CONDANNATO PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ IL PRIMO UFFICIALE DI RANGO SIRIANO

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La Germania condanna il primo funzionario di rango del governo siriano per crimini contro l’umanità. 

Anwar Raslan, ex colonnello dell’intelligence siriana di 58 anni, è stato dichiarato colpevole dal tribunale di Coblenza di aver supervisionato, tra il 2011 e il 2012, la tortura dei prigionieri della famigerata struttura di Branch 251. 

L’ex capo dell’unità investigativa del centro di detenzione di Damasco, poi disertore, è stato giudicato responsabile di almeno 4000 casi di tortura, così come di 27 omicidi e 2 casi di violenza sessuale. 

Tra le numerose atrocità attribuite ai funzionari della sua struttura vi erano celle stipate e soffocanti, alimentazione a base di patate al sapore di gasolio, costrizione a bere dalla toilette, presenza di cadaveri in corridoio e torture consistenti in scosse elettriche su mani, gambe e petto durante gli interrogatori.

Rilevanti inoltre sono stati per i giudici la sistematicità dei crimini commessi e l’appartenenza degli stessi a un insieme di pratiche decennali impunite portate a termine dai vicini al regime di Bashar Al-Assad.

Alla dichiarazione di colpevolezza ha corrisposto per Raslan la pena dell’ergastolo, che gli permetterà forse di ricominciare a godere di libertà (vigilata) solo tra 15 anni. 

Si tratta del primo processo globale incentrato sulla tortura sponsorizzata dal governo di Assad e Anwar Raslan è il più alto funzionario del governo siriano ad essere processato per crimini commessi durante la decennale guerra civile siriana.

Una vittoria dal sapore amaro

Il caso, che includeva numerosi testimoni e prove, comprese fotografie originali degli eventi denunciati giunte grazie all’opera di disertori militari siriani, è parte dello sforzo che la Germania ha avviato per combattere l’impunità nei confronti dei funzionari siriani accusati di crimini contro l’umanità, ma sfuggiti alla giustizia.

Per le famiglie delle vittime, sebbene si parli solo del primo caso coinvolgente un’ufficiale e di uno dei pochi tentativi di attribuire responsabilità al governo siriano nei confronti dei suoi cittadini, si tratta di un primo importante passo del “lungo percorso verso la giustizia”.

Anwar al-Bounni, avvocato siriano per i diritti umani ed ex prigioniero politico in Siria si è detto felice e ha parlato di “vittoria della giustizia”, così come “per le vittime sedute dentro l’aula” e “per le vittime in Siria” impossibilitate a essere presenti.

Avvocati e attivisti affermano di voler continuare a perseguire ex e attuali funzionari del regime implicati in torture e sparizioni forzate, ma rimane il fatto che il presidente in carica potrà godere di immunità dai processi fino a quando resterà al potere. Le numerose prove a suo carico che stanno essendo raccolte dalla Germania potranno essere forse utilizzate in futuro, quando lo stesso non occuperà più la più alta carica del paese.

Il principio di giurisdizione universale dà ad uno stato giurisdizione sui crimini gravi commessi contro il diritto internazionale anche se questi non sono avvenuti all’interno del suo territorio o non sono coinvolti suoi cittadini, ma sempre più atteso a causa del continuo aggravamento della situazione siriana è il coinvolgimento di un foro internazionale.

Non c’è da stupirsi se anche a seguito della notizia della condanna di Raslan e del co-imputato Gharib permanga lo scetticismo di molti. Infatti, la Siria non è parte del trattato della Corte Penale Internazionale, quindi davanti alla stessa non possono essere portati i suoi presunti criminali; al contempo il tentativo di deferimento alla Corte da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato ostacolato finora dal veto russo e cinese.

Tutti i coinvolti sono comunque d’accordo sul fatto che si tratti di un primo passo che si spera porterà all’esecuzione di un numero crescente di mandati di arresto internazionali in sospeso, soprattutto se riferiti a persone di livello più alto.

C’è ancora speranza?

Le vittime dell’eventuale operato criminoso del regime siriano si meriterebbero certamente di essere ascoltate e di ottenere giustizia, ma l’impegno dei singoli stati attraverso le corti nazionali non è certamente sufficiente.

Senza sminuire l’importanza della condanna, gli evidenti limiti già evidenziati e la presenza di un sistema sostanzialmente impunito che miete quotidianamente vittime e spaventa i possibili nemici del governo di Damasco, ci portano ad abbassare nettamente le aspettative riposte nell’impegno profuso dalle singole nazioni.

Le atrocità documentate e riferite al conflitto civile siriano necessiterebbero di uno sforzo molto più coraggioso e sono oggi stimolate dalla riparazione dei legami diplomatici che molti stati della regione mediorientale e in generale del mondo stanno facendo per riabilitare a livello internazionale Assad.

Anche i maggiori critici fanno (e possono fare) ben poco di fronte alle aperture che molti paesi stanno dimostrando del presidente. Se i timidi sforzi delle potenze come USA e UE, così come gli interessi dei proxy coinvolti nel conflitto civile siriano continueranno a prevalere sul reale interesse per le sorti della popolazione civile siriana e sulla volontà di rendere responsabili chi si rende protagonista di crimini contro l’umanità, il regime accusato di maggiori atrocità non sconterà mai la sua pena.

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