CI VOLEVA UNA GUERRA IN EUROPA

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Fonte immagine: Contrasto

Ci voleva una guerra in Europa per ricordare all’Europa cos’è la guerra e cos’è l’Europa. 24 febbraio 2022, uno Stato attacca (errata corrige: inizia una “operazione speciale”) in un altro Stato. È un’altra delle altre guerre che ci sono in questo momento nel mondo ma qualcosa sembra diverso. Qualcosa è diverso. Ogni altro Stato reagisce all’iniziativa militare condannando (o legittimando), la gente si mobilita, le piazze si riempiono, da ogni lato del fronte la gente esce di casa per partecipare e dire no alla guerra. 

Ci voleva una guerra per ricordare all’Europa cos’è la guerra. Parola che non si sentiva nel Vecchio Continente da anni, da molti anni e che, anzi, veniva in qualche modo celata, nascosta, travestita con altri abiti ogni qual volta essa si avvicinava. Ma adesso la magia è rotta e nessuno può più far finta di nulla. Tanta empatia per le strade europee non si vedeva da molto tempo eppure eventi simili e spesso anche più disastrosi ci sono stati e ci sono ancora in ogni angolo del globo.

Questa rinata solidarietà è senza dubbio un sintomo positivo di questi tempi, per certi aspetti, ma non può contemporaneamente non far risaltare anche l’assordante silenzio che fino adesso aveva regnato. Ipocrisia è la prima cosa che deve venire in mente, perché ipocriti siamo stati tutti da Capo de Roca a Varsavia, da Lampedusa a Helsinki.

Ad oggi nel mondo le guerre in atto sono ovunque, tra scontri interstatali e conflitti interni-etnici ma l’Europa sembra essersi svegliata solo con il primo missile della mattina di giovedì 24 febbraio. È impossibile non notare la differenza di atteggiamento che gli Stati europei hanno e stanno dimostrando rispetto al passato. “Eh ma è diverso”. Proprio quest’affermazione è la prova più palese e imbarazzante dell’ipocrisia degli europei.

Non tanto dovuta alla istintiva preoccupazione di una avere una guerra accanto, quanto semmai all’essersi da sempre arrogantemente eretti ad alfieri dell’universalismo. L’idealismo oggi si scontra con la realtà. La guerra in Ucraina è da considerarsi e, molto probabilmente, sarà il punto di svolta, in qualsiasi modo finirà. Dopo anni di discorsi e critiche e condanne sulle guerre, che quando sono lontane bene o male si ritrovano sempre coinvolti, adesso se ne ritrovano una nel “giardino di casa”.

Un giardino di casa che fino a poco tempo fa però non si voleva e che solo adesso sembra ritornare utile. La Presidente Von Der Leyen ha annunciato in un suo discorso che l’Unione Europea vuole l’Ucraina. Il 27 febbraio 2022. Al terzo giorno di una guerra. E molti altri capi di Stato e di Governo hanno mostrato solidarietà all’iniziativa. Ci voleva una guerra in Europa per far capire all’Unione Europea che cos’è l’Europa e quali sono i suoi confini.

Ci voleva una guerra in Europa per capire che di rifugiati e profughi ne esistono di due tipi. I primi, di serie A, sono quelli che fuggono da una guerra e che vengono accolti subito e volentieri dagli altri Stati solidali. I secondi, di serie B, sono quelli che fuggono da una guerra ma che vengono respinti allo stesso confine, costretti a sopportare condizioni inumane perché gli Stati non vogliono fare posto. I primi entrato diretti in Polonia. I secondi sono bloccati al confine con la Polonia.

È moralmente doveroso ricordarsi i fatti che sono successi al confine tra Polonia e Bielorussia nei mesi scorsi, con le autorità di confine che impedivano in ogni modo l’accesso ai profughi siriani che la Bielorussia (e Russia dietro) spingevano al confine. Oggi invece cancelli aperti ma, solo per certi. “Eh ma è diverso”. Proprio questa affermazione è la prova più palese e imbarazzante dell’ipocrisia universalista degli europei.

Mesi orsono che l’Unione Europea, nel mezzo di una diatriba valoriale-identitaria sugli sviluppi interni in Polonia e Ungheria, non perdeva tempo a gettare soldi alla prima per sostenerla nella sua difesa contro “l’invasione”. Giorni orsono che l’Unione Europea si mostra solidale con gli ormai più di due milioni di persone (fonte UNHCR) che stanno scappando dalla guerra. Ah ma è vero, le altre non erano persone che fuggivano da una guerra che aveva distrutto e ucciso e martoriato (e sta continuando) il loro Paese da almeno 10 anni.

Ci voleva una guerra in Europa capire che la guerra non è più la guerra. “Benvenuti nella modern warfare”. Questo potrebbe essere scritto nelle insegne stradali che marcano l’inizio del territorio ucraino. La guerra è la stessa, porta morte, sofferenza, danni e morte ancora ma è anche diversa.

Questa è la guerra di TikTok. La piattaforma si sta dimostrando una delle principali fonti di informazione del fronte. Spopolano i video ripresi da civili di scontri tra soldati, carri armati che schiacciano automobili nei centri urbani, razzi che colpiscono edifici e elicotteri che scatenano l’inferno sopra le case. La guerra è cambiata e il modo di raccontarla con essa.

Le comunicazioni volano da una parte all’altra del globo in pochi minuti e se già la guerra in Iraq degli anni ’90 aveva rappresentato uno step evolutivo della narrativa bellica (che noi chiameremo lo stadio televisivo) oggi a tenere il passo non sono i telegiornali ma le storie di Instagram, le notifiche di Telegram e i post su internet. Benvenuti nella stadio digitale della modern warfare.

Ci voleva una guerra per capire che certi fronti che sembravano fragili alla fine non sono ceduti come sembrava. Allusione evidente e per questo non serve dirlo. I disallineamenti sembravano scontati ed invece, lo scoppio della guerra ha ricompattato tutti. Putin sembra essere cascato nell’errore che tanto tempo fa un generale suo connazionale, in un’operetta di Tolstoj, aveva ammonito.

Un esercito in fuga e allo sbando non va attaccato altrimenti si corre il rischio che dinnanzi alla minaccia si ricompatti e risponda più forte. Il vecchio Kutuzov si può dire che la vide lunga. La NATO era (è presto per fare diagnosi, quindi diremo «era-è») in decadenza, con defezioni ideologiche sempre più evidenti. Ora Putin ha provocato «l’esercito in fuga» e sembra che se lo ritrovi compatto pronto a rispondere. Si può dire che sia riuscito a fare quello che nessuno riusciva più a fare o che ormai più ci credeva, Putin ha ridato una ragion d’essere alla NATO, strumento di un’altra epoca.

Ci voleva una guerra per ricordare all’Europa cos’è la guerra? Ci voleva una guerra in Europa per far capire all’Unione Europea che cos’è l’Europa e quali sono i suoi confini? Ci voleva una guerra in Europa per capire che rifugiati e profughi non sono tutti uguali nemmeno gli europei? Ci voleva una guerra in Europa per capire che la guerra non più la guerra? Ci voleva una guerra in Europa per capire che certi fronti che sembravano fragili alla fine non avrebbero ceduto come sembrava?

Non ci vuole mai un’altra guerra.

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