IL ROVENTE MERCATO AZIONARIO EGIZIANO

Fonte Immagine: Investire Oggi

Gli investitori dei mercati emergenti puntano tutto sull’Egitto, apparentemente terra calda per guadagni che, per l’anno appena imboccato, promettono brillanti sorprese. E JP Morgan Chase & Co inserisce il Cairo in un indice secondo cui i titoli di Stato egiziani  idonei ammontano a $ 26.

Gli alti tassi d’interesse egiziani allettano gli investitori, soprattutto dei Paesi emergenti che puntano alla patria dei faraoni come punto luminoso in un mercato azionario globale che vacilla, e i cui rendimenti sono in calo pressoché ovunque. In questo quadro macabro, il Cairo si distingue per profitti fruttuosi, pari all’1,7% dallo scorso dicembre. Una performance positiva, e molto attenzionata dati gli sviluppi mogi del resto della regione, e non solo. 

Secondo PineBridge Investments e Reinassance Capital l’andamento positivo del mercato egiziano continuerà per tutto il 2022, con una crescita a doppia cifra dei rendimenti e perdite trascurabili.

Dopo un 2021 in grande spolvero che ha visto il Paese nordafricano attestarsi come secondo mercato al mondo per rendimenti, il nuovo anno si prospetta ancora più forte, e verosimilmente pronto per solidificare la posizione finanziaria dell’Egitto, possibile hub caldo dell’area MENA nel prossimo futuro. 

Le obbligazioni egiziane del 2021 hanno restituito circa il 13% in valuta locale, e secondo fonti interne a Pinebridge tale percentuale è pronta a crescere del 4% durante quest’anno fino ad arrivare al 17%. 

In Egitto il processo antinflazionistico sembra procedere a gonfie vele, il tasso di cambio è ancora discretamente valutato, e secondo stime di lungo periodo le obbligazioni locali saranno high-scoredper lungo tempo. Del resto, questo trend positivo si osserva da circa 5 anni; infatti, in questo arco temporale le obbligazioni egiziane hanno restituito un ammontare pari al 156% in dollari statunitensi. Questo risultato è senz’altro successivo agli accordi conclusi con l’IMF- il Fondo Montario Internazionale- e conseguenza dei massicci investimenti pervenuti dagli alleati egiziani del Golfo. 

La narrazione cambia quando si parla di obbligazioni in valuta estera, per inciso in dollari americani; il debito egiziano è alto al punto che eguaglia quello iracheno e supera quello del Gabon e del Pakistan, motivo per cui gli investitori chiedono premi elevati per detenerlo. Ciononostante, l’Egitto si prospetta un player precipuo e sempre più affermato nei mercati obbligazionari di breve e lungo periodo, grazie soprattutto alla riuscita del contenimento del tasso d’inflazione entro un rangeaccettabile, e al di sotto dei tassi della banca centrale.

Unico spauracchio potrebbe essere l’innalzamento dei tassi della Federal Reserve, ma ciò non sembra preoccupare troppo il Cairo, forte di tassi reali- la differenza tra il tasso di deposito e l’inflazione- del 2, 35% contro il 6.55% statunitense. Insomma, la nazione nordafricana è sotto i riflettori, e deve essere tenuta d’occhio. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from Geopolitica Economica