LA RUSSIA E LE DINAMICHE DI CONFINE: SI VA VERSO UN PUNTO DI NON RITORNO?

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Fonte Immagine: https://www.arctictoday.com/norway-will-host-its-biggest-arctic-exercise-since-cold-war-next-year/

La Russia e la NATO si fronteggiano lungo i confini russi. Le tensioni aumentano in Ucraina e i paesi artici tendono l’occhio per studiare le mosse di Mosca. Nel frattempo la NATO prepara le esercitazioni in Norvegia, laddove le tensioni con la Russia non sono mai finite.

La Russia è sotto attacco? Oppure è la Russia ad alimentare le tensioni? Ovviamente non esiste una risposta univoca a questi quesiti; sta di fatto però, che i rapporti di confine, negli ultimi tempi hanno raggiunto momenti di tensione che ricordano un po’ il periodo della Guerra Fredda.

La Russia è un gigante dal punto di vista politico e territoriale, e se questo, da un lato costituisce un consistente vantaggio, dall’altro rende complicato puntare tutto su una porzione di territorio e lasciare potenzialmente scoperta un’altra area. per questo motivo, se si interpretano i fatti dal punto di vista di Mosca, c’è un vero e proprio attacco ai confini; da un lato c’è la questione Ucraina che tiene banco a livello internazionale, mentre dall’altro bisogna fare i conti con la Cold Response 2022: la massiccia esercitazione militare dei paesi NATO a largo della Norvegia.

Dal punto di vista occidentale invece, la Russia sta commettendo delle violazioni di sovranità nazionale in Ucraina, che potrebbero avere inevitabili conseguenze anche nei mari del Nord, in termini di tensioni e scaramucce di confine che potrebbero non essere più tanto innocue. 

Come l’Ucraina interessa l’Artico

Molti storcono il naso in merito all’ipotesi, avanzata da alcuni analisti, che le tensioni russo-ucraine possano avere ripercussioni anche nell’Artico. Tuttavia, sono in molti a pensare invece, che le conseguenze, sul fronte di difesa e sicurezza, potrebbero esserci eccome. Quale sarà l’ipotesi confermata, sarà il tempo a stabilirlo.

Lo sviluppo della vicenda russa in Ucraina determinerà il se e il come, ci saranno conseguenze anche a Nord. Per il momento, il messaggio di Putin alla NATO, durante il recente vertice è stato chiaro: fuori tutte le truppe dell’Alleanza, dai confini russi.

Una richiesta formale quella del premier russo, consapevole del fatto che la NATO si avvicina pericolosamente ai confini e, secondo fonti russe, gli occidentali starebbero fornendo armi e strategie alle forze ucraine, in vista di un’invasione russa che pare ormai imminente. Infatti sembra che Mosca abbia sistemato circa 100.000 soldati al confine con l’Ucraina, pronti ad invadere il paese da un momento all’altro.

Nell’Artico questo vuol dire solo una cosa: se le tensioni non calano, si sposteranno a Nord. Questo perché anche l’Artico è una zona di tensione tra russi e NATO, con la Norvegia a fare da punto polarizzante. In realtà quest’ipotesi non è così remota; anzi potrebbe essere il frutto di una rivalutazione di dinamiche geopolitiche passate, ma non troppo remote.

Le tensioni che hanno interessato Russia e Ucraina nel 2014, sfociate in conflitto armato, hanno seriamente fatto traballare la struttura di difesa e sicurezza della zona europea, con ripercussioni anche al confine russo-norvegese. Non è da escludere che possa verificarsi la stessa cosa, ma con conseguenze molto più gravi. 

Lo stato di salute della politica di sicurezza

Anche se sul campo non c’è ancora un conflitto militare, c’è già una sconfitta: la politica di sicurezza internazionale. Su questo punto bisogna fermarsi a riflettere seriamente, perché l’aumento delle tensioni, la presenza di insediamenti militari ai confini, mette in discussione tutto l’apparato che per anni, ha cercato di intessere una fitta rete di collegamenti sul piano della costituzione di una politica di sicurezza condivisa e funzionante.

Qualora l’azione militare, da un lato o dall’altro, dovesse concretizzarsi in un’invasione, l’intero apparato diplomatico potrebbe essere investito da una colossale perdita di fiducia. Che ne sarà del Consiglio di Barents o del Consiglio Artico? Sicuramente resteranno in piedi, ma andrebbero ripensati poi, i meccanismi d’azione.

Questo lo si evince già dal fatto che, la presenza russa ai confini ucraini ed il numero sempre maggiore di partecipanti alle esercitazioni NATO ai confini russi, costituiscono da soli una violazione dei parametri previsti dalle politiche di sicurezza. In che modo cambierebbero le cose?

Molto semplice: oggi la minaccia dall’una e dall’altra parte è solo percepita; un domani la minaccia concreta potrebbe mettere in discussione un po’ tutto l’asse politico istituzionale. Altro discorso è quello relativo agli interessi in gioco. Determinate vicende fanno dubitare seriamente delle reali intenzioni di mantenere l’equilibrio nell’Artico; la questione ucraina potrebbe essere l’ennesimo banco di prova che potrebbe portare allo scoperto i reali interessi.

Ad esempio, l’acuirsi delle tensioni in Ucraina potrebbe essere una situazione da monitorare con interesse per le forze artiche: un conflitto militare potrebbe mostrare al mondo le modalità d’azione dell’esercito russo; il che sul piano dell’impiego di intelligence, potrebbe avere dei risvolti determinanti. Chiaramente non è detto che debba esserci per forza un conflitto, ma al momento, stando alle posizioni di Putin da un lato e Stoltenberg dall’altro, sembra esserci una notevole distanza e nessun punto d’incontro. 

Le conseguenze dirette: Cold Response 2022

La Russia non si sta occupando (o preoccupando) della sola Ucraina, dove le basi che appoggiano la NATO aumentano e dove il favore politico per l’Alleanza Atlantica è palese; ma l’altro fronte caldo è costituito anche dai mari del Nord, dove Norvegia e Russia condividono i confini terrestri e marittimi.

A marzo 2022 infatti, partirà la Cold Response 2022, esercitazione militare della NATO, presentata già come la più grande esercitazione per numero di militari e mezzi messi a disposizione. Vi aderiranno 26 paesi dell’Alleanza, intenzionati a dare vita ad un quadro che non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda.

La maggior parte dei 35.000 soldati che vi parteciperanno arriveranno da Stati Uniti e Gran Bretagna, e questo non è un caso. I militari saranno accompagnati da navi della Royal Navy britannica e da portaerei americane, ad avvalorare la presenza in numeri e mezzi. È chiaro infatti che nella politica di difesa, tanto dell’Europa, quanto della stessa Norvegia, rientra la presenza delle risorse alleate, pronte ad agire in caso di crisi.

È vero, i mari norvegesi non sono nuovi ad esercitazioni militari della NATO, ma a quanto sembra, per Cold Response 2022 è stato pensato qualcosa di diverso. Le operazioni impiegheranno forze marittime, aeree e terrestri, e saranno effettuate delle esercitazioni sugli sbarchi militari e la gestione degli spazi marittimi. Tutto questo fa pensare che i militari si stanno “allenando” a gestire delle dinamiche ben precise.  

Da ciò si evince che la Norvegia sta cercando supporto dagli alleati NATO per difendersi; questo vuol dire che il pericolo percepito è più che concreto. L’esigenza tuttavia, incontra il favore della NATO stessa che intende tenere Mosca all’interno dei ranghi dei propri confini.

In sostanza l’intero contesto dei confini russi e le situazioni che ne derivano, vanno nella direzione di quello che sembra un conflitto inevitabile. A meno di repentini capovolgimenti di fronte si va verso una stasi foriera di tensioni oppure verso un punto di non ritorno dalle tinte oscure.

Vive a Brusciano (NA) ed è ha una laurea Magistrale in Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali, incentrata sulla geopolitica del Mar Glaciale Artico. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania, collabora da pubblicista con la rivista online, tra cui “Grande Campania”, e gestisce la rivista online “Impronte Sociali” nel ruolo di direttore editoriale. Contestualmente svolge l’attività di Content Manager & editor presso la casa editrice “Edizioni Melagrana”. Nell’ottobre 2019 entra a far parte dello IARI, mettendo a frutto quelle che sono le competenze acquisite durante gli studi universitari. Scrive di Affari Artici, approfondendo gli aspetti geopolitici e strategici dei territori interessati. Ha un diploma IFTS come Social Media Manager conseguito a maggio 2021, grazie al quale gestisce account social di alcune attività del territorio. Da sempre attivo in associazioni che mirano alla promozione socio-culturale e politica, è componente del Nucleo di Valutazione presso il Comune di Brusciano.

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