisi economiche, come la Bolivia, il Brasile, il Venezuela, l’Ecuador e la stessa Argentina. Queste situazioni ripetute mostrarono quindi le grandissime difficoltà dell’America Latina, incapace di rendersi indipendente e strettamente legata in primo luogo ai suoi stessi Paesi, tanto che le difficoltà di un singolo Stato avessero ripercussioni anche sugli altri, ed in secondo luogo sempre più dipendente degli enti internazionali o dai prestiti e finanziamenti di altri Stati extra continente. 

Arriviamo quindi alla situazione attuale dell’America Latina. Come detto in precedenza, la regione è statacolpita violentemente dalla pandemia, forse più duramente di chiunque altro. Il contesto preesistente non ha fatto altro che aggravarsi con l’avvento del virus, portando ad una contrazione del 7% del PIL nel 2020. Nel 2021 qualcosa si è mosso, con una crescita della zona tra il 4 ed il 6,3%, dati sia della Banca Mondialeche dalla Economic Commission for Latin America and the Caribbean (CEPAL)  ma con un progressivo aumento delle disuguaglianze ed instabilità politica, economia e sociale

E’ in questo scenario che si insidia lo spettro di una seconda Década Perdida, il rischio sarebbe di entrare in una lunga fase di gravi e ripetute crisi finanziarie che potrebbe durare per almeno un decennio.
A conti fatti nel 2020 la recessione avvenuta si è accodata ad una crescita misera dell’area dal 2014. La comparsa del virus ha ri-palesato di fronte ai governi latinoamericani una situazione economica da sistemare. Differenti sono stati gli approcci come misure di sostegno economico tramite programmi di trasferimento di denaro (CTP, cash transfer programs), senza riuscire però nel loro intento, visto gli spazi limitati di manovra fiscale. 

Le differenti politiche delle Nazioni, hanno comunque aumentato la necessità di liquidità aumentando sensibilmente i livelli del debito pubblico, cresciuto dal 70% al 78,7% in un solo anno, 2019-2020.
Il cerchio che abbiamo iniziato a tracciare con le prime righe di questo pezzo prosegue passando nuovamente dal Fondo Monetario Internazionale. L’ente infatti, appurato il contesto latinoamericano degli ultimi due anni, ha messo a disposizione dei 21 paesi dell’America Latina il 63% dei prestiti totali dati, per far fronte all’emergenza Covid, e nel gennaio 2021 si attestavano a più di 66 miliardi di dollari.

Le modalità con cui il FMI è intervenuto sono principalmente due. Uno è il 
Rapid Financing Instrument (RFI) mentre l’altro è il Rapid Credit Facility (RCF) che consiste nel 75% degli strumenti utilizzati dal Fondo in America Latina.

L’RFI è un sistema di assistenza finanziaria condizionata che viene messo a disposizione di tutti gli Stati membri qualora ne necessitassero. Nello specifico, oltre ai finanziamenti ‘classici’ può intervenire in situazioni più particolari come disastri naturali o guerre.
L’RCF è sostanzialmente lo stesso sistema, ma con la particolarità di essere destinato ai soli Stati meno sviluppati, in condizioni di urgente necessità di liquidità. Questo prestito prevede zero interessi, e una maturità di dieci anni.

Attraverso questi due strumenti, il Fondo Monetario Internazionale ha concesso prestiti all’America Latina rispettivamente per il 32,3% in RFI e per il 23,1% in RCF. Per quattro Paesi, ovvero Cile, Colombia, Perù e Messico, l’FMI ha concesso anche in misura nettamente minore le linee di credito flessibile (FCL).
Vi sono due specificazioni da fare. La prima è che questi prestito sono stati elargiti in aggiunta a quelli già presenti in alcuni stati, come ad esempio l’Argentina, e la seconda è che queste operazioni sono state stipulate secondo accordi bilaterali, nei quali i Paesi latinoamericani si sono impegnati a rispettare determinati parametri ed indicazioni, oltre che ovviamente il risarcimento del prestito.

Analizzando questa situazione ci sono differenti scenari futuri possibili. 

Un primo aspetto da analizzare è che, come detto, il Fondo concede questi prestiti, dando delle indicazioni, adeguamenti fiscali, programmi finanziari ed economici specifici, che i Paesi latinoamericani devo seguire, o almeno questa è l’aspettativa. 
Purtroppo però non sempre le avvertenze del FMI portano a risultati su più ampio raggio soddisfacenti. Ciò significa che, seguendo le indicazioni gli Stati sudamericani riescono ad aggiustare in parte lacune economiche o problemi inerenti a tale tematica, ma il rovescio della medaglia mostra che i consigli del Fondo Monetario Internazionale e quindi le azioni del governi, hanno aperto ancora di più la forbice della disuguaglianza del reddito nell’area, ed impattato in modo violento le classi sociali medio basse.

La povertà è in costante aumento, con una distribuzione e disuguaglianza del reddito in America Latina abissale. Un dato significato arriva dall’Oxfam, secondo il quale le condizioni dei prestiti concessi dal FMI, incoraggerebbe sul’84% la riduzione delle protezioni sociali e spese sanitarie.

In virtù di ciò, ulteriori indicazioni e suggerimenti sulle azioni da fare in questo momento di crisi è arrivato dalla Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi, ovvero la CEPAL. In un report datato marzo 2021 si possono trovare differenti policies da implementare, suggerimenti, manovre economiche, che gli Stati latinoamericani dovrebbero usare contro tale crisi.

Ultimo scenario da analizzare è collegato alla cosiddetta Debt Trap Diplomacy. Il Fondo Monetario Internazionale non è quasi mai stato accusato direttamente di utilizzare questo modus operandi, ma si può sicuramente affermare che le operazioni che il Fondo svolge con i Paesi latinoamericani rasenti tale concetto.

Sono tante le Nazioni dell’America Latina che hanno ricevuto nel tempo ingenti somme dal Fondo, venendo lentamente schiacciate dall’incapacità di adempire ai propri obblighi di rimborso. Conseguenza logica è la continua e perpetua non indipendenza, nessuna autonomia ed autosufficienza per i Paesi debitori. 
Questo contesto porta con se anche la necessità per gli Stati latinoamericani di rivolgersi ad altre Nazioni, per raggiungere obbiettivi economici interni e ricevere finanziamenti. Non a caso nel corso dell’ultimo decennio la Cina, comunemente associata alla Debt Trap, si è insediata nel continente Sudamericano con grande insistenza.

Tutto ciò porta l’America Latina in una spirale continua fatta di debiti, impossibilità di essere autosufficiente, rilievo internazionale ed economico pressoché nullo. Come se non bastasse, questa indipendenza zero riaccende lo spettro del ‘decennio perduto’, nel quale la paura di non poter ripagare i debiti possa far piombare lo Stato in deafult, aumentare ancora di più la già difficile situazione delle disuguaglianze e ripetute crisi economiche.Il timore di una nuova Década Perdida c’è, non è sicuramente un problema incombente ma è quasi innegabile che ci sia. L’America Latina dovrà uscire il prima possibile dalla sua situazione di stallo costante e dipendenza asfissiante dal FMI, che se da un lato è un salvagente, nel lungo periodo può diventare un’arma molto pericolosa. La diversificazione degli strumenti economici, una struttura politica più stabile e creditori differenti possono essere un’alternativa valida, ammesso che tutto ciò sia concomitante alla ripresa di tutto il continente Sudamericano. 

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