DONBASS TRA UCRAINA E RUSSIA, SI TEME L’EFFETTO AFGHANISTAN

Fonte Immagine: https://www.welfarenetwork.it/la-pace-nel-donbass-si-sta-allontanando-20210407/

La guerra nel Donbass scoppiata nel 2014 sotto il controllo dei separatisti filorussi, le quali fondarono le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk.

La guerra dell’Ucraina orientale o guerra del Donbass, in un principio iniziata come una rivolta, ma anche come una crisi dell’Ucraina orientale, Per capire meglio l’attuale tensione militare dobbiamo tornare indietro al 21 e 23 novembre del 2013, quando a Kiev, si è radunato un movimento formato la maggior parte da giovani per protestare contro il presidente in carica al tempo, Viktor Yanukovich, il quale si rifiutò di firmare l’accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione Europea per la creazione di un’area di libero scambio. Preferendo l’offerta di un prestito di 15 miliardi da parte della Russia, all’offerta proposta dall’Unione Europea.

C’è una rottura totale il 20 febbraio, quando il movimento si dirige verso la sede del governo e del parlamento, provocano 100 morti e 700 feriti. Yanukovich si vede costretto a rifugiarsi in una località ignota. Qualche giorno dopo il Ministro degli Interni, Arsen Avakov, annunciava che il Presidente ucraino Yanukovich è ricercato per uccisione di massa.

Qualche giorno dopo il conflitto inizia a prendere una piega ideologica, in quanto il comunista Yanukovich, dichiarava di essere stato deposto da forze neofasciste. Nel gennaio 2019 Yanukovich venne condannato dal tribunale di Kiev per tradimento della patria, con una pena da scontare di 13 anni.

Attualmente è un conflitto in corso. Il quale ha avuto inizio il 6 aprile 2014, quando alcuni manifestanti armati, si sono impadroniti di alcuni palazzi governativi dell’Ucraina orientale. Dopo la strage di Odessa nel maggio 2014, dove morirono 48 civili.

Vladimir Putin, decide di denunciare le violazioni di diritti umani avvenute in Ucraina dal novembre 2013 per mano degli “ultranazionalisti” che avevano sotto controllo il governo dell’Ucraina. Al giorno d’oggi, al centro della vicenda c’è il gas e una ipotetica possibile entrata dell’Ucraina nella Nato. Di conseguenza la tensione al confine tra Ucraina e Russia cresce sempre di più.

Il 16 giugno del 2014 la società russa Gazprom, la quale è la più importante azienda energetica dell’Ucraina, ma parzialmente gestita dalla Russia. Attraverso il governo di Mosca decise di ridurre la quantità di gas che sopraggiunge in Ucraina.

Dato che l’azienda voleva il pagamento di circa 1,5 miliardi di euro di arretrati, somma saldata successivamente nel novembre dello stesso anno. Ora abbiamo un altro elemento geostrategico molto importante, gli oleodotti, i quali diventano un punto cardine nell’economia del conflitto. In quanto, attraverso il territorio dell’Ucraina, la Russia trasporta il gas all’interno dell’Europa. Nel settembre 2021, Putin concluse un accordo con la Polonia e firmò una nuova intesa con l’Ungheria per trasportare il gas in Europa, bypassando del tutto l’Ucraina. 

La Germania sospende temporaneamente il processo di approvazione  del gasdotto Nord Stream 2, il quale dalla Russia arriva direttamente nel suolo tedesco attraverso il Mar Baltico, questo rappresenterebbe un punto di svolta per Putin.

L’Agenzia federale tedesca delle reti (Bundesnetzagentur) ha annunciato che il processo di approvazione è bloccato, in quanto c’è un ostacolo legale, anche se questa decisione ha comportato un rincaro del prezzo all’interno del mercato europeo. Già dopo l’annuncio si ebbe un aumento dell’11% a 88 euro/MWh. Ora si attendono le prossime decisioni del neo-cancelliere tedesco, Olaf Scholz, sulla faccenda, ma difficilmente il governo tedesco rifiuterebbe un progetto da 11 miliardi di euro.

La Crimea è sempre stata una regione strategica per la Russia, oltre al fatto che a Sebastopoli si trova gran parte della flotta militare russa. Nonostante la regione gode di una propria autonomia e una Costituzione, la Repubblica autonoma della Crimea, è un territorio controllato dall’Ucraina, anche se la Crimea ha indotto un referendum nel maggio 2014 per l’annessione alla Russia, «Sostieni lo stato autoproclamato della Repubblica Popolare di Donetsk/Repubblica Popolare di Luhansk?», il quale ebbe un risultato pari al 95% per il sì.

La legittimità del voto non venne riconosciuto dall’Ucraina e dalla comunità internazionale, come, ONU, UE, OSCE, dando il via a maggiori scontri ancora più violenti. Infatti, secondo il governo ucraino il referendum sarebbe una “farsa criminale” organizzata dal Cremlino. 

Così facendo, il Donbass divenne l’epicentro degli scontri, dove i negoziati sono tuttora in un vicolo cieco. Mosca venne accusata di finanziare ed equipaggiare con armi militari i vari battaglioni filorussi, ma dal Cremlino venne smentito nettamente ogni coinvolgimento diretto nel Donbass.

Anche se, già nella primavera scorsa la Russia aveva riunito decine di migliaia di soldati al confine, mandando in fibrillazione gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Ma rispetto alla crisi di aprile, ridimensionata a una semplice e comune esercitazione conclusa, dopo una telefonata tra i due presidenti, Biden e Putin, ma ora a distanza di nove mesi si teme in un conflitto peggiore.

Dato che i ribelli filorussi hanno un maggiore appoggio da parte del governo di Mosca, attraverso armi e lo schieramento di truppe sul confine. Inoltre, Biden e i partner europei hanno minacciato “sanzioni senza precedenti” nei confronti di Mosca in caso di aggressione. 

Ma secondo il comandante Oleksandr Timoshuk, Putin non attaccherà: «Gli costerebbe troppo in termini di uomini e di prestigio internazionale. L’ammasso di truppe ai nostri confini è un bluff con cui spera di risolvere in patria i suoi problemi di popolarità in calo. Per poter rivestire i panni del comandante supremo gli serve di un nemico esterno». Nonostante la Russia abbia molti modi per colpire l’Ucraina, e anche i diversi obiettivi che ha il governo di Mosca.

Tra cui, la conquista delle riserve d’acqua a nord della Crimea, la destituzione del presidente Volodymyr Zelensky, da sostituire con un altro possibilmente più filorusso e con una minore aspirazione euro-atlantica. 

Putin punta sul fatto che il Cremlino si preoccupi della situazione più che gli Stati Uniti e l’Unione Europea, date le loro diverse priorità. Per gli USA questioni di realpolitik, mentre l’UE è maggiormente concentrata sull’Asia. Ci sarebbe anche la possibilità che si ripeta “l’effetto Afghanistan”, ovvero, gli Stati Uniti considerando la zona non più strategica per i suoi interessi nazionali, potrebbe decidere di aprire al compromesso.

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