LA (NON) INDIPENDENZA ED IMPARZIALITÀ DEGLI ORGANI GIUDIZIARI POLACCHI

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Fonte Immagine: https://www.repubblica.it/esteri/2020/01/24/news/giudici_polonia_legge_bavaglio_critiche_ue-246561339/

Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte edu) si è  pronunciata all’unanimità sulla violazione del diritto ad un giusto processo garantito dalla Convenzione europea dei diritti,  per mano degli organi giudicanti polacchi.

In riferimento al caso Advance Pharma sp.z o.o contro la Polonia, portato innanzi alla sezione civile della Suprema Corte polacca, la Corte edu ha unanimamente stabilito che i tribunali domestici non siano stati “istituiti secondo legge”, venendo meno, così, sia all’imparzialità che all’indipendenza nel giudizio reso alla suddetta compagnia ed altre controversie pendenti innanzi alla medesima Corte interna.

Una decisione forte che destabilizza ulteriormente il sistema giudiziario polacco e che lo sottopone ad un severo giudizio di vera e propria legittimazione del terzo potere.

Non di poco conto sembra, infatti, la questione che le procedure di nomina dei giudici polacchi siano avvenute sotto l’egida influenza del potere legislativo esercitato dal parlamento e dal potere esecutivo in diverse occasioni, minando la credibilità dell’organo giudicante, che dovrebbe garantire una posizione super partes ed indipendente rispetto agli altri poteri dello Stato.

In particolare, ciò che viene in luce è il fatto che i giudici che compongono l’organo giudicante siano stati nominati dal Presidente della Polonia su raccomandazione del Consiglio Nazionale della Magistratura, ossia l’organo costituzionale che salvaguardia l’indipendenza e l’imparzialità delle corti e dei giudici. La nomina politica implicherebbe, perciò, che tale ingerenza possa influenzare la discrezionalità dei giudici chiamati a decidere in maniera imparziale ed indipendente.

Del resto, perché il “sistema di ingerenze” sia pienamente operativo è stato messo in atto ormai da tempo l’impegno del partito di estrema destra della Polonia che ha di recente approvato una legge che prevede la nomina dei giudici non più dagli altri colleghi ma dalla camera bassa del Parlamento (cosiddetto Sejm). In più, è stata approvata un’ altra legge (definita dalla presidente della Corte Suprema polacca Malgorzata Gersdorf una “legge- museruola”) respinta dapprima dal Senato, prevalentemente formato dalla coalizione di opposizione, poi approvata dalla camera bassa del Parlamento controllata, invece, dal partito di estrema destra (diritto e giustizia) polacco, che punisce i magistrati nel caso in cui manifestino una visione opposta e critica al Governo in merito alla riforma giudiziaria avallata dalla forza politica del paese.

Ciò che emerge da questo caso giudiziario sollevato innanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, è, quindi, che anch’ essa è ormai unanimamente concorde con la posizione dell’Europa che, già da qualche mese, ha portato la Polonia innanzi alla Corte Europea dell’Unione Europea per aver infranto gli obblighi nascenti per ogni Stato membro dalle disposizioni dei trattati, ossia la violazione del cd. rule of law, lo stato di diritto.

L’intervento della Corte edu era perciò finalizzato principalmente a determinare se, a seguito delle riforme giudiziarie interne, vi fosse stato alcun danno ai diritti dei ricorrenti alla luce del diritto ad un equo e giusto processo dinnanzi ad una Corte interna indipendente ed imparziale previsto dall’art.6 par. 1 della Convenzione edu.

Questo sistema rischia perciò di minare la legittimazione della sezione civile della Corte Suprema chiamata ad esaminare i casi in questione. Proprio per tali motivi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto che essa non possa essere considerata come “un tribunale indipendente e imparziale istituito secondo legge” come ribadito dalla Convenzione europea.

L’ormai manifesto sovranismo polacco, quali altre sorprese ha in serbo per i prossimi mesi?

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