SEMI-CONDUTTORI E PRASSI VIOLATE :COSA SVELA LA TENSIONE TRA CINA E LITUANIA DELLA POLITICA INTERNAZIONALE E DELL’UE

La Lituania che resiste alle pressioni di Pechino sul riconoscimento di Taiwan è  come Davide che sfida Golia. Più che la sfida in sé, tuttavia, è interessante conoscerne le implicazioni geopolitiche e geo-economiche, soprattutto per quel che riguarda l’Ue, che potrebbe approvare il cosiddetto Martello commerciale e Taiwan, che sfoggia il suo dominio nel mercato dei semi-conduttori.

Il gelo diplomatico tra Pechino e Vilnius è iniziato con lo sgarbo politico dell’uscita lituana dal gruppo 17+1 nel maggio 2021. Definito come un aggregatore economico per facilitare le relazioni tra Cina e gli stati dell’Europa Centro-Orientale, il 17+1 ha suscitato lo scetticismo di osservatori interni e esterni. I primi hanno lamentato la poca chiarezza dei benefici che il 17+1 dovrebbe portare agli stati europei che vi partecipano, i secondi paventato l’esecuzione di una tattica “dividi e conquista” da parte cinese, più a suo agio nel trattare con i Paesi singoli che con l’Ue.

Il peso congiunto di questi pareri, unito alla conclamata assenza di un accesso favorevole al mercato cinese, e l’ombra della trappola del debito sui porti lituani, hanno infine spinto Vilnius a uscire dal 17+1novembre 2021, con l’apertura di una sede rappresentativa di Taiwan, la Lituania ha fatto saltare quello che per Pechino è la base delle sue relazioni esterne, ovvero il disconoscimento di Taiwan come ente politico sovrano.

Con il suo gesto di riferirsi a Taiwan e non a Taipei, la Lituania ha violato l’accordo informale che regola negli affari internazionali la coesistenza di Taiwan e della Repubblica Popolare Cinese. L’esistenza di Taiwan è, infatti, uno dei quei panni sporchi di cui non si parla in pubblico: esiste, ma non viene definita in modo esplicito.

Come rappresaglia, la Cina ha cominciato a respingere i prodotti lituani alla dogana, e ha esteso lo stesso trattamento anche a tutte le merci europee prodotte in territorio lituano. Come risultato, le tensioni tra Cina e Lituania sono uscite dai palazzi dei rispettivi poteri nazionali e sono atterrate con prepotenza sul tavolo dell’Unione Europea, che vorrebbe esimersi dall’esprimersi in materia, ma non può.

Le motivazioni politiche del blocco commerciale da parte cinese sono evidenti, e sono un’arma a doppio taglio per tutti gli attori coinvolti. Dal punto di vista dell’Ue, queste offrono un appiglio scivoloso in sede WTO, che sarebbe la sede ideale in cui giudicare le azioni di Pechino. Se è vero che il suo tribunale potrebbe sanzionarle, quest’ultimo ha un margine limitato di azione perché Pechino non ha mai approvato delle sanzioni formali contro la Lituania, e non c’è materiale utile alla risoluzione della disputa.

A livello interno, la disputa è un problema spinoso anche per la Presidenza francese del Consiglio Europeo, che ha fatto di un’Europa decisiva e decisionista la propria ragione d’essere. Se da una parte Macron ha dichiarato che l’Ue deve sostenere la Lituania, è anche consapevole del fatto che la Cina è un partner indispensabile per questioni che vanno oltre Taiwan, dall’emergenza climatica, al prezzo dell’energia, alla cooperazione in aree fragili dell’Africa.Una soluzione intermedia potrebbe  essere approvare il cosiddetto martello commerciale, con il quale l’Ue potrebbe reagire a vessazioni politiche contro i suoi membri, non solo da parte della Cina, ma anche della Russia.

Dal punto di vista taiwanese, l’intera questione è un’opportunità per dimostrare quanto la benevolenza cinese sia un paravento che occulta prepotenza. Allo stesso tempo, crea le condizioni ideali per mostrare quanto un’alleanza con i suoi rappresentanti sia strategica. Taiwan, infatti, domina il mercato dei semiconduttori e microchip, essenziali per l’economia globale a trazione digitale. Per mostrare la sua volontà di sostenere il governo lituano, ha annunciato la creazione di un fondo di investimento da 200 milioni di dollari per de-localizzare la produzione di micro-chip in Lituania, al quale potrebbero seguire accordi per più di un miliardo  di dollari.

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