L’UE NON PUÒ PERMETTERSI DI ESSERE ASSENTE A KIEV

La Russia continua ad ammassare truppe e armi al confine con l’Ucraina, Il consiglio Nato-Russia che si è svolto a Bruxelles, sembra essere stato un incontro tra sordi. 

L’Unione Europea è ancora in lutto per la morte prematura del Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. Il Presidente Sassoli, grazie alla sua visione da europeista è riuscito a conferire una centralità tra le Istituzioni comunitarie, al Parlamento europeo. David Sassoli ha trasformato l’assemblea parlamentare di Strasburgo, nella vera anima europea, conferendo un nuovo slancio al progetto europeo. In ogni sede e accordo in cui il Parlamento è stato interpellato, il Presidente Sassoli ha cercato di unire e salvaguardare sempre gli interessi dei cittadini appartenenti all’Ue. 

Tuttavia, Bruxelles deve superare la grave perdita, e prendere atto dell’acuirsi della situazione in Ucraina. Si tratta di un dossier non ancora risolto, che tornerà ciclicamente in auge fin quando le soluzioni adottate dagli attori coinvolti (UE – USA – Russia), terranno conto solo del breve e medio termine. 

L’Ucraina è diventato un paese geopoliticamente rilevante per via di alcuni aspetti fondamentali: Primo fra tutti che si tratta di un territorio chiave, per il trasporto di gas russo verso i paesi europei, da cui ricava cospicui diritti di transito sulla base di un contratto con scadenza nel 2024, con possibilità di rinnovo fino al 2034. In secondo luogo, questo paese rievoca nell’immaginario collettivo russo, la Storia dell’Impero russo e dell’Unione sovietica, infatti, Kiev ha ottenuto l’indipendenza da Mosca solo nel 1991.

In particolare, la regione della Crimea ha sempre occupato un posto speciale nella storia nazionale russa, fin dalla sua annessione nel lontano 1783. Poi Nel 1954, il Presidente sovietico Nikita Khrushchev trasferì la penisola di Crimea da una giurisdizione sovietica all’altra, molti russi erano rattristati dal fatto che la Crimea diventasse parte di un altro paese. 

Attualmente, la strategia del Presidente Vladimir Putin è piuttosto semplice: far fallire l’europeizzazione dell’Ucraina, che la vedrebbe passare definitivamente nella sfera dei paesi occidentali, liberali e democratici, ed evitare allo stesso tempo che Kiev entri a pieno titolo nella NATO. L’adesione da parte ucraina all’alleanza atlantica è stata già chiesta nel 2008, durante il vertice di Bucarest. Tuttavia, l’ingresso nella NATO sembra essere subordinato al consolidamento dei processi democratici interni, e a una più decisiva lotta alla corruzione ucraina. 

I timori di un’invasione russa sono iniziati a partire dal 3 novembre 2021, quando l’Ucraina e gli Stati Uniti hanno rilevato la presenza di oltre 100.000 truppe russe lungo il confine. Il Cremlino sa benissimo che questo è il momento di agire e di apparire più minacciosi, le tempistiche nelle azioni militari sono molto importanti. Mosca è conscia del fatto che l’Unione Europea non è in grado di avviare un’azione militare unilaterale, per difendere la sovranità ed integrità Ucraina. Per di più, gli Stati Uniti con l’amministrazione di Joe Biden, sono costantemente impegnati in un acceso confronto con la Cina. 

Nonostante il disimpegno americano nel vicino Medioriente e Mediterraneo, a seguito di una riunione della NATO, il 7 gennaio, parlando con i giornalisti il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, ha dichiarato che: “l’Alleanza è pronta a rispondere con la forza ad un eventuale aggressione russa”. Gli Stati europei, a partire dal 2014 anno in cui è iniziata la crisi del Donbass, hanno giocato una partita all’ombra degli Stati Uniti. Solo Francia e Germania hanno assunto il ruolo di mediatori tra Ucraina e Russia.

Nella situazione attuale, l’Ue sta attraversando una delicata fase di transizione, in primis dovuta all’insediamento del nuovo governo tedesco, poi alle imminenti elezioni presidenziali francesi, e infine, anche la ritrovata credibilità dell’Italia con il governo Draghi è rimessa in discussione, per il solo fatto che il Parlamento italiano è alle prese con la delicata fase di elezione, del prossimo Presidente della Repubblica. 

Verosimilmente, gli unici provvedimenti che Bruxelles potrebbe attuare, per stabilizzare la situazione in Ucraina, sono solo di tipo economico e finanziario, unica arma in suo possesso. Proprio in questa direzione, vanno le parole dell’Alto rappresentante europeo agli affari esteri, Josep Borrell, che ha paventato un eventuale blocco del gasdotto Nord Stream 2 ed ulteriori sanzioni internazionali alla Russia.

L’Unione non è in grado di accelerare l’iter procedurale di adesione dell’Ucraina. Quindi, unica soluzione peraltro già messa in campo, è stata quella di intensificare l’assistenza finanziaria a Kiev, Bruxelles ha fornito supporto politico, finanziario ed economico per oltre 17 miliardi di euro dal 2014 ad oggi. 

L’Ue non può permettersi di essere assente in un momento di crisi del genere, ma allo stesso tempo bisogna prendere atto che non possiede alcuna forza di difesa da dispiegare, nel tentativo di dissuadere la Russia. Un’ulteriore carta da giocare, oltre quella economica, potrebbe essere quella diplomatica, cercando di diminuire l’escalation attraverso il continuo dialogo con Mosca, per evitare crescenti tensioni. Bruxelles dovrebbe tentare di ricoprire il delicato ruolo del mediatore, tra Ucraina, Russia e Stati Uniti. 

Gabriele La Spina

Classe 1991, attualmente è il Vice Presidente IARI. Dal 2019 al 2021, ha ricoperto per IARI la carica di Capo Redattore. Per l’Istituto si occupa di redigere analisi geopolitiche in Affari Europei, sono oggetto delle sue analisi le Istituzioni dell’Unione Europea e gli Stati membri. Ha conseguito una laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali, presso l’Università di Catania, con tesi dal titolo: “L’Unione Europea post covid-19: sfide interne ed esterne del mercato unico europeo”. Inoltre, presso lo stesso ateneo, ha conseguito una laurea triennale, in Politica e Relazioni Internazionali, con tesi dal titolo: La Comunicazione politica dei leader globali: dal Presidente J.F. Kennedy a Papa Francesco. In seguito, ha ottenuto un diploma di specializzazione in Affari Europei, presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

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