SANZIONI CONTRO LA RUSSIA: FORSE EFFICACI, SICURAMENTE PERICOLOSE 

Fonte Immagine: https://trustedbulletin.com/should-tech-stay-or-go-in-russia/]

Le sanzioni contro la Russia sono un segnale necessario contro il suo imperialismo. Tuttavia, l’Occidente deve tenere conto delle esternalità sociopolitiche per non sviluppare pericolosi effetti per l’economia e la sicurezza europea e globale.

Introduzione

Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, molti paesi occidentali si sono uniti allo sforzo di punire questa azione brutale. In effetti, l’economia russa è ora pesantemente sanzionata e sta iniziando a sperimentare una crisi economica e valutaria senza precedenti. Tuttavia, questa non è la prima volta che la Russia è sotto sanzioni, ma è solo una continuazione e inasprimento delle sanzioni precedenti. La letteratura accademica ha molto dibattuto su quali possono essere gli effetti delle sanzioni economiche, cercando di capire se esse debbano essere controbilanciate da altre misure. Per questo motivo, l’articolo analizza le sanzioni sulla Russia studiando le diverse condizioni necessarie per la loro efficacia ed efficienza, e i loro contro-effetti. 

Sostegno multilaterale e credibilità

Per valutare l’efficacia delle sanzioni economiche, è necessario misurare il loro sostegno multilaterale e credibilità. Dopo l’invasione dell’Ucraina, gran parte della comunità internazionale sta dimostrando il suo dissenso. Sebbene la risoluzione delle Nazioni Unite, presentata dall’Assemblea Generale, condanni congiuntamente l’aggressione e chieda l’immediato ritiro di tutte le truppe, alcuni paesi temono ancora le ripercussioni che la chiusura totale delle relazioni con la Russia potrebbe avere nell’economia.

 La Russia affronta critiche diffuse e isolamento in varie istituzioni internazionali, come nel Consiglio d’Europa.  Anche la Svizzera, un Paese tradizionalmente imparziale, ha aderito agli sforzi sanzionatori, dimostrando il grado senza precedenti di coordinamento multilaterale che questa guerra ha innescato. Purtroppo, lo stesso livello straordinariamente elevato di coordinamento nell’attuazione delle sanzioni economiche può innescare cicli insidiosi che minacciano la sicurezza e stabilità regionale. In effetti, Derek Thomsonsostiene che questo scenario è “terra incognita” per la politica economica. Questa incertezza, tuttavia, sta influenzando direttamente la credibilità delle sanzioni occidentali. 

Le sanzioni economiche sono la migliore alternativa all’intervento militare e sono definite come il “ritiro delle consuete relazioni commerciali e finanziarie” volte a perseguire o proteggere vari obiettivi di politica estera. Tuttavia, la credibilità di queste sanzioni è anche fondamentale per essere efficaci nel lungo periodo. La credibilità dipende dalle convinzioni del paese bersaglio sull’impegno dei sanzionatori a imporre costi per un lungo periodo e dall’idea che le punizioni cambieranno in base ai mutamenti nel comportamento del sanzionato.

Tuttavia, le perdite a lungo termine di queste sanzioni rappresentano una minaccia per la loro credibilità. Come  dimostrato un rapporto del Consiglio Atlantico, la Russia ha già subito pesanti costi dalle precedenti sanzioni dopo l’annessione della Crimea nel 2014. Ma i danni economici si sono diffusi anche fuori dalla Russia. Ad esempio, un altro rapporto ha rivelato che anche il commercio con i paesi non sanzionatori è diminuito, dimostrando che l’attuale catena di approvvigionamento globale è interconnessa e gli effetti delle sanzioni sono diffusi in tutte le economie.  Inoltre, non tutti i paesi sanzionatori subiscono gli stessi costi.

Ad esempio, gli Stati Uniti sono meno colpiti rispetto ad altri paesi europei.  Nello scenario attuale, la banca d’investimento UBS ha stimato che l’incertezza del rischio è in espansione, deteriorando gli attuali indici di molti mercati finanziari globali. Il Regno Unito prevede  perdite, a causa delle restrizioni commerciali, di circa 350 milioni di euro all’anno, senza tener conto dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Inoltre, quasi metà delle importazioni europee di gas dipende dalla società russa Gazprom. Per questo motivo, alcuni paesi erano inizialmente preoccupati di bloccare l’accesso russo al SWIFT, il sistema di comunicazione e pagamento interbancario più utilizzato.

Non solo il prezzo del petrolio e del gas è aumentato, ma altri rischi politici ed economici si diffondono globalmente. In effetti, l’Ucraina e la Russia sono entrambi esportatori di cereali e la guerra sta influenzando il loro prezzo e l’offerta ad altre regioni che dipendono da queste importazioni, come il Medio Oriente. Pertanto, i costi delle sanzioni economiche vanno ben oltre la semplice perdita nel trading. L’inflazione post-pandemica è già a un livello record a causa delle iniezioni di liquidità.

La guerra (con il suo conseguente aumento dei prezzi) sta ora contrastando tutte le politiche attuate per affrontare l’alta inflazione e le incertezze degli investitori.  Per riassumere, il problema della credibilità deve rispondere a una domanda: per quanto tempo i paesi occidentali possono affrontare i costi di queste sanzioni economiche moralmente giustificate?

Approccio a tutto tondo e obiettivi raggiungibili

Per efficienza, intendo la creazione di uno scenario post-sanzione dove la Russia e l’Occidente convivono pacificamente. In effetti, come espresso dall’ex ambasciatore britannico in Russia Roderic Lyne e dall’analista David Manning, tre punti devono essere risolti dopo questa guerra, sperando in maniera negoziale. In primo luogo, occorre risolvere la situazione strategica di tutta l’Europa centrale e orientale.  Dopodiché, le relazioni con l’Ucraina, e poi con la NATO, devono essere chiarite una volta per tutti.  

Tuttavia, le sanzioni economiche smorzano questa probabilità, aumentando l’aggressività delle richieste russe, con l’imposizione dello stato di allerta nucleare come ultima dimostrazione di ciò. Ancora una volta, le sanzioni economiche devono essere efficaci nel creare le possibilità di cooperazione futura, usando la tecnica “stick and carrot”, fondendo sia punizioni che ricompense per vari comportamenti e prevenendo il suicidio politico russo. Infatti, come dimostrano ricerche precedenti, le sanzioni dopo il 2014 hanno avuto effetti significativi sia nell’opinione pubblica russa che nel sistema politico-oligarchico. Tuttavia, il livello senza precedenti di queste sanzioni può distruggere ulteriormente la precaria economia russa.

Da dopo l’annessione della Crimea, la Russia ha adottato politiche per de-dollarizzare l’economia, riducendo il numero di dollari nella sua riserva, la quantità di debito americano e aumentando l’uso delle criptovalute. Inoltre, la Russia ha cambiato le sue relazioni commerciali, avvicinandosi ad altri paesi, trasformando la sua economia in un esportatore di cibo, e implementando il suo nuovo sistema di comunicazione bancaria (SPFS), utilizzato insieme al cinese CIPS come sostituto imperfetto dello SWIFT statunitense. Tuttavia, qual è lo scopo delle sanzioni? L’obiettivo principale è costringere la Russia a ritirarsi. Tuttavia, la brutalità delle sanzioni può fare l’effetto opposto. In effetti, più la Russia si sentirà minacciata, più sarà disposta ad aumentare i suoi sforzi per risolvere la crisi. 

Probabilmente, le misure creeranno un declino permanente della prosperità russa, espandendo i livelli di povertà e disuguaglianze. Non è raro che intense rimostranze culminino in sanguinose violenze politiche, ma per quelle russe il mondo non è preparato. In primo luogo, stiamo parlando della Federazione Russa, un collettivo di stati autonomi tenuti insieme da un potere centrale a Mosca e formati da più etnie e culture.

In caso di ampi disordini, come sostenuto anche dal professor Peter Eltsov, non esiste una identità russa o una ideologia che possa unificare la popolazione, con molti cittadini che sperimentano una dubbia adesione al loro stato.  La presenza di movimenti separatisti dimostra la presenza di forze centrifughe già pronte. In questo scenario, una catastrofe economica potrebbe solo rinforzare i movimenti secessionisti, con più occasioni per colpire e di ottenere l’indipendenza con conseguenze per la sicurezza globale.

Prima di tutto, la Russia è un esportatore di risorse, quindi come potrebbe la comunità internazionale affrontare la proliferazione di numerosi nuovi Stati? Come reagirebbe Putin di fronte alle sfide esterne e interne? In secondo luogo, se i movimenti indipendenti avranno successo e le élite russe non li contrasteranno aggressivamente, quanti nuovi stati nucleari ci saranno? La comunità internazionale dovrà affrontare una delle più grandi sfide alla sicurezza della storia, costringendosi a confrontarsi con molteplici entità capaci di attacchi nucleari, con una profonda recessione economica dovuta alle sanzioni occidentali e al possibile conflitto civile, senza leader di profilo internazionale.

Per questo motivo, le sanzioni erano necessarie come segnale al Cremlino che l’Occidente non può permettere atti di imperialismo, ma allo stesso tempo, dobbiamo pensare alle conseguenze delle nostre azioni. Quando l’Occidente ha imposto sanzioni al Sudafrica per cambiare il suo tipo di regime, sapeva che c’erano alternative politiche per aiutare a ripristinare la fiducia nella popolazione. Ora, chi sarebbe il Nelson Mandela della Russia?

Anche se molti potrebbero sostenere che quando la Russia si ritirerà dall’Ucraina le sanzioni saranno ridotte, gli impatti saranno ancora sentiti. In effetti, molte aziende stanno uscendo dal mercato russo e l’incertezza per il futuro le frenerà dall’attuare nuovi contratti. Bloccare l’accesso della banca centrale russa alla sua riserva depositata all’estero impedisce la risoluzione della crisi valutaria, da cui riprendersi sarà lungo e doloroso. La cosiddetta strategia semi-autarchica della “Fortezza Russia” può solo aiutare l’economia a sopravvivere, ma non ridurrà né impedirà la sofferenza per la popolazione. 

Conclusione

Il numero di sanzioni e attori coinvolti non ha precedenti nella storia. Per questo motivo, gli effetti economici regionali e globali, soprattutto dopo l’interruzione nell’approvvigionamento globale durante la pandemia, sono imprevedibili. Ma ciò che preoccupa sono gli effetti sociopolitici delle sanzioni. In effetti, molti sostengono che le sanzioni colpiscono in particolare la classi meno agiate, rallentando la crescita e sviluppo economico, aumentando la povertà e aggravando le disuguaglianze.  Per alcuni, il sistema finanziario russo sarà presto incapace di lavorare effettivamente, sebbene la presenza di mezzi alternativi per il trasferimento di denaro. L’opinione pubblica russa si sta già mobilitando con proteste senza pari nelle strade, seguite da una crudele repressione. Forse questa potrebbe essere la fine del regime di Putin, ma quale alternativa per la Russia? Senza un’opzione affidabile e rapida, la prospettiva di un suicidio politico potrebbe solo aggravare le sensazioni di minaccia. Spingere per forti sanzioni era un impegno necessario per aumentare il potere negoziale dei paesi occidentali, come spiegato dalla teoria della contrattazione nelle relazioni internazionali. Tuttavia, l’eccesso rischia di costringere l’élite russa a evitare il suicidio politico a tutti i costi, alzando la posta in gioco, anche con l’uso del nucleare.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from RUSSIA E SPAZIO POST SOVIETICO