UN QUINDICENNIO COMPLICATO: L’ARGENTINA TRA LA CRISI DEL ‘29 E IL GOLPE DEL 1943

Il 29 ottobre 1929 è stato definito come martedì nero, un giorno che  cambiò tanto la storia quanto l’economia, la società e lo stile di vita della popolazione durante il XX Secolo. Il crollo dei titoli della borsa di Wall Street segnò l’inizio di una spirale che, partita dagli Stati Uniti d’America, ebbe un forte impatto sull’Europa ma anche su molti Stati dell’America Latina.

L’Argentina, tuttavia, fin dai primi anni del Novecento dovette fare i conti con scioperi, mobilitazioni e con una forte presenza americana in vari settori economici ed industriali. Un esempio concreto fu quello della compagnia petrolifera Standard Oil, che per un certo periodo detenne importanti giacimenti sul territorio argentino. Tutto ciò, generò un vero sentimento antiamericano fra gli argentini, che vennero certamente danneggiati dall’eccessiva ingerenza economica, politica ed industriale americana[1].

Dopo aver guidato l’Argentina fra il 1916 e il 1922 Hipólito Irigoyen, esponente della Unión Civil Radical già dal 1897, vinse nuovamente le elezioni presidenziali nel 1928, divenendo per la seconda volta Presidente. La crisi del ’29 ebbe degli effetti notevoli anche sulla sua stessa presidenza, la quale intraprese delle azioni certamente poco efficaci che aumentarono il malcontento generale. I tagli alla spesa pubblica ed il blocco deciso sugli investimenti gettarono nuovamente l’Argentina nel caos delle mobilitazioni e degli scontri, i quali si intensificarono soprattutto nel corso del 1930[2].

Il punto di rottura avvenne proprio nel settembre 1930, quando il generale José Félix Uriburu portò a termine un colpo di Stato che segnò definitivamente l’uscita di scena dell’esponente radicale. Il periodo storico compreso fra il golpe di Uriburu e il 1943 è stato successivamente definito Decada infame, un decennio infame caratterizzato da frodi elettorali, corruzione e da una forte opposizione degli oppositori politici.

In particolare, tra il 1932 e il 1943 il sistema politico argentino si resse sulla base di una Concordancia, un accordo politico fra esponenti conservatori, radicali e socialisti che dovette fronteggiare diversi problemi economici e sociali. In questo lasso di tempo, alla guida dell’Argentina si alterarono ben tre presidenti: Agustin Pedro Justo (1932-1938), Roberto Marcelino Ortiz (1938-1942), Ramón Castillo (1942-1943). 

La concorrenza di prodotti esteri e la tensione economico-sociale acutizzata ancor di più dagli effetti della crisi del ’29 alimentarono di certo i sentimenti nazionalisti in Argentina. Un’aspirazione al nazionalismo che sedimentò le proprie basi nell’Alianza Libertadora Nacionalista, un gruppo politico che nel corso dei primi anni Quaranta venne rinforzato dall’ingresso di nuovi giovani membri provenienti da varie organizzazioni[3].

Intanto, in Europa, nel settembre 1939 iniziò la Seconda Guerra Mondiale, un conflitto che ebbe degli effetti significativi anche sui paesi dell’America Latina. L’inizio della guerra influenzò le relazioni commerciali con la Germania, uno tra i più grandi partner commerciali degli argentini. Alla rottura con il governo di Berlino, però, si unì l’incremento delle relazioni commerciali con la Gran Bretagna e con gli Stati Uniti, le cui importazioni dall’Argentina aumentarono sensibilmente già nel primo anno di guerra[4].

Ad esempio, per quanto riguarda gli americani l’acquisto di prodotti argentini tra il 1939 ed il 1940 crebbe dell’11.8%, passando dal 17.2% al 29.2%. Sebbene i sentimenti antistatunitensi dei proprietari terrieri e degli allevatori non fossero svaniti completamente, nel 1941 Argentina e Stati Uniti firmarono un importante accordo commerciale che facilitò le esportazioni argentine verso il territorio statunitense[5]

Dal dicembre 1941, in seguito all’attacco alla base militare di Pearl Harbor, anche gli Stati Uniti vennero coinvolti attivamente nel conflitto mondiale. Il governo di Washington per sostenere lo sforzo bellico coinvolse anche i paesi dell’America Latina, varando importanti programmi di finanziamento in settori chiave a favore di Messico, Brasile e Perù[6]. Agli investimenti americani nel 1942 seguirono le dichiarazioni di guerra presentate alle potenze dell’Asse da Messico e Brasile, tra i primi paesi latini a schierarsi contro Hitler e i propri alleati. 

Il governo di Buenos Aires davanti a questa situazione si trovò in chiara difficoltà: da un lato non volle interrompere i legami economici con gli Stati Uniti ma dall’altro scelse la carta della neutralità per quasi tutta la durata del conflitto[7]. Intanto nel giugno 1942 Roberto Marcelino Ortiz, secondo presidente eletto dalla Concordancia quattro anni prima, si dimise ufficialmente lasciando il proprio incarico ad interim a Ramón Castillo.

Quest’ultima parentesi presidenziale, però, non durò neanche un anno. Il 4 giugno 1943 un gruppo di militari aderenti al Grupo Obra de Unificación, un’organizzazione segreta ispirata ad un forte nazionalismo, vennero guidati da Pedro Ramirez e Juan Domingo Perón portando a termine un colpo di stato che destituì Castillo. Per pochi giorni la presidenza venne affidata ad Artur Rawson anche se dal 7 giugno fino al febbraio 1944 a guidare il paese fu proprio Ramirez, il quale adottò fin da subito di una serie di misure repressive, tra cui la sospensione delle elezioni e quella della pubblicazione di alcuni giornali[8]

A distanza di tredici anni dal golpe del 1930, si verificò nuovamente un evento politico che, nonostante le  numerose aperture democratiche, fu un elemento costante della vita politica fino ai primi anni Ottanta del XX Secolo. La nuova parentesi autoritaria venne portata avanti dalla carismatica figura del colonnello Perón. Le sue azioni, ma anche i suoi incarichi di governo, furono quasi sempre rivolti a favore delle classi medio-basse. Significativo, ad esempio, fu il suo intervento di mediazione nel corso dello sciopero indetto dai ferrovieri nel 1943[9]. Fu anche grazie a questo supporto popolare che, nel febbraio 1946, Perón vinse le elezioni presidenziali divenendo il 28° presidente dell’Argentina e aprendo di fatto la strada ad una nuova ed importante pagina politica dell’Argentina.  

[1] Daniele Pompejano, Storia dell’America Latina, Bruno Mondadori, 2012, pp 136-137

[2] Ivi, p 137

[3] Ivi, p 196

[4] https://www.treccani.it/enciclopedia/repubblica-argentina_res-2df89b0d-87e5-11dc-8e9d-0016357eee51_%28Enciclopedia-Italiana%29/

[5] Ivi

[6] Daniele Pompejano, Storia dell’America Latina, cit, p 182

[7] https://www.treccani.it/enciclopedia/repubblica-argentina_res-2df89b0d-87e5-11dc-8e9d-0016357eee51_%28Enciclopedia-Italiana%29/

[8] Ivi

[9] Daniele Pompejano, Storia dell’America Latina, cit, p 187

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