LA CONDIZIONE FEMMINILE IN AFGHANISTAN: DALLE ORIGINI AD OGGI

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Per via della sua posizione geografica, l’Afghanistan è sempre stata un crocevia di nazioni e religioni. Etnie divers e differenze linguistiche hanno contribuito alla turbolente storia che la caratterizza. 

Lo status delle donne all’interno della società afghana è un argomento abbastanza controverso e attuale. Dall’indipendenza del Paese, avvenuto nel 1919, l’inclusione delle donne all’interno della società è stata ostacolata da leader tribali, rappresentati del clero e padroni feudali, e nonostante i costumi e le tradizioni varino da regione a regione, la subordinazione delle donne agli uomini diventa terreno comune in tutti i diversi segmenti della popolazione.

La percezione della donna, infatti, è determinata da una combinazione di cultura tribale e religiosa interpretata dagli uomini. Ciò deriva principalmente dalla concezione religiosa che vede l’uomo al centro del mondo: nella tradizione islamica, infatti, spetta agli uomini dover educare le donne, viste come intellettualmente inferiori e totalmente sottomesse agli uomini e trattate alla stregua di bambole. 

Una svolta, se pur minima, si ha nel 1921, quando viene abolito il matrimonio forzato e quello infantile, insieme al ‘prezzo’ della sposa e alla poligamia. Le riforme sono continuate nel corso degli anni, con il 1964 che vede finalmente le donne al voto e la possibilità di essere finalmente elette. 
Nel 1977 Meena Keshwar Kamal fonda la Revolutionary Association of Afganistan (RAWA).Il RAWA si occupa di campagne a favore dei diritti delle donne e dell’educazione delle stesse in Afghanistan. Tuttavia ha spesso dovuto fare passi indietro per via delle minacce ricevute che, la maggior parte delle volte, si concludono con l’uccisione delle partecipanti all’associazione. La donna, tuttavia, verrà uccisa poco dopo a causa delle sue idee. 

La svolta più importante, comunque, si avrà negli anni ’70: nel 1978 con Nur Muhammad Taraki, il Governo, concesse il suffragio universale femminile, eguagliò i diritti delle donne e quelli degli uomini, permettendoli di poter scegliere il marito e di intraprendere una carriera. Si tratta, infatti, del periodo dell’occupazione sovietica del Paese, che ha favorito in modo non indifferente la condizione della donna, nonostante la componente conservatrice abbia sempre cercato di ostacolare il progresso come meglio ha potuto. 
Le donne erano libere di vestirsi a loro piacimento e potevano persino studiare nei college e nelle università, come dimostrato dalla celebre foto delle tre studentesse all’Università di Kabul, che ha fatto il giro del mondo.

Tuttavia, questo stato di grazia cambiò nel 1992 con l’arrivo dei mujhadeen, che rimossero alcuni dei diritti concessi nel ’78 e imposero l’hijab prima e, nel 1996, il  burqa. Le donne non furono più libere di vestirsi come volevano, venne imposto loro di frequentare esclusivamente scuole femminili e la loro corsa alla carriera venne bloccata. Nonostante ciò, le donne afghane riuscirono comunque a poter lavorare e a fare in modo che molte delle disposizioni precedenti rimanessero in vigore.

Il punto di non ritorno si ebbe, infatti, nel 1996, con l’arrivo dei talebani e la loro ossessione per la censura della figura femminile. Le donne non potevano più uscire da sole, esclusivamente accompagnate da un tutore maschile (il marito o il padre), dovevano passare la maggior parte del loro tempo a casa, e il burqa divenne obbligatorio. Nel maggio del 2001 vennero vietati i trucchi, lo smalto e i gioielli. Le donne non erano neanche più libere di ridere di lavorare o di andare a scuola, non potevano parlare con gli uomini, non dovevano guardarlo negli occhi, né stringergli la mano.

La figura femminile venne totalmente eliminata dai media, non poterono più praticare alcun tipo di sport, venne persino vietato il rumore dei tacchi, pena la fustigazione. Il numero di donne che vennero giustiziate in questo periodo, principalmente per adulterio, salì vertiginosamente. Molte altre, invece, sono andate incontro ad un destino anche peggiore: poiché era vietato ai medici uomini di visitare le donne e, allo stesso tempo, alle donne era vietata la professione medica, morirono per mancanza di cure, oppure decisero di darsi fuoco per suicidarsi. 

Con la fine del regime dei talebani nel 2001, tutti i divieti precedenti vennero abrogati.  Le donne scesero in piazza senza burqa per festeggiare. Le bambine poterono ritornare a scuola, anche se solo in istituti femminili, e indossando una divisa che le copriva interamente. 
Il gap di cinque anni del regime, tuttavia, ebbe effetti molto importanti sull’istruzione delle ragazze: quelle più grandi si trovarono a frequentare lezioni con quelle più piccole, le insegnanti si dovettero destreggiare con classi colme e livelli di alfabetizzazione diversi. 

Nonostante ciò, le violenze contro le donne non sono finite: ne 2007 una giornalista afghana, proprietaria di una stazione radio, è stata assassinata con sette colpi di pistola a nord di Kabul e, solo una settimana dopo, la stessa sorte è toccata a Zakia Zaki, nel 2008 alcune studentesse vennero sfregiate con l’acido, ‘punite’ per aver avuto l’ardire di essere andate a scuola. Questo, però non fermò la loro avanzata, con un aumento di presenze femminili nel mondo delle televisione, della medicina.

Secondo una stima, nel 2012 ci sono stati più di duecento delitti d’onore, commessi da mariti, fratelli e padri nonostante la legge sulle donne emanata nel 2009. I delitti contro la componente femminile, infatti, contano ancora numeri molto alti a causa della componente patriarcale forte. La presenza di signori della guerra, trafficanti e quant’altro rende il Paese insicuro. Le donne continuano ad indossare il burqa per paura, temono aggressioni, violenze e stupri nel tragitto verso scuola o università.

La presenza delle donne in parlamento è comunque scarsa. Il punto di non ritorno si è toccato il 15 agosto del 2021, quando i Talebani sono rientrati a Kabul, riprendendo il controllo. Le donne, tuttavia, stanche di scendere a compromessi per l’ennesima volta, sono scese in piazza a Kabul e ad Herat per manifestare.

Alcune sono state picchiate e molti giornalisti sono stati minacciati per aver seguito i disordini. Poco dopo, i Talebani hanno annunciato che alle donne sarà vietato lo sport in pubblico, poiché potrebbero trovarsi in situazione in cui il loro viso o il loro corpo non saranno coperti. ma che potranno continuare a studiare, a patto che lo facciano in aule separate dagli uomini, che non potranno ricoprire cariche politiche importanti e che dovranno indossare il velo.

Poco dopo hanno deciso di cancellare la presenza delle donne nelle soap opera, che non potranno più comparire sui cartelloni pubblicitari di Kabul e che non potranno più camminare per strada senza essere accompagnate dagli uomini.

Le donne afghane non possono lavorare fuori casa, non possono fare attività di alcun tipo se non, appunto, accompagnate, non possono andare in bicicletta, non possono presenziare a trasmissioni sia radio che tv. Non possono trattare con negozianti uomini e, ancora una volta, non possono essere visitati da dottori maschi. Possono prendere soltanto bus per sole donne,

Anche il diritto di lavorare è a rischio poiché, nel precedente regime talebano, era stato negato. La situazione, tuttavia, viene monitorata giornalmente della Commissione per i diritti delle donne e dalla Commissione per i diritti umani, soprattutto per via dei disordini che hanno caratterizzato i momenti successivi all’insediamento del nuovo governo: oltre alle manifestazioni, infatti, molte donne hanno deciso di fuggire in Occidente, nella speranza di poter trovare una situazione migliore. 

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