NEL PERICOLOSO MATCH PER L’UCRAINA, È NECESSARIO UN WHATEVER IT TAKES ALL’ITALIANA

8 mins read
Fonte Immagine: Sputnik Italia

L’attuale situazione in Ucraina non si può controllare, ancora meno prevedere ciò che accadrà realmente, tuttavia, non bisogna perdere la speranza, serve una mediazione italiana da Whatever it takes…   

Winston Churchill, che fu primo ministro britannico (1940-1945), così definiva la Russia: “Un mistero avvolto in un enigma”. A giudicare dai recenti avvenimenti geopolitici sul dossier ucraino, bisogna ammettere che gli uomini e le donne di sua Maestà, hanno sempre visto chiaro, se non altro hanno dato prova di conoscere molto bene i propri avversari.

Infatti, mutatis mutandis in un discorso alla Camera dei Comuni, lunedì 21 febbraio, il segretario alla Difesa inglese Ben Wallace, ha affermato che una serie di operazioni sotto falsa bandiera, sarebbero state guidate da Mosca nelle settimane precedenti, inoltre, il continuo spostamento di truppe al confine con l’Ucraina, avrebbe fatto intendere che la Russia stava progettando di invadere il territorio. 

Oggi, ciò che è stato predetto dall’esecutivo di Downing Street, si è concretizzato. Il Presidente Vladimir Putin in un discorso alla nazione, ha ufficialmente riconosciuto i territori del Donbass, si tratta delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Mosca ha fatto sapere che intende inviare truppe sul territorio delle regioni separatiste, formalmente con lo scopo di assicurare la pace, nel frattempo i parlamenti di Lugansk e Donetsk hanno approvato unilateralmente l’accordo con la Russia. 

A questo punto della Storia, perché sì, gli Stati stanno certamente scrivendo un nuovo capitolo delle relazioni internazionali, bisogna comprendere come si sta muovendo l’Unione Europea e i suoi Stati più importanti: Francia, Germania e Italia. Il Presidente Emmanuel Macron è l’unico leader europeo che conosce da più tempo Vladimir Putin, in passato, sono stati numerosi gli incontri con quest’ultimo.

Sul piano militare, Parigi è l’unica arma di cui l’Ue è in grado di disporre, lo stesso Macron in questa partita ha assicurato uno stretto coordinamento con gli Stati Uniti di Joe Biden, facendo intendere che la Francia non vuole giocare da sola, contrariamente a quanto fatto in passato. Parigi ha messo da parte il grandeur francese, per sposare la linea NATO del doppio binario: deterrenza militare e dialogo.  

La Germania non è più quella della Cancelliera Merkel, adesso è il momento di Olaf Scholz, si tratta della sua vera prima partita internazionale, da qui capiremo meglio, la vera natura e leadership del Cancelliere. Tuttavia, bisogna registrare che l’atteggiamento assunto da Berlino è stato quello di disinnescare, fin da subito, una situazione potenzialmente esplosiva.

Da un lato la Germania ha negato aiuti militari a Kiev, con lo scopo di non irrigidire ulteriormente la posizione russa, dall’altro ha cercato di utilizzare tutti i canali diplomatici con il Presidente Putin, che derivano dai rapporti economico e commerciali, ma soprattutto in campo energetico con la Russia. 

Invece, la partita giocata dall’Italia è stata diversa. Per certi aspetti simile a quella francese, per altri a quella tedesca. Roma ha sposato la linea del doppio binario, mostrando piena sintonia con la strategia della deterrenza militare, l’esecutivo italiano ha confermato agli alleati NATO di essere disponibile a dare il suo contributo per irrobustire il fianco sud-est dell’Europa.

Infatti, i reparti italiani, dopo quelli statunitensi, sono i più impegnati nelle missioni dell’alleanza atlantica. Previa approvazione del Parlamento, ulteriori unità italiane, rispetto a quelle già presenti, potrebbero essere inviate in Bulgaria e Romania. Attualmente, l’Italia dispone in Lettonia di un battaglione di alpini equipaggiati con mezzi pesanti, e in Romania sono dislocati i caccia Eurofighter dell’aeronautica militare. 

Sul versante diplomatico, le recenti visite ufficiali del Ministro agli affari esteri italiano, in Ucraina e in Russia, sono servite a ribadire la ferma volontà di Roma di un dialogo da Whatever it takes (ad ogni costo). La Farnesina ha confermato che l’Ambasciata d’Italia a Kiev rimarrà pienamente operativa, per dare un segnale di vicinanza al popolo e al governo ucraino.

L’incontro a Kiev ma anche a Mosca, tra il Ministro Di Maio e i suoi omologhi è servito a ribadire da un lato l’integrità territoriale dell’Ucraina, che non può essere messa in discussione, dall’altro la mediazione italiana con la Russia. In Europa, l’Italia è certamente il paese più amico di Mosca, ecco che la diplomazia italiana, tra tutte, se usata saggiamente sarebbe quella più adatta a fare la differenza. 

In questa vicenda internazionale, non può passare inosservato il fatto che la partita per l’Ucraina è una partita globale, non riguarda solo il cortile di casa dell’Europa. Sebbene, Mosca e Pechino siano diverse sul piano culturale, economico e sociale, il loro avvicinamento, sempre più progressivo porterebbe a pensare ad una strategia comune a tenaglia, nei confronti degli Stati Uniti.

Nel senso che, il Presidente Putin utilizzerebbe le continue tensioni con l’Ucraina per spingere Washington a non concentrare tutte le forze nella zona dell’Indo Pacifico, come invece vorrebbe la Casa Bianca e il Pentagono. L’idea russa e cinese sarebbe quella di contrastare e mantenere gli Stati Uniti divisi su due fronti, quello europeo e quello asiatico. 

Se analizziamo la partita sul breve periodo, come se fossimo ad un torneo di scacchi, gli Stati Uniti possono ancora fare la differenza, continuando a difendere l’Unione Europea e il vecchio continente, con la forza politica, economica e militare di cui dispongono. Ma sul lungo periodo probabilmente questo non sarà possibile, ecco perché Bruxelles e Roma dovrebbero rafforzare la propria posizione, un loro assist permetterebbe agli Stati Uniti di concentrarsi nella competizione con la Cina. L’Italia nel mar Mediterraneo, dovrebbe tornare ad avere una maggiore influenza e controllo, se così non sarà, gli esperti di fisica sanno che in natura gli spazi vuoti non esistono, pertanto il vuoto lasciato da Roma verrà colmato presto da qualcun altro. 

Classe 1991, attualmente è il Vice Presidente IARI. Dal 2019 al 2021, ha ricoperto per IARI la carica di Capo Redattore. Per l’Istituto si occupa di redigere analisi geopolitiche in Affari Europei, sono oggetto delle sue analisi le Istituzioni dell’Unione Europea e gli Stati membri. Ha conseguito una laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali, presso l’Università di Catania, con tesi dal titolo: “L’Unione Europea post covid-19: sfide interne ed esterne del mercato unico europeo”. Inoltre, presso lo stesso ateneo, ha conseguito una laurea triennale, in Politica e Relazioni Internazionali, con tesi dal titolo: La Comunicazione politica dei leader globali: dal Presidente J.F. Kennedy a Papa Francesco. In seguito, ha ottenuto un diploma di specializzazione in Affari Europei, presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

Latest from ITALIA