FORTEZZA VERDE O ALLEANZA RIGOGLIOSA?: SFIDE E OPPORTUNITÀ DEL GREEN DEAL OLTRE IL MEDITERRANEO 

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Il futuro è verde, ma lo sono anche le relazioni tra Unione Europea e paesi africani? Se è vero che un’economia a trazione digitale stimolerebbe l’export di materie prime strategiche da parte dei primi, il veto europeo sul gas come energia di transizione rischia di minare un rinnovamento strategico delle relazioni intercontinentali.

A luglio 2021, la Commissione Europea ha annunciato il Green Deal, un pacchetto di politiche trasversali che mirano a ridurre le emissioni di CO2 del 50% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. L’attenzione mediatica e politica si è subito coagulata intorno alle riforme necessarie interne all’Ue per portare a compimento il Green Deal, e ha lasciato ai margini della discussione il loro impatto sulle relazioni esterne dell’Unione, un elemento fondamentale per il profilo internazionale di Bruxelles.

Il Green Deal ha infatti ripercussioni sia geopolitiche che geo-economiche, e le loro ramificazioni diventano notevoli quando si tratta dell’asse tra Unione Africana e Unione Europea. Alla luce dell’imminente summit di questo febbraio, è opportuno fare riferimento agli elementi chiave dei rapporti tra Bruxelles e Addis Abeba.

Dal punto di vista geopolitico e geo-economico, lo “scramble for Africa” di bismarkiana memoria non è mai finito, e si è anzi riacceso con l’espansionismo economico cinese e russo.

 A poche miglia marittime dall’Ue , Pechino ha accelerato la sua strategia di attirare i leader africani in investimenti utili a fini elettorali ma disastrosi per l’economia nazionale. Come risultato, porti, aeroporti e infrastrutture strategiche sono sempre di più gestiti da figure riconducibili al Partito Comunista Cinese. 

Se Pechino ingrassa il suo portafoglio di investimenti strategici, la Russia è presente in contesti tanto instabili quanto preziosi nella definizione degli equilibri internazionali. Ne è un esempio il Mali, pantano militare in cui la Francia si trascina da anni per contenerne la deriva islamista. Questo gennaio, fonti indipendenti hanno confermato la presenza del Wagner Group, organizzazione russa di mercenari accusati di numerose violazioni dei diritti umani,  che sarebbe arrivata su richiesta del governo maliano.

In questo contesto di rivalità nell’accaparrarsi quote di influenza politica, il Green Deal si pone come una possibile carta a favore del’Ue. Per un’economia a trazione digitale come quella prospettata dalla Commissione, è necessaria una fornitura stabile di materie prime come il cobalto, il litio, e la bauxite. Secondo una stima del Carnegie Endowment for International Peace, nel 2021 l’Ue ha importato il 68% del primo e il 64% della terza dall’Africa. I

In questo contesto, il Green Deal potrebbe diventare una fonte di ispirazione per la cooperazione allo sviluppo comunitaria. Per esempio, Bruxelles potrebbe contribuire al rafforzamento delle capacità industriali e logistiche degli stati africani, contribuendo alla creazione di una rivoluzione industriale a livello continentale.

Questa prospettiva, per quanto allettante, non manca di difficoltà. A ottobre 2021, infatti,  la European Investment Bank, il braccio operativo di Bruxelles per prestiti strutturali, ha annunciato che avrebbe smesso di finanziare progetti dalle emissioni ridotte legati a compagnie attive nel settore dei carburanti fossili, incluso il gas.

Per i paesi Africani, per i quli quest’ultimo è essenziale per modernizzare le loro economie nazionali e rafforzare le loro capacità di proposizione sui mercati internazionali, è stato un duro colpo. L’attuale crisi energetica nel cuore dell’Europa, che mostra la dipendenza del continente, non migliora la situazione.

Tuttavia, ci sono degli elementi che fanno presagire uno sviluppo positivo delle relazioni ge-economiche e geo-politiche tra Africa e Europa. Primo, c’è una maggiore consapevolezza dell’importanza di un partenariato complessivo di più elementi che trascendano l’aspetto migratorio, spesso al centro di un derby politico. 

Secondo, l’Ue ha di recente annunciato il Global Gateway, un piano di investimenti globali che rivaleggia con la Belt and Road Initiative di Pechino. Dato che l’Africa occupa uno spazio rilevante nelle proposizioni della Commissione, il Global Gateway potrebbe costituire il sostegno politico e organizzativo per costruire un rinnovato partenariato tra Africa e Europa. 

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