DIRITTI UMANI A RISCHIO IN TUNISIA: IL PRESIDENTE SCIOGLIE IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

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L’annuncio del presidente Saied ha scosso la comunità internazionale. L’OHCHR, l’ICJ e Amnesty International denunciano: è a rischio il rispetto dei principi democratici e delle libertà fondamentali nel paese. 

Il 6 febbraio Kais Saied ha comunicato al Capo del governo che l’HJC poteva ritenersi «oramai sciolto». Con questa affermazione, Said ha reso pubblica l’intenzione di mettere fine alle attività del massimo organo posto a tutela della libertà e dell’indipendenza dei giudici tunisini. 

Il provvedimento, qualora venisse concretizzato, giungerebbe al termine di un processo graduale che ha condotto all’accentramento del potere nella persona del presidente. A partire dal 25 luglio 2021, Saied ha sospeso il Parlamento e ha assunto, con decreto presidenziale, tutte le funzioni esecutive. Da quel momento, è stata messa in atto una propaganda denigratoria mirata contro i membri del Consiglio, che sono stati accusati di corruzione e terrorismo e sono stati lesi in diversi loro diritti, primo fra tutti la libertà di movimento. 

L’annuncio ha fatto il giro del mondo, destando la preoccupazione dei massimi organismi internazionali che si occupano di tutela dei diritti umani. Primo fra tutti, l’Alto Commissariato Onu per i diritti umani che, nelle parole della Commissaria Bachelet, ha immediatamente qualificato il provvedimento come una «chiara violazione degli obblighi della Tunisia ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani». Qualora l’intenzione si traducesse in fatti, lo scioglimento si porrebbe in violazione innanzitutto: 

  • del Patto Onu sui diritti civili e politici, che all’articolo 14 garantisce: «ognuno ha diritto a un’equa e pubblica udienza da parte di un tribunale competente, indipendente e imparziale stabilito dalla legge»;
  • dei Basic Principles on the Independence of the Judiciary promossi dall’ONU nel 1985, secondo i quali  «l’indipendenza della magistratura è garantita dallo Stato e sancita dalla Costituzione o dalla legge del Paese. È dovere di tutte le istituzioni governative e di altro tipo rispettare e osservare l’indipendenza della magistratura». E, inoltre, che «è dovere di ciascuno Stato membro fornire risorse adeguate per consentire alla magistratura di svolgere correttamente le proprie funzioni»;
  • della Carta Africana dei diritti umani e dei popoli e nello specifico del principio dell’ “equo processo”, di cui all’articolo 7 che, peraltro, sancisce il diritto di ogni individuo ad essere giudicato da una giurisdizione imparziale.

Alla denuncia seguono gli appelli  di Amnesty International e della International Commission of Jurists (ICJ) affinché il Presidente Saied revochi la sua decisione. Le ragioni le spiega Said Bernabia, direttore dell’area MENA dell’ICJ: «un consiglio giudiziario indipendente è fondamentale per garantire l’indipendenza istituzionale della magistratura e l’indipendenza individuale dei giudici». 

La preoccupazione è che il mancato rispetto dei principi democratici, delle libertà e soprattutto del principio dell’equo processo possano compromettere la già precaria “democrazia” tunisina, conquistata a fatica con le primavere arabe. «Quest’ultimo attacco allo stato di diritto non può passare inosservato», aggiunge Benarbia, anzi, la comunità internazionale deve intervenire tempestivamente per scongiurare il rischio di una deriva autoritaria nel paese.

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