LA RUSSIA BLOCCA UNA STORICA RISOLUZIONE ONU SUL CLIMA

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Fonte Immagine: https://www.theguardian.com/world/2021/dec/13/russia-vetoes-un-security-council-resolution-climate-crisis-international-peace

La Russia pone il veto sulla risoluzione ONU che avrebbe reso il clima un attributo della sicurezza internazionale. Insieme a lei, l’India vota no mentre la Cina si astiene. 

Lunedì 13 dicembre, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è dovuto pronunciare sull’iniziativa sponsorizzata congiuntamente da Niger e Irlanda per rendere il cambiamento climatico un tema centrale nel panorama internazionale. Nello specifico, la risoluzione mirava a definire la sicurezza sul clima come componente fondamentale nel programma dell’ONU sulla prevenzione dei conflitti, rendendola dunque una condizione centrale di pace internazionale. 

Già proposta dalla Germania nel 2020, la risoluzione intendeva permettere al Consiglio di Sicurezza di intervenire in situazioni di minaccia globale causate o esacerbate dal cambiamento climatico, dunque espandendo il proprio raggio di influenza. Questo avveniva in seguito a ripetuti tentativi di rendere l’organo un attore determinate nella questione ambientale e di rendere l’ONU un forum ufficiale di discussione in materia. 

Nonostante l’approvazione di 12 dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza, la bozza ha visto il voto contrario dell’India e della Russia, la quale, con il suo potere di veto, ne ha determinato l’affondamento. Un unico voto di astensione è venuto dalla Cinache, insieme a Russia, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, costituisce il gruppo dei membri permanenti del Consiglio. Questi ultimi, infatti, hanno il potere individuale di bloccare qualsiasi atto legislativo proposto dall’ONU ma che non rispecchi la loro visione politica o che minacci i suoi interessi nazionali. 

Svariati erano stati i tentativi da parte di numerosi gruppi sociali e politici di attirare l’attenzione delle Nazioni Unite sulla stretta relazione tra clima e sicurezza. A sostegno di questa esigenze, durante la votazione di lunedì sono stati riportati svariati esempi di fenomeni di siccità che, soprattutto nel continente Africano, hanno generato guerre intestine o di isole del Pacifico che potrebbero essere presto sommerse a causa dell’innalzamento degli oceani. Erano proprio i paesi più coinvolti, infatti, i più feroci sostenitori della risoluzione.

Tramite l’ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vebenzia, Mosca ha giustificato la propria decisione dichiarando che la bozza minacciava di politicizzare un tema fortemente scientifico ed economico, togliendo l’attenzione necessaria a più urgente e “genuine” fonti di conflitto. Il governo russo, infatti, teme che se attuata, la risoluzione possa consentire al Consiglio di Sicurezza di intervenire arbitrariamente in qualsiasi paese del mondo, concedendo all’organo un’esagerata forma di autorità. 

Secondo le stime più recenti, la Federazione Russa è il quarto emittore di anidride carbonica nel mondo, cui contribuisce per il 5% ogni anno. Inoltre, buona parte del proprio territorio è stata vittima degli effetti del cambiamento climatico. Tra le conseguenze più tragiche, a settembre 2021 sono stati registrati 45 milioni di ettari danneggiati da incendi forestali e temperature fuori norma nella maggior parte della Siberia, minacciando la vita di circa quindici milioni di persone. 

Tuttavia, le condizioni critiche prodotte dal cambiamento climatico non sembrano aver spinto la Russia ad applicare efficaci e reali misure di mitigazione ed adattamento. Il gruppo di ricerca Climate Action Tracker, creato per monitorare l’azione dei governi nazionali in materia di sostenibilità, ha giudicato il piano russo presentato nel 2020 come “altamente insufficiente”, denunciando come esso sia quasi esclusivamente volto alla promozione dei combustibili fossili e della loro esportazione per i prossimi decenni. 

La posizione contraria dell’India non risulta meno incomprensibile di quella della Russia, se si valutano le conseguenze devastanti che recenti fenomeno naturali hanno avuto nel paese. Solo nel 2020, uno dei più forti cicloni mai registrati sul suolo indiano ha costretto quasi due milioni e mezzo di persone ad abbandonare le loro abitazioni. Da decenni, tempeste, carestie e inondazioni rendono l’India tra i più vulnerabili al mondo, con pesanti ricadute sociali ed economiche. 

La decisione di New Delhi è stata motivata dal rappresentante indiano alle Nazioni Unite Tirumurti con forti parole di dissenso. Come è stato dichiarato, la risoluzione appare un tentativo di evadere le responsabilità in tema climatico in sedi più appropriate del Consiglio di Sicurezza, che non ha autorità diretta sulla questione ambientale. Inoltre, l’India ritiene che legare il clima alla sicurezza internazionale manderebbe un messaggio inadeguato ai paesi sviluppati, che si sentirebbero meno responsabilizzatinel confronti del paesi del terzo mondo. 

Quando una municipalità rimane in assenza di riserve d’acqua per poter mantenere i servizi essenziali, essa raggiunge simbolicamente il “giorno zero”. Nel 2019, il 12% della popolazione indiana aveva insufficiente accesso alle risorse d’acqua, a causa di estremi eventi climatici che ne hanno compromesso la stabilità. Inoltre, nello stesso anno, dati provenienti da ventuno città indiane proiettavano un rischio reale di rimanere prive di riserve d’acqua entro il 2020, costringendo a scavare sempre più in profondità. 

Pur essendo stata registrata come terzo paese al mondo per emissioni, prima della Russia,  gli impegni presi dall’India in materia climatica risultano ancora troppo poco ambiziosi. Il progetto del governo indiano, annunciato alla Cop26 nel novembre scorso, punta a raggiungere zero emissioni di anidride carbonica entro il 2070. Anche questa volta, la valutazione stimata dal Climate Action Tracker è “altamente insufficiente”, considerati i continui incentivi economici concessi alle centrali termiche che ne minano la transizione verde. 

Anche la posizione della Cina risulta rilevante nell’attuale panorama internazionale. Dopo aver annunciato che la propria delegazione si sarebbe astenuta, il rappresentante cinese Jun ha richiamato l’attenzione sulla “complessità” del rapporto tra pace e sicurezza, rispetto a cui esistono tematiche molto più strettamente correlate e urgenti di quella ambientale. Inoltre, è stato sottolineato come la risoluzione potrebbe indurre i paesi occidentali ad evadere i propri impegni e le proprie responsabilità. 

Prevedibilmente, la comunità internazionale ha recepito con malumore la posizione dei tre paesi, che è stata commentata dall’ambasciatore americano come una decisione senza “alcuna giustificazione”. Tra gli altri, il capo delegazione del Niger Abarray ha segnalato una totale mancanza di visione globale da parte dei paesi oppositori. Nonostante tutto, ad alcuni esperti, il veto della Russia sembrava largamente prevedibile e sembra non essere giunto inaspettato. 

Meno chiare paiono, invece, le alternative che possano comunque rafforzare le iniziative internazionali sul clima. Un esempio largamente menzionato è il Climate Security Mechanism (CSM), uno strumento che fa capo alle Nazioni Unite e che si ripropone di analizzare e rispondere agli impatti avversi del cambiamento climatico in tema di pace e sicurezza. Seppur insufficiente a delineare un progetto unitario, il CSM sostiene e incoraggia la formazione di operazioni ONU congiunte, con la prospettiva di porre le basi a futuri episodi di cooperazione sulla sicurezza climatica.  

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