DONBASS: LA STRATEGIA GEOPOLITICA DELLO ZUGZWANG APPLICATA DA PUTIN

Per chi se lo stesse affannosamente chiedendo, rispondo immediatamente al quesito che ci attanaglia in questo momento, no, non credo ci sarà alcuna guerra. Putin sta semplicemente giocando da scacchista, ha fatto la sua mossa, che in gergo prende il nome di Zugzwang, una parola tedesca che significa “obbligato a muovere”. Negli scacchi si riferisce alla situazione in cui un giocatore si trova in difficoltà perché qualsiasi mossa faccia, è costretto a subire lo scacco matto oppure una perdita di materiale, immediata o anche a breve termine. Il presidente russo firmando il decreto che riconosce le due regioni separatiste nell’Ucraina orientale, nel Donbass, come indipendenti da Kiev (non annetterle al territorio federale russo fin da subito, come erroneamente supposto da molti media), intende obbligare la controparte a muovere in qualsiasi direzione, in attesa di uno scacco matto. Dubito che l’Ucraina voglia iniziare una guerra con la Russia avendo alle spalle una NATO divisa e un’Unione Europea ancora più divisa. 

Finirà tutto come con la Crimea, sanzioni pesanti, durissime, anche ad personam per molti cittadini russi, ma niente guerra. Anche perché l’Occidente è chiuso in una morsa che nessuno vede, la Russia rappresenta il braccio armato contro una struttura euro – atlantica sempre più divisa, la Cina invece è il motore capitalista sorto in antitesi sempre al blocco euro – atlantico.

Mosca e Pechino non sono due mondi che dialogo per distruggere l’Occidente ma rimangono pur sempre due facce della stessa medaglia che in maniera complementare assurgono alla stessa funzione, scalzare i Paesi occidentali, in primis gli USA, dalla posizione di factotum delle relazioni internazionali . Iniziare una guerra di larga scala in Europa, oltre ad essere improbabile, significherebbe anche concentrarsi sul fronte continentale lasciando scoperta l’Asia e il Mar Meridionale Cinese, un altro quadrante attualmente molto caldo, anche se con meno copertura mediatica.

Per questo non capisco l’allarmismo che serpeggia tra qualcuno dei miei colleghi – sedicenti esperti di Russia – dopo il discorso alla nazione del Presidente russo del 21 febbraio. Qualcuno ha parlato di guerra imminente, qualcun altro ha dichiarato che Putin ha deciso di rompere ogni dialogo con l’Occidente.

Per un analista esperto dell’area, in special modo questo secondo assunto, risulta ridicolo e privo di ogni nesso logico. Putin non si è allontanato dall’Occidente rifiutando il dialogo, il presidente russo non ha mai voluto dialogare con l’Occidente. In questi vent’anni di presidenza possiamo notare come nel primo decennio, 2000-2010, la Russia abbia voluto “accontentare le istanze dell’Occidente” in modo da non destare troppi sospetti sul riarmo e l’ammodernamento dell’esercito che la Russia, di fatto, ha compiuto, risultando avere, adesso, uno degli eserciti tecnologicamente più avanzati e competitivi del mondo. 

Nel secondo decennio invece (2010- 2020) , partendo dalla crisi in Crimea passando dal sostegno ad Assad con l’intervento in Siria e concludendo con l’intervento indiretto in Libia,Mali e Repubblica Centraficana, la Russia si è affacciata nuovamente nel palcoscenico delle relazioni internazionali come attore globale e non più regionale.

Inoltre la Russia ha un altro deterrente: il gas. Questi ultimi due mesi ci hanno fatto capire quanto l’Europa sia dipendete dai combustibili russi e dalla Gazprom. Come si potrebbe mai combattere una guerra con la minaccia che qualcuno chiudendo i rubinetti “spenga” fabbriche, industrie e rifornimenti? Il capolavoro di Putin è stato soprattutto questo, agire nell’ombra, rendere dipendenti gran parte degli stati dell’Unione dal gas russo, a volte anche con contratti sfavorevoli alle compagnie russe perchè l’obiettivo non era il profitto, ma creare una leva pronta ad essere utilizzata in un momento di crisi. 

Putin, non ha mai avuto un dialogo con l’Occidente, ma di contro ha avuto un periodo da “buon viso a cattivo gioco”; muovendosi con cautela nella scena globale non ha destato sospetti finchè non sarebbe stato certo che avrebbe potuto avere nuovamente un peso determinante. Il presidente russo del resto è colui che è riuscito a ricucire lo strappo del periodo comunista con i suoi cittadini. Con toni patriottici ricorda ogni anno con grandi parate come i sovietici, vincitori della “grande guerra patriottica” (così viene denominata la seconda guerra mondiale in Russia, visto che nel primo conflitto si ritirarono a causa della guerra civile interna), abbiano contribuito alla libertà dell’Europa.

Per i motivi sopra citati scoppierà nessuna guerra, ci saranno sanzioni, ritorsioni e accuse reciproche; mentre le due repubbliche del Donbass seguiranno l’iter della Crimea, verrà garantita l’incolumità dei cittadini delle due repubbliche dai soldati dell’esercito russo sul territorio, in funzione di deterrenza contro eventuali aggressioni dell’esercito ucraino. USA ed Unione Europea attiveranno la macchina delle sanzioni, nel frattempo verranno indetti referendum nelle due repubbliche che chiederanno l’annessione al territorio federale russo. 

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