UNA GUERRA IN UCRAINA PUÒ DESTABILIZZARE ANCHE I BALTICI?

La tensione tra Russia e Ucraina aumenta ogni giorno, la diplomazia cerca in tutti i modi di evitare un conflitto che potrebbe avere effetti devastanti. In Ucraina si stanno ammassando uomini e mezzi, armi sempre più potenti che fanno paura. La popolazione ucraina è sempre più in pericolo, tutti si stanno preparando ad una guerra che nessuno vuole ma è vista sempre di più possibile. Ma una crisi in Ucraina destabilizzerebbe non solo il governo ucraino e il Paese est europeo ma anche i baltici.   

La crisi in Ucraina e la destabilizzazione dell’est

Il governo statunitense ha semplicemente “consigliato alle famiglie dei propri diplomatici di lasciare l’Ucraina a causa della persistente minaccia di un’operazione militare russa”. Il “personale non essenziale”, scrive il Dipartimento di stato, può lasciare l’ambasciata e i cittadini americani residenti in Ucraina “dovrebbero considerare ora di lasciare il Paese preparando borsoni da viaggio e valige. “La situazione della sicurezza, in particolare lungo i confini dell’Ucraina, nella Crimea occupata dalla Russia e nella Donetsk controllata dalla Russia, è imprevedibile e potrebbe deteriorarsi in qualsiasi momento”, dicono a Washington.

E stando così le cose anche nei Paesi baltici la paura di una destabilizzazione che farebbe cadere tutto l’est Europa nel caos c’è ed è sempre più presente nelle conversazioni quotidiane delle famiglie che si sentono accerchiate e sperano nell’aiuto degli alleati. In fondo tutta la lunga storia dei Paesi baltici è fatta di guerre e dominazioni, di lunghe e sanguinose guerre, di popoli che si scontrano tra loro per guadagnare la loro indipendenza.

E adesso che c’è il concreto pericolo che tutto cambi nuovamente, che ci siano dominazioni e guerre, è normale che le popolazioni baltiche siano preoccupate e cerchino di proteggersi come meglio possono.   

La fragilità delle repubbliche baltiche

I Paesi baltici pur sotto l’ombrello protettivo della NATO si sentono fragili e indifesi, sentono tutta la tensione che si accumula ai loro confini e cercano delle rassicurazioni perché temono per la loro stessa sopravvivenza.

Di certo i baltici sono molto dipendenti dal gas russo, ne hanno un assoluto bisogno per scaldarsi e per tenere in attività la loro stessa economia. L’economia dei Paesi baltici è strettamente collegata a quella russa e sentono che questa posizione di subordinazione potrà continuare ancora a lungo.

Con la Russia ai confini e una necessità impellente di ottenere gas e petrolio, i Paesi baltici non hanno vita facile e si sentono continuamente minacciati da questa situazione. E la minaccia russa arriva anche dal web, infatti in passato ci sono già stati parecchi attacchi informatici che hanno colpito tutta l’area baltica mettendo fuori uso siti governativi, siti di giornali in cui vennero pubblicate moltissime notizie false per depistare e destabilizzare.

I baltici sono nella “zona di tiro” dei russi, per dirla in termini militari, e vogliono assicurarsi tutta la protezione di cui potrebbero avere bisogno in caso di un attacco russo all’Ucraina perché dopo tutta l’area diventerebbe instabile e non è escluso che l’esercito russo voglia alzare la posta in gioco mettendo tutto il Mar Baltico nelle mire della sua area d’espansione.

Le repubbliche baltiche e l’Alleanza Atlantica

Intanto la Nato in un comunicato ufficiale ha annunciato che “gli Alleati stanno mettendo le forze militari “in attesa” e stanno trasferendo ulteriori navi ed aerei sul fronte Orientale allo scopo di “rafforzare la deterrenza e la difesa” nei confronti della Russia e dei suoi schieramenti al confine con l’Ucraina”.

“La Nato non rinuncerà alla nostra capacità di proteggerci e difenderci a vicenda, anche con la presenza di truppe nella parte orientale dell’Alleanza. Le richieste della Russia creerebbero membri della Nato di prima e seconda classe, che non possiamo accettare”, ha detto la portavoce dell’Alleanza Oana Lungescu.

I baltici contano sull’Alleanza Atlantica per proteggere i loro interessi e, anche se naturalmente sperano che non ci sia alcuna escalation e nessuna guerra, si preparano e cercano di proteggere il loro popolo. Certo, già dal 1993, è nato il Battaglione Baltico (BALTBAT), cui hanno aderito anche Regno Unito, Norvegia, Svezia e Finlandia (le ultime due, tradizionalmente, neutrali e non appartenenti alla NATO). BALTBAT si basa sul ruolo di coordinamento svolto dalla Danimarca, sull’addestramento britannico e sui finanziamenti statunitensi. Ma adesso questo sembra non bastare più di fronte all’aggressività russa e alla tensione crescente.

Nervosismo nei baltici, iniziato l’invio di armi e munizioni

Gli Stati baltici hanno annunciato l’invio di missili anticarro e antiaerei in Ucraina, dopo che gli Stati Uniti avevano approvato la loro richiesta di trasferire armi americane, nell’ambito della minaccia di un’offensiva militare russa.

Il problema di oggi è proprio quello “che il possibile ingresso dell’Ucraina nella NATO implica che la distanza tra il confine ucraino e il cuore del Paese, cioè la sua capitale, si riduce a soli trecento chilometri e in mezzo non c’è alcuno Stato cuscinetto, né una catena di montagne da superare. E’ allora comprensibile che Mosca giudichi tale ipotesi tanto inaccettabile da essere pronta a rischiare una guerra per impedirlo”.

Ad ovest la distanza con i Paesi Baltici, dove già ci sono le truppe NATO con equipaggiamenti e basi operative, è di ben 800 chilometri e in mezzo c’è quel bastione della propaganda russa che è la Bielorussia. A sud, nel difficile territorio montagnoso del Caucaso, ci sono diversi Stati cuscinetto a fare da barriera con la Turchia, che è anche membro della NATO. Ovviamente gli occidentali possono continuare a dichiarare di non avere alcuna intenzione di aggredire la Russia e dicono che l’espansione della NATO vicino, forse troppo vicino, ai confini russi è solo la conseguenza di una precisa richiesta di quegli stessi Paesi e che non sono loro a volerla. Tuttavia, se anche così fosse così per davvero, perché si deve insistere fino al punto da rischiare una guerra?

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