L’HONDURAS EREDITATO DA XIOMARA CASTRO

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A gennaio, Xiomara Castro viene eletta presidente dell’Honduras, diventando la prima donna a ricoprire il ruolo della più alta carica dello Stato. La sua presidenza è appena nata, eppure è già strettamente segnata dalle grandi difficoltà che investono il secondo Paese più povero della regione centroamericana. 

Al fine di comprendere le difficoltà in cui riversa l’Honduras, è necessario brevemente ripercorrere la situazione politica interna del Paese dal 2006 ad oggi. Infatti, il 2006 è stato l’anno di elezione di Manuel Zelaya, parte del Partido Liberal (oggi Partido Libertad y Rifondaciòn – LIBRE) nonché marito di Xiomara. Tuttavia, la presidenza Zelaya ebbe vita breve: nel 2009, dopo all’incirca 3 anni di crisi politica (l’Honduras si è sempre confermato come un Paese fortemente polarizzato) si verificò un colpo di stato da parte del partito di opposizione, il Partido Nacional, sostenuto dai militari, che arrestarono appunto Zelaya.

Il colpo di stato, non a caso, si è verificato proprio nel giorno in cui in Parlamento si aveva la volontà (consultiva) di eleggere un’assemblea costituente, che fosse volta all’obiettivo di riformare la Costituzione hoduregna. Pertanto, la Corte Suprema dell’Honduras ha ordinato il colpo di stato, in difesa della Costituzione, condannando Zelaya per altro tradimento. Già allora era diventata evidente la spaccatura tra le élite politiche dell’Honduras da un lato, compresi i vertici militari, e la popolazione dall’altro. Le manifestazioni popolari di non riconoscimento del nuovo presidente Roberto Micheletti, in favore invece dell’esiliato Zelaya, vennero fortemente represse nella violenza, e le elezioni successive, vennero controllate dalle forze militari. 

Successivamente al colpo di stato, per dieci anni ha governato il Partido Nacional, di fatto portando il Paese ad una deriva militare, in cui lo Stato aveva sempre più un ruolo repressivo dove le libertà fondamentali non venivano garantite e dove i governi aumentavano il loro coinvolgimento nella corruzione nonché nel narcotraffico e nella criminalità organizzata.

Il crescente malcontento popolare nasce dall’abbandono istituzionale del governo nei confronti della classe meno abbiente.  È recente il caso di Juan Hernandez, presidente dell’Honduras dal 2014 alle ultime elezioni nel 2021, il quale è stato indagato per corruzione e narcotraffico. Il suo ruolo era quello di portare l’Honduras ad essere un Paese mediatore tra Colombia, Venezuela e Stati Uniti nel traffico illecito di cocaina, di fatto venendo inserito nella “lista nera” dei paesi considerati narcotrafficanti. Ovviamente, dai ricavi del narcotraffico, Hernandez avrebbe soltanto finanziato la sua campagna elettorale.

Nel Novembre del 2021 a cambiare le sorti per il paese è stata l’elezione di Xiomara Castro, la quale ha portato ad una rottura politica del Paese con il Partido Nacional. La prima donna a guidare il Paese ha tuttavia una pesante eredità di povertà e corruzione alle spalle, nonché una difficile crisi politica che potrebbe impedirle tutti gli sforzi volti alle riforme strutturali necessarie per risollevare l’Honduras. 

Le difficoltà che riguardano l’Honduras sono molteplici: è innanzitutto il secondo Paese con il più alto tasso di povertà nella regione centro americana dopo Haiti (67,4% della popolazione vive in condizioni di povertà relativa, il 40% in povertà assoluta).  Questa condizione di estrema povertà e alto indice di disuguaglianza nasce dalla cattiva amministrazione delle autorità statali, nonché della presenza di criminalità e narcotraffico.

Il ruolo della violenza e della criminalità organizzata sono endemici all’interno dell’Honduras. Non a caso, è uno dei Paesi che fa parte del così detto Triangolo della Morte (El Salvador, Honduras e Guatemala), in quanto corrisponde ai Paesi con un alta percentuale di violenza senza tuttavia essere in stato di guerra dichiarata. La criminalità pertanto previene lo sviluppo sciale ed economico del Paese: è stato rilevato come nel periodo 2014-2019 sino state chiuse 80.000 imprese a causa dell’alto tasso di estorsione.

Molto spesso  tali crimini vengono compiuti con la complicità dello Stato stesso, in quanto viene favorito il ruolo dei maras,  ossia gruppi criminali che controllano la gestione delle amministrazioni locali, attraverso l’assenza di un apparato giudiziario e di polizia in grado di condannare tali azioni. Pertanto, le amministrazioni pubbliche favoriscono tali azioni criminali, poiché permettono un maggiore arricchimento delle élite, in un circolo vizioso di protezione. 

Inoltre, l’assenza delle istituzioni non ha permesso nemmeno un maggiore controllo e gestione di quelle che sono state le crisi degli ultimi anni che hanno colpito l’Honduras. La crisi ambientale è uno dei punti cardine della difficoltà in cui riversa il Paese, investito da diverse catastrofi naturali, che riguardano un frequente numero di uragani nonché l’innalzamento del livello dell’acqua sulla costa.

Gli sforzi del governo tuttavia non si sono rivolti ad un approccio ambientale differente, aiutando la popolazione all’adattamento, bensì permettendo un continuo sfruttamento del terreno da parte di compagnie estere. Una seconda crisi non meno consistente è stata causata dalla pandemia da Covid, che ha portato la popolazione a soffrire la fame.

Il prosciugamento dei fondi statali ha causato l’insicurezza alimentare e sanitaria degli hoduregni, per cui l’allora presidente Hernandez aveva annunciato l’istituzione di un fondo cassa rivolto alla popolazione con il fine di fornire loro assistenza. Tuttavia, è emerso come il presidente distribuisse gli aiuti: il cibo veniva dato solo nelle aree di influenza del Partido Nacional, con lo scopo di allargare la sua base elettorale. Tutti coloro che invece politicamente rispondevano alla fazione opposta, invece, non ricevevano alcun tipo di supporto da parte dello Stato. 

Date le premesse, è estremamente forte l’emigrazione della popolazione hoduregna all’estero, soprattutto verso gli Stati Uniti, specialmente da parte della fascia giovane che, i molti casi, è costretta sin da minorenne ad abbandonare l’istruzione. 

Durante la presidenza Hernandez, i rapporti con gli Stati Uniti si sono intensificati. Per gli Stati Uniti, la presenza del presidente conservatore poteva permettere una migliore gestione dei flussi migratori dal centro al nord America, motivo per cui l’amministrazione Trump aveva provveduto ai finanziamenti in favore di un blocco dell’emigrazione.

Tuttavia, come già visto in precedenza, l’uso di questi fondi venne indirizzato verso scopi diversi rispetto a quelli previsti dagli accordi. Successivamente all’inchiesta della Commissione Internazionale per combattere la corruzione, che aveva puntato lo sguardo sulla cerchia intorno al presidente, i rapporti tra i due Paesi si sono lievemente incrinati: l’amministrazione statunitense è cambiata, come quella hoduregna.

Gli Stati Uniti hanno chiesto l’estradizione di Hernandez, e attualmente stanno lavorando bilateralmente con i Paesi del Triangolo per implementare la sicurezza nell’area, nonché la democrazia e i diritti umani. Nonostante l’importanza degli accordi tra Washington e Tegucigalpa, in cui entrambe e parti hanno dimostrato diversi sforzi, la crisi politica è dietro l’angolo. La base elettorale dell’opposizione è ancora troppo importante e non verrebbe combattuto pienamente il problema della corruzione. 

Valentina Topatigh

Valentina Topatigh, nata a Udine classe 1997. Dopo la maturità linguistica, ha ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Politiche alla Statale di Milano, con tesi in diritto pubblico comparato sulla mozione di fiducia e sfiducia nei rispettivi ordinamenti di Germania e Spagna. È attualmente tesista per il master in International Law and Global Governance alla Tilburg University nei Paesi Bassi. Contemporaneamente ai suoi studi è anche membro della redazione America Latina per lo IARI.

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