EPPUR SI MUOVE: LA PARTNERSHIP TRA UNIONE EUROPEA E UNIONE AFRICANA DOPO IL SUMMIT

5 mins read
Fonte Immagine: Consilium.eu

Il 18 febbraio si è concluso il VI Summit tra Unione Africana e Unione Europea, durante il quale capi di stato e di governo si sono riuniti a Bruxelles sotto gli auspici di una rifondazione delle relazioni tra i due continenti. Le buone intenzioni, come spesso accade, non sono state sufficienti a garantire un pieno successo del vertice. Piuttosto, hanno creato il contesto per una vittoria zoppa: si pongono le condizioni per una partnership intercontinentale diversa, ma ci sono ampie e insolute differenze.

Le circostanze nelle quali si è svolto il VI vertice tra Unione Europea e Unione Africana sono state  lontane dall’essere ideali. In Europa, le braci dell’espansionismo russo hanno ripreso a bruciare, e hanno dato consistenza alla paura per la pace in Europa. Di conseguenza, l’attenzione politica verso le relazioni euro-africane ha perso energia a favore di quelle legate alla gestione del fronte orientale.

Oltre al braciere del Donbass, il riconoscimento del fallimento francese nel Mali poche ore prima dell’inizio del Summit ha inacidito gli animi e imbarazzato gli sherpa diplomatici di entrambe le parti. Nove anni di operazioni militari non sono stati sufficienti per stabilizzare il Mali, esposto a influenze jihadiste e vulnerabile alle ambizioni di grandeur politica dell’esercito nazionale.

Il deterioramento delle relazioni tra i militari francesi e il governo provvisorio, accelerato dalle notizie dell’arrivo del gruppo Wagner in Mali, ha spinto Macron ad abbandonare Bamako, e a trasferirsi in Burkina Faso. L’addio di Parigi, di solito renitente ad abbandonare zone di influenza in Africa, ha rivelato quanto sia fragile la situazione nella regione del Sahel.

Per quanto riguarda il summit in sé, Unione Africana e Unione Europea si sono scontrate sull’annosa questione dei brevetti per i vaccini. Nella dichiarazione congiunta che ha concluso il summit, si parla dello sforzo congiunto per sostenere gli sforzi africani nel raggiungere la sovranità nella sanità pubblica. Questa include la capacità di produrre e distribuire i vaccini in loco, due mancanze africane che affondano le proprie radici nella mancanza di risorse infrastrutturali e scientifiche, soprattutto per quel che riguarda i vaccini ad mRNA. 

Secondo i sostenitori della posizione della Commissione Europea, la sospensione dei brevetti non aiuterebbe l’Africa perché sarebbe come pompare acqua in una rete idraulica difettosa, con il risultato di disperderla in inutili rivoli . Piuttosto, la soluzione migliore è quella di finanziarne il funzionamento, in modo tale da migliorarlo e garantire ai Paesi africani l’accesso ai vaccini. Per esempio, i fondi comunitari potrebbero sostenere lo sviluppo della catena del freddo a livello locale e la capillarità della rete di distibuzione.

Per i Paesi africaniche possono contare su hub regionali come il Sudafrica e imprese di biotecnologia come Afrigen Biologicsil ragionamento di Bruxelles è un paravento per la connivenza delle istituzioni con le grande imprese farmaceutiche. Il loro punto di vista è condiviso dalla maggior parte delle no profit, che vedono nella resistenza europea una reiterazione della visione del mondo neo-coloniale per cui l’Africa è alla periferia del mondo e l’Europa ne è invece il centro.

Oltre ai vaccini, un aspetto fondamentale della dichiarazione congiunta è l’impegno a tradurre in realtà il Global Gateway in Africa, una promessa pari a 150 miliardi di euro. Lungi dall’essere una ripetizione di politiche per lo sviluppo tradizionali, il Global Gateway mira ad avviare una rivoluzione industriale su scala continentale, o quantomeno regionale. Senza infrastrutture per uso commerciale e civile, infatti, è difficile che le economie africane riescano ad uscire dallo stallo creato dalla pandemia e dalla crisi del turismo internazionale. 

L’impegno al trasferimento di tecnologia Mrna e al rafforzamento infrastrutturale segnalano un rinnovato interesse da parte europea verso il continente africano. Soffocata dalla pressione russa e cinese, e indebolita dal perenne eccezionalismo americano, l’Unione Europea guarda infatti all’Africa come partner strategico per rafforzare la propria posizione internazionale.

Latest from EUROPA