VENEZUELA: ESEMPIO DI DECADENZA AMBIENTALE E POLITICA

8 mins read
Fonte Immagine: https://www.bloomberg.com/news/features/2020-12-15/oil-spills-in-venezuela-offer-bleak-vision-of-what-lies-ahead

Un malridotto e nazionalizzato settore petrolifero e intense attività di estrazione hanno contribuito a rendere il Venezuela uno dei paesi più affetti dalla crisi climatica, alimentata da una corruzione dilagante. Una transizione politica, oltre che ecologica, è fortemente sentita.

Negli ultimi anni, il Venezuela ha assistito a numerosi fenomeni di degradazione ambientale, che spaziano dalla deforestazione all’inquinamento chimico o al bracconaggio. Tuttavia, il settore più sensibile in termini ecologici, oltre che economici, rimane quello petrolifero. Il paese, infatti, ospita le più ricche riserve di petrolio al mondo, da cui dipende per quasi il 99 percento di export. Allo stesso tempo, tuttavia, le infrastrutture nazionali risultano molto spesso inadeguate a gestire un così complesso e largo settore. La situazione viene poi ulteriormente esacerbata da anni di corruzione e cleptocrazia

 Il lago Maracaibo è un notevole esempio di inquinamento dilagante in Venezuela. Situato nella costa Caraibica settentrionale, giace in una regione di ricche risorse petrolifere, che l’hanno resa tra le più celebri e controverse nel paese. Lo sfruttamento delle risorse continua fin dal ventesimo secolo ma, recentemente, le perdite di petrolio nelle acque del lago e l’intensificazione delle attività di estrazione ne hanno compromesso la biodiversità in maniera permanente. La conseguenza più evidente è rappresentata dall’emigrazione o dall’estinzione nella regione di alcune specie che sono state esposte a gravi forme di contaminazione e infezione. 

 Il Venezuela viene talvolta definito un “petrostato”, ad intendere l’elevata forma di dipendenza dalle risorse petrolifere. Fin dal governo Chávez, la narrativa politica Venezuelana si è concentrata sull’obiettivo di combattere diseguaglianze e povertà tramite le risorse petrolifere di cui il paese è ricco. Tuttavia, la caduta dei prezzi del petrolio a partire dal 2013 ha generato una grave crisi economica che il successore di Chávez e attuale presidente Maduro ha cercato di gestire tramite quella che è stata definita una manipolazione elettorale e repressione politica.  

In Venezuela, la biodiversità è tra le più ricche al mondo e i danni ambientali riprodotti dal settore sono estremamente sentiti da un punto di vista economico e sociale. Nonostante le numerose battaglie condotte dalle comunità indigene e dalle popolazioni locali, di gran lunga più travolte dalle conseguenze di una continua minaccia ambientale, il governo è rimasto spesso sordo, senza gli strumenti o la determinazione di agire efficacemente. L’attuale presidente Maduro, ad esempio, ha sempre cercato di tenere lontani esperti o ricercatori dalle aree affette da perdite di petrolio, che rappresentano la più evidente manifestazione ambientale dell’impatto del settore sul paese. 

Insieme al petrolio, varie forme di estrazione illegale rischiano di esacerbare la crisi ambientale in Venezuela, contaminando le aree circostanti di mercurio e altre sostanze tossiche. Nel 2016, l’attuale regime approvò la formazione dell’Orinoco Mining Arc, un’ampia porzione di territorio che fiancheggia il fiume omonimo e che è stata destinata all’estrazione intensiva di risorse di oro, ferro e diamanti, per citarne solo alcuni. Tuttavia, specialmente la parte meridionale della regione è considerata la più rigogliosa del paese in termini di biodiversità, considerando le specie endemiche che la foresta e le coste ospitano, registrando enormi danni sociali e ambientali. 

La recente legalizzazione delle attività di estrazione segue un attento processo di nazionalizzazione del paese. Allo stesso tempo, la complicità del governo Maduro ha comportato un’intensificazione dei fenomeni di violenza in prossimità o dentro le miniere, che spesse volte rimangono nelle mani di organizzazioni criminali o mafiose. Almeno 300.000 persone sembrano lavorare illegalmente in queste cave, che vengono gestite per lo più da frange dissidenti o da gruppi militari esteri rifugiatisi in Venezuela. La più drammatica conseguenza sociale che ne emerge riguarda le comunità indigene che abitano nelle aree circostanti, che sono costrette ad abbandonare le loro abitazioni oppure ad essere esposti alla contaminazione di mercurio.  

Una così drammatica situazione ambientale non poteva che destare l’attenzione dell’intera comunità internazionale, che da tempo lamenta una lampante mancanza di trasparenza da parte del governo Venezuelano. Fino a pochi anni fa, documenti e divulgazioni erano ampiamente pubblicizzati nel paese, così da dimostrare i progressi socio-economici raggiunti dal governo in carica. Tuttavia, dopo la recente crisi petrolifera cominciata nel 2013 sono stati volutamente silenziati dall’amministrazione di Maduro, nella forma di una vera e propria “censura statistica”.

Con la stessa scarsità di precisione sono stati collezionati i dati sulle prospettive climatiche che coinvolgeranno il paese nei prossimi decenni. Le più recenti stime risalgono al 2018 e parlano di una crescita delle temperature fino a 3.5 gradi centigradi entro il 2100. Come riportato dalla biologa Alicia Villamizar, in materia ambientale “Noi supponiamo. Non sappiamo quanto vulnerabili siamo”, palesando un’enorme insufficienza di fondi e trasparenza nel settore della ricerca scientifica. 

Coscienti di questo divario, molti gruppi di ricercatori e organizzazioni non-governative si sono impegnati in una serie di iniziative di divulgazione e disseminazione di informazioni su, tra gli altri, studi ambientali che mirino ad anticipare quello che sarà il futuro ecologico del paese. Tra i molti testi collezionati, i più rilevanti parlano del Venezuela come dell’unico paese il cui tasso di deforestazione sia cresciuto tra il 2005 e il 2015, causata principalmente da attività di estrazione, terreni agricoli o destinati al pascolo di bestiame.

In Venezuela, un sistema di revisione delle politiche ambientali non può che avvenire in stretta collaborazione con i settori petrolifero e minerario, che ad oggi compromettono enormemente la biodiversità nel paese. Molti analisti ritengono che un processo di transizione ecologicanon sarà possibile senza un parallelo processo di transizione politica che serva a mitigare e combattere la corruzione dilagante registrata nel paese. Tra le raccomandazioni spesso espresse si evidenzia il bisogno di investimenti privati e incentivi economici, con il determinante contributo della comunità internazionale.  

Latest from AMERICA LATINA