RUSSIA: TRA SICUREZZA E GUERRA

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Il concetto di guerra e come farla nell’arco del tempo è cambiato ed evoluto. Il loro cambiamento è dovuto non solo al cercare di evolversi rimanendo sempre al pari dell’avversario, ma è legato anche ad elementi interni, che spingono a scegliere vie trasversali. Il tutto è funzionale ai perseguimenti di obiettivi specifici alla base della strategia della nazione.  

Con l’evolversi della tecnologia nel mondo odierno sono conseguentemente cambiati anche i modi di fare guerra. I conflitti non si configurano più in modo tradizionale, benché tale elemento continui ad essere fondamentale e sempre presente.

Una delle nazioni che si è adeguata più di altre, in tal senso, è la Russia.

In realtà questo paese non si configura come una superpotenza, ma tuttavia possiede elementi che le danno un importante potere all’interno delle relazioni internazionali. Mosca, infatti, è una delle potenze nucleari più grandi al mondo. È membro permanente, insieme a Francia, Inghilterra, USA e Cina – del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e detiene conseguentemente il diritto al veto. Possiede una grande quantità di risorse naturali ed un terreno che le permette di giocare un ruolo rilevanti in più parti geografiche del mondo. Nonostante tutto questo, vi sono carenze che non le permettono di configurarsi come potenza globale come, ad esempio, quelle politiche ed economiche.  

Obiettivi di sicurezza e politica estera[1]:

La leadership russa, nella formulazione della strategia nazionale, ha dato priorità alla sicurezza e alla necessità di ottenere un maggiore riconoscimento su scala globale e regionale.

Gli obiettivi sono sostanzialmente due: da un lato riottenere uno status rilevante sia a livello economico che quello diplomatico, dall’altro, cerca di assicurarsi il ruolo di potenza regionale attraverso mezzi politici e l’uso delle proprie risorse energetiche.

A partire dagli anni Duemila numerose strategie messe in campo dalla Russia hanno volto il loro sforzo ad aumentare l’influenza del Paese, entrato attivamente a far parte di organizzazioni come quella del Commercio Mondiale, mediante le quali è stato possibile effettuare grandi investimenti nelle infrastrutture per l’energia ed il trasporto. 

Grazie a ciò Mosca è riuscita a configurarsi come leader nel settore. Allo stesso modo, la Russia ha consolidato le sue partnership militari e di sicurezza con la Cina. Ha sfruttato, in più occasioni, il veto in seno alle Nazioni Unite. Ha promosso progetti di diplomazia multilaterale, come alle riunioni dei paesi cosiddetti BRIC (Brasile, la stessa Russia, l’India e la Cina). 

Gli sforzi della Russia sono anche da intendersi nell’ottica di voler minare la predominanza degli Stati Uniti nelle relazioni internazionali, che insieme alla NATO, rappresenta il suo maggior rivale.  In più occasioni la Russia, direttamente e non, ha accusato gli Stati Uniti e la NATO di essere le principali cause delle disfunzioni nel sistema internazionale. I primi per il ricorso eccessivo all’uso della forza in violazione dei principi fondamentali di diritto internazionale e la seconda per l’ambizione, di volersi sostituire, alle Nazioni Unite. Sulla scia di tale posizione, la Russia ha adottato un approccio realista alle questioni internazionali fondato sull’equilibrio di potere.

Se da una parte mira a sfidare il potere militare americano, dall’altra tende a configurarsi come un modello alternativo a quello occidentale, cercando di divenire un punto fermo per quei regimi contrari al liberalismo economico più puro. In riferimento a quest’ultimo punto, è interessante sottolineare che tuttavia, nonostante abbia la volontà di porsi in antitesi con il sistema liberale vi si appoggia a pieno titolo. 

Muover guerra[2]:

Stando a quanto affermato da Kofman, la Russia nel tempo si è trovata a modificare la sua politica fondandola su quella del raid, ponendosi come obiettivo quello di esercitare una coercizione nei confronti degli Stati Uniti attraverso interventi che integrano approcci diretti ed indiretti. 

Questo genere di politica non solo funge da elemento coercitivo, ma anche qualora non si avesse successo in tal intento, il raid ha comunque il potere di modificare l’ambiente in modo positivo per chi lo conduce grazie ai danni ed al caos che da esso scaturisce. Si configura come mezzo di risposta idonea, qualora l’avversario sia nettamente più forte. 


La posizione Russa riguardo le ingerenze, si rifà, alla Dottrina Gerasimov ‘’sulla guerra non lineare’’. Il generale Valery Gerasimov, individua tre, cambiamenti principali:

– Sempre maggior ricorso a mezzi non militari, per raggiungere, obiettivi politici e strategici;

– Uso di nuove tecnologie in ambito operativo-militare;

– Aumento del numero di operazioni non regolari e di forze speciali.


Si arriva così, al punto in cui, le guerre non sono più neppure dichiarate. È questo il conflitto che persiste tra Russia ed Occidente, dove l’obiettivo di quest’ultimo secondo la leadership russa è quello di portare ad un cambio di regime interno al paese, attraverso una serie di attacchi perpetrati mediante sanzioni economiche e pressioni diplomatiche. Tale ipotesi, secondo la Russia, è facilmente individuabile, nella tesi di Brzezinski secondo cui l’egemonia americana è l’unica garanzia per avere un sistema internazionale stabile, e per avere questo è però al contempo necessario isolare la Russia rispetto al suo tradizionale ambiente geografico di riferimento, sì da ‘’ridurla’’ al ruolo di potenza regionale. 


Il pensiero strategico russo, in realtà, si pone in continuità con quello sovietico, in termini di idee, tattiche ed approccio. L’approccio indiretto, per esempio, era presente anche durante l’età sovietica così come anche l’asimmetria.

Tra il 1977 ed il 1984, Nikolai Vasilyevich Ogarkov, maresciallo dell’Unione Sovietica e capo di stato maggiore dell’URSS, fu il primo a riconoscere l’impatto delle moderne tecnologie dell’informazione sulla guerra. 

Il tutto si ricollega al pensiero di Clausewitz, secondo cui, la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra per cui, non è soltanto un atto politico ma è uno strumento politico, e questo implica che anche la politica può esser utilizzata come mezzo mediante cui far pressioni per ottenere concessioni che altrimenti si avrebbero soltanto in seguito ad un conflitto. 


Gerasimov, si sofferma ad analizzare dal punto di vista russo come gli Stati Uniti, abbiano operato mediante l’utilizzo dei mezzi d’informazione per la creazione di dissenso interno ai vari Stati portando poi al sovvertimento dall’interno. Il cambiamento repentino ha osservato, si è avuto a seguito della fine della Guerra Fredda, da quel momento sono entrati in gioco elementi di disinformazione, politici, economici ed informatici. Da questo momento l’esercito avrà un ruolo, relativamente secondario, come quello di supporto. Mediante l’utilizzo di propaganda, informazioni e pressioni economiche è possibile, fare sì che, una nazione venga trasformata in uno scenario di guerra civile, avendo così che gli effetti nonostante un utilizzo differente dei mezzi non cambi ma anzi sia sempre lo stesso se non peggiore. 

Perché sceglie una guerra non lineare:


Questo percorso che si slega sempre più dal concetto di guerra convenzionale, andando ad incorporare sempre più quella di guerra non regolare o affiancando i due concetti, scaturisce da lacune strutturali che sono ben visibili se presi in considerazione i fatti odierni. La Russia infatti, nonostante si configuri come in possesso del secondo esercito più grande al mondo, soffre di arretratezza tecnologica rispetto ai suoi avversari occidentali. Basti notare che nel 2020 gli USA investivano in difesa 778 miliardi di dollari mentre la Russia appena 61,7 miliardi, ma è un fenomeno che si pone in continuità con le varie fasi storiche, in quanto persino durante l’esistenza dell’Impero zarista prima e l’Unione Sovietica poi, il divario è sempre persistito. Trasferendoci sul pratico, durante l’andamento della guerra in Ucraina, gli americani hanno notato che fino al 60 per cento dei missili di precisione lanciati dalla Russia abbia in realtà fallito il suo obbiettivo ritrovandosi talvolta a km di distanza da questo. 

La consapevolezza che la nazione ha di tali lacune, la si può evincere persino dal discorso dello stesso presidente Putin, quando in conferenza stampa al fianco di Macron sottolinea l’importanza nucleare del paese. Un modo per creare tensione, aizzare il conflitto, ma di eludere quello classico in cui il confronto non sarebbe neppure avvicinabile. 

Questo tasto dolente, emerge, anche dalle continue intercettazioni delle comunicazioni radio che non vengono effettuate mediante sistemi criptati. 

Per colmare tali lacune la Russia, preferisce muoversi mediante lo cyberspazio ed il suo potere economico, soprattutto nel settore energetico. Il mondo cyber, infatti, permette di arrecare danni di uguale portata senza il coinvolgimento militare diretto comportando:

  1. Di non esser facilmente identificati a cui segue l’elusione della responsabilità
  2. Il minore impiego di risorse

La coercizione economica russa, è sempre stata la causa della poca coesione occidentale, prima nell’invasione georgiana nel 2008 e poi nell’annessione della Crimea nel 2014. Il gas e la dipendenza europea dalla Russia, sono le leve, che forgiano la sua politica. Basti pensare che a Gazprom è stato imposto di richiedere i pagamenti in rublo, fatto inaccettabile che lede gli accordi internazionali, ma ciò è stato possibile in quanto tale azienda è leader mondiale in esportazione di gas in tubi. Mentre tale imposizione non è stata applicata per Novatek, azienda che fornisce gas liquefatto, come mai questa differenziazione di politica? Semplice, il settore del gas liquefatto, ha una forte concorrenza per cui non ci si poteva permettere di perdere la propria fetta di mercato. La guerra non lineare avanzerà? Ovviamente si, e man mano andrà ad aumentare, per una serie di motivi poc’anzi sottolineati e soprattutto ora che la Russia si trova sotto forti sanzioni che non le permettono di importare componenti tecnologiche importanti per il suo sviluppo. Ma che allo stesso tempo la tagliano forti, da molti ambienti economici, frenando il suo potere e facendola arretrare nel suo andamento politico ed economico


[1] Celine Marange, ‘’Russia’’ in Thierry Balzacq, Simon Reich, Peter Dombrowski (eds.), Comparative Grand Strategy A Framework and Cases, Oxford: Oxford UP, 2019. 

Fyodor Lukyanov, ‘’Russia: Geopolitics and Identity’’ in William I. Hitchcock, Melvyn P. Leffler, Jeffrey W. Legro (eds.), Shaper Nations: Strategies for a Changing World, Cambridge: Harvard UP, 2016. 

[2] Andrea Beccaro, ‘’ Il concetto di Gray zone: la dottrina GERASIMOV e l’approccio russo alle operazioni ibride. Possibili convergenze con la dottrina Cinese. Obiettivi strategici e metodologia d’impiego nello scenario geopolitico attuale. Prospettive del ruolo del Potere Aereo e Spaziale nei Gray zone Scenarios”, CASD e CeMiSS, 2020.

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