IL CONFLITTO RUSSO-UCRAINO E LA PORTATA DELL’IMPEGNO ITALIANO 

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Il 22 marzo il Presidente Ucraino Volodymyr Zelensky si è rivolto in videoconferenza al Parlamento italiano, riunitosi in seduta comune… 

Il Novecento dal punto di vista militare è stato caratterizzato dalla convinzione degli Stati maggiori delle varie forze armate, di avviare e concludere rapidamente operazioni militari. Spesso si pensava alla durata di pochi giorni, al massimo non più di qualche settimana. Tuttavia, quasi tutti i terreni dello scontro hanno poi sconfessato le strategie degli alti vertici militari. Ultimo in linea temporale, il conflitto in Ucraina che dura da ben 27 giorni. 

Se analizziamo la situazione attuale, può sembrare davvero incredibile, ma un accurato report del think tank inglese “The Royal United Services Institute” spiegava prima del conflitto, che il Presidente russo Vladimir Putin era convinto di vincere in un paio di giorni la guerra in Ucraina, riuscendo ad insediare a Kiev un governo filorusso. La decisione del presidente Putin è stata presa anche sulla base di un’indagine di intelligence condotta in Ucraina, dal servizio russo Fsb (Federal Security Service) che ha dato semaforo verde per le operazioni militari, ritenendo erroneamente che tutte le informazioni acquisite, fossero favorevoli per Mosca. 

Invece, stiamo assistendo ad una magra figura da parte dell’esercito russo, nella campagna militare ucraina. Sappiamo che l’esercito inviato da Mosca, dispone di circa 200 mila uomini equipaggiati con carri armati, che ricevono copertura aerea pressoché totale da parte dell’aeronautica, oltre all’appoggio di unità navali sul mar Nero, al largo delle coste di Odessa.

Nonostante tutto ciò, bisogna registrare che le truppe russe hanno riscontrato numerosi problemi, in prima battuta sul piano della logistica quindi dei rifornimenti, in secondo luogo, per la sorprendente resistenza dell’esercito e popolo ucraino. La stessa conquista di Kiev da parte russa, allo stato attuale, risulta difficilmente realizzabile. Questo non vuol dire che le forze armate russe non siano temibili o che non dispongano di forza adeguata, ma è un indicatore del fatto che l’ammodernamento delle forze armate, voluto negli ultimi venti anni dal presidente Putin, non è riuscito nell’obiettivo di conferire al paese elevate capacità militari, così come pianificato.   

Il presidente ucraino Zelensky ha parlato il 22 marzo in videoconferenza al Parlamento italiano, riunitosi in seduta comune (Camera e Senato). Volodymyr Zelensky da quando è iniziato il conflitto in Ucraina si è dimostrato un abile comunicatore, ha massimizzato in suo favore la forza dei social media, e di qualunque mezzo di comunicazione istituzionale in suo possesso, per chiedere aiuto ai paesi occidentali e per scuotere le coscienze dei parlamenti o congressi nazionali, rivolgendosi nelle settimane precedenti al Parlamento Europeo. Ma anche a quello di Germania, Israele, Canada, Regno Unito e Stati Uniti. 

L’intervento di Zelensky al Parlamento italiano, come già prevedibile, si è concentrato sul supporto all’Ucrainacontro la Russia. Il presidente ha ringraziato l’Italia per tutto l’aiuto e sostegno ricevuto, ricordando che dall’inizio delle ostilità ad oggi, sono circa 60 mila i cittadini ucraini che hanno trovato rifugio all’interno dei confini italiani. L’Italia già da prima del conflitto, vantava la più grande comunità di ucraini in Europa. Infine, è stato chiesto di attuare ulteriori sanzioni e pressioni politico-diplomatiche, per costringere il Presidente Putin a sedersi ad un negoziato di pace e interrompere le ostilità. 

Subito dopo l’intervento del presidente ucraino, in parlamento, la parola è passata al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che ringraziando Zelensky ha affermato: “Oggi l’Ucraina non difende soltanto se stessa, ma la nostra pace, la nostra libertà, la nostra sicurezza e quell’ordine multilaterale basato sui diritti che abbiamo faticosamente costruito dal dopoguerra in poi”. Ma una parte fondamentale, di tutto il discorso del premier sembra essere il seguente: “Davanti all’inciviltà l’Italia non intende girarsi dall’altra parte, davanti alla Russia che ci voleva divisi, ci siamo mostrati uniti, come Unione Europea ed Alleanza Atlantica (NATO)”. 

Le parole pronunciate dal Presidente Draghi alla Camera dei deputati, sembrano essere una risposta ed una presa di posizione piuttosto chiara, alle minacce della Russia fatte pervenire nei giorni scorsi a Roma, per bocca di Alexej Paramonov, direttore del ministero degli esteri Russo. Volendo semplificare al massimo, potremmo interpretare in questi termini il messaggio italiano a Mosca: “Roma è perfettamente allineata con la posizione europea ed atlantista, non torniamo sui nostri passi”. 

È corretto affermare che storicamente le relazioni diplomatiche, economiche e commerciali tra Italia e Russia sono sempre state molto positive, soprattutto se paragonate ad altri paesi europei. Tuttavia, nel conflitto russo-ucraino, la posizione del governo italiano è stata netta e di grande rottura, rispetto alla tradizione. Bisogna registrare che la risposta italiana all’aggressione russa in Ucraina, sia in sede europea che atlantica, è stata direttamente proporzionale, aumentando all’aumentare del conflitto stesso. 

L’azione del governo e del parlamento italiano, come spesso accade in Italia nei momenti di maggiore crisi, sembra essere piuttosto unanime e di grande responsabilità. In questa ottica va letto l’aumento delle spese militari approvato a larga maggioranza dalla Camera dei deputati. La decisione del legislatore, impegnerà l’Italia nei prossimi anni ad un incremento della propria spesa militare, che varierà gradualmente dal 1,4% al 2,0% del PIL nazionale. Una tale decisione servirà a dotare il Paese di una capacità di deterrenza e protezione, a tutela degli interessi nazionali, anche dal punto di vista della sicurezza degli approvvigionamenti energetici.

Nel 2021 solo 9 su 30 paesi membri NATO avevano un budget per la difesa pari o superiore al 2% del PIL nazionale, si tratta di: Stati Uniti (3,52%), Regno Unito (2,29%), Francia (2,1%), Grecia (3,82), Croazia (2,79), Estonia (2,28%), Lettonia (2,27%), Romania (2,02%) e Polonia (2,12%). Il conflitto che sta interessando l’Ucraina e la Russia, da un punto di vista geografico è anche vicino al confine di alcuni paesi appartenenti all’alleanza atlantica, quelli che vengono identificati come fianco est (eastern flank). Questo ha fatto scattare, soprattutto psicologicamente una corsa al riarmo, per evitare di farsi trovare impreparati di fronte la minaccia russa lungo il confine. 

Non solo l’Italia ma anche la Germania, che dal dopoguerra rappresenta una svolta storica, ha deciso di creare un fondo da 100 miliardi di euro per ammodernare le proprie forze armate. Questo significa che Berlino sarà in grado di superare la soglia del 2% del pil nazionale. Altro esempio è la Polonia, che in prima linea, soprattutto geograficamente nel sostegno all’Ucraina, ha annunciato di voler incrementare la propria spesa militare fino al 3% del proprio PIL. 

Fonte: NATO 

Se volessimo più concretamente comprendere, la portata dell’impegno italiano nell’attuale conflitto russo-ucraino, bisogna sapere che il supporto di Roma si articola all’interno di due cornici istituzionali internazionali. Quella che afferisce all’Unione Europea, con cui sono stati varati 3 pacchetti di sanzioni economiche, e la cornice militare e difensiva della NATO, che si esplica nell’invio di armi anticarro, armi antiaeree e mitragliatrici, materiali di protezione come elmetti, giubbotti antiproiettile e rilevatori di ordigni. Inoltre, sono stati stanziati 174 milioni per il 2022-2023 proprio per finanziare le manovre militari ucraine. 

Infine, sempre di comune accordo con gli alleati NATO, in Romania l’aeronautica militare italiana ha raddoppiato il numero degli Eurofighter già operanti in attività di air policing. Altri quattro aerei saranno inviati alla base di Kogălniceanu di Costanza. Invece, rispetto allo schieramento di forze appartenenti all’esercito, l’Italia potenzierà le missioni attualmente attive in Lettonia (la Baltic guardian). La mobilitazione riguarderà fino al 30 settembre 1.350 militari delle forze ad alta prontezza, schierate con il solo obiettivo della deterrenza. 

Classe 1991, attualmente è il Vice Presidente IARI. Dal 2019 al 2021, ha ricoperto per IARI la carica di Capo Redattore. Per l’Istituto si occupa di redigere analisi geopolitiche in Affari Europei, sono oggetto delle sue analisi le Istituzioni dell’Unione Europea e gli Stati membri. Ha conseguito una laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali, presso l’Università di Catania, con tesi dal titolo: “L’Unione Europea post covid-19: sfide interne ed esterne del mercato unico europeo”. Inoltre, presso lo stesso ateneo, ha conseguito una laurea triennale, in Politica e Relazioni Internazionali, con tesi dal titolo: La Comunicazione politica dei leader globali: dal Presidente J.F. Kennedy a Papa Francesco. In seguito, ha ottenuto un diploma di specializzazione in Affari Europei, presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

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