EGITTO. L’ARABIC NETWORK FOR HUMAN RIGHTS INFORMATION SOSPENDE LE ATTIVITÀ

L’Arabic Network for Human Rights Information, una delle poche associazioni per i diritti umani rimaste in Egitto, sospende le attività, una decisone difficile ma necessaria: impossibile operare in un ambiente così ostile.

Dopo 18 anni di operato, la Rete Araba per l’Informazione sui Diritti Umani (Arabic Network for Human Rights Information- ANHRI), una delle principali Ong egiziane, annuncia la sospensione delle sue attività, nonostante l’impegno profuso per continuare a portare avanti i propri obiettivi in un “territorio ostile” e in “condizioni molto difficili”. 

Fondata nel 2004 da un team di avvocati e attivisti, con base al Cairo, l’organizzazione ha lavorato strenuamente per la promozione e la difesa della libertà di espressione, sia in Egitto sia più in generale in Medio Oriente e Nord Africa, denunciando sistematiche violazioni dei diritti umani. 

Sul proprio sito internet ANHRI motiva con fermezza e toni severi la propria scelta con l’«assenza di un livello minimo di supremazia giuridica (…) il disprezzo per lo stato di diritto e le crescenti violazioni dei diritti umani». Registra, inoltre, un aumento degli abusi da parte delle forze di sicurezza egiziane, sia con pretesti legali o giudiziari, sia attraverso una esplicita persecuzione.

La decisione arriva a seguito di «numerosi tentativi di prosecuzione delle attività», nonostante le difficoltà che gli egiziani stanno vivendo. Denunciano l’utilizzo strumentale di una situazione di instabilità politica da parte del Governo egiziano per limitare le istituzioni indipendenti e per giustificare l’arresto e la detenzione di attivisti per i diritti umani, giornalisti e attivisti politici, affiliati a partiti o indipendenti. L’ANHRI dichiara di aver dovuto far fronte anche a tentativi di infiltrazione spionistica, ossia al tentativo di reclutamento di alcuni membri del proprio staff come informatori.

I diciotto anni di attività «hanno rappresentato una storia indelebile di difesa della libertà di espressione e di centinaia di giornalisti e opinionisti in Egitto e nel mondo arabo, preservando una parte importante della storia del movimento per i diritti umani egiziano e arabo», una storia che è reperibile nei loro archivi.

Secondo Human Rights Watch, dall’ascesa al potere di Al-Sisi il Governo egiziano avrebbe incarcerato decine di migliaia di critici del governo, difensori dei diritti umani e giornalisti, alcuni dei quali sottoposti a una lunga carcerazione “preventiva” con la copertura giuridica dello Stato di emergenza – revocato soltanto nell’ottobre scorso – e della legge antiterrorismo (L.95/2015) che hanno consentito un ampio spazio di manovra.

La revoca dello Stato di emergenza è stata accolta con favore misto a scetticismo: molti oppositori politici, analisti e osservatori internazionali ritengono infatti che Al-Sisi disponga di numerosi strumenti repressivi, anche al di fuori dello Stato di emergenza, strumenti che sono il frutto di un combinato autoritario-civile-militare e che gli consentono sia di controllare la stampa, sia di detenere in carcere critici del Governo con false accuse.

È un fatto grave che un’organizzazione impegnata nella difesa della libertà di espressione e dei diritti umani in generale si dichiari costretta a rinunciare alla propria attività, ma non all’impegno individuale dei suoi singoli membri – come chiarisce – in un paese che nel mese di settembre 2021 aveva lanciato la Prima Strategia per i Diritti Umani ma che ancora non sembra porre il tema in cima alla sua agenda, nonostante le dure critiche internazionali e le timide pressioni americane. 

Carmen Corda

Laurea in Governance e Sistema Globale conseguita presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Cagliari con una tesi intitolata "Essere musulmani europei. Un'identità plurale e in divenire". Il suo principale ambito di ricerca riguarda la presenza musulmana in Europa, con particolare attenzione ai rapporti tra le comunità islamiche e gli Stati. Particolare attenzione è rivolta altresì all'area Vicino e Medio Orientale, nello specifico all'Egitto.

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