IL GRUPPO DI VISEGRAD PERDE MORDENTE

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Dal 1991, anno della sua fondazione, il gruppo di Visegrad ha cambiato natura, obiettivi e mordente. Nato come catalizzatore dell’integrazione europea, è divenuto sinonimo dell’euro-scetticismo e della debolezza politica dell’Ue. La sua diminuita aggressività è compensata dalla retorica fiammeggiante della Slovenia, la cui presidenza dell’Ue è appena terminata.

Un obiettivo europeista per i più euroscettici

Il blocco di Visegrad è nato nel 1991 con l’obiettivo di dare una voce comune ai neonati stati indipendenti di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchial’intenzione era quella di  agevolarne l’integrazione europeae allo stesso tempo di rafforzare la cooperazione regionale in campo militare, culturale, economico, ed energetico. L’obiettivo originale, dunque, era quello di lanciare i quattro ex-satelliti in un futuro modellato sulle  stelle dell’Ue.

Dal 1991 ad oggi, tuttavia, il futuro è cambiato, e l’Ue non è più l’unico orizzonte verso il quale i capi di stato dei Paesi Visegrad sentono di dover navigare. Ci sono diversi motivi dietro questo cambio di prospettive.

Da Euromaidan alla crisi dei rifugiati

The Foreign Policy Centre individua tre eventi che hanno contribuito a  modificare le prospettive di Budapest, Varsavia, Praga e BratislavaPrimo, la Rivoluzione Arancione in Ucraina, influenzata dalle forze europeiste, ha riattizzato l’attenzione di Mosca nei confronti del suo immediato vicinato, e l’ha spinta ad aumentare gli sforzi nell’influenzare le dinamiche politiche e sociali nei suoi ex satelliti a scapito delle politiche di integrazione europea. Alla luce dell’abilità comunicativa di Mosca, della quale mezzi espliciti come Russia Today sono solo la punta dell’iceberg, è probabile che molte delle false informazioni che hanno avvelenato il dibattito nei Paesi del Gruppo Visegrad siano parzialmente attribuibili a media vicini o affiliati al governo russo.

Il secondo elemento è la crisi del 2008: l’onda della depressione economico-finanziaria non ha solo scavato un solco  tra le economie del Nord Europa e quelle mediterranee, ma ha reso più definito quali sono i paesi che rappresentano il cuore dell’Ue e quali ne rappresentano un’estensione, che per definizione è aggiuntiva rispetto al tutto. La crisi economico-finanziaria ha reso chiaro che il centro dell’Ue è ancora spostato ad ovest, e l’est riceve le politiche di Bruxelles in quanto periferia.

Il terzo elemento è la crisi dei migranti del 2015. I Paesi di Visegrad sono diventati centrali a loro malgrado: la rotta balcanica ha trovato nei Paesi dell’Europa centrale la via ideale per avere sbocco in Ue, e nonostante i proclami di solidarietà di Bruxelles, i Paesi del gruppo di Visegrad sono stati lasciati soli ad affrontare la disperazione di chi si lascia alle spalle le macerie di una vita distrutta.

Al futuro piace cambiare

A sette anni dal picco della crisi migratoria, il futuro è cambiato di nuovo anche per quei Paesi che erano diventati sinonimi di euro-scetticismo. Nonostante siano beneficiari netti dei fondi Ue di coesione regionale, Polonia e Ungheria non evitano lo scontro diretto con Bruxelles: l’una mina l’indipendenza del sistema giudiziario  a favore di un maggiore presa del potere politico, l’altra asservisce i fondi comunitari agli scopi del partito di Viktor Orbán.

Garantismo politico, rigidità economica

Come conseguenza della loro gestione politicizzata e populistaBruxelles agisce in autotutela con il blocco dei fondi di coesione regionale e quelli legati al Next Generation EU. Infatti, se la Commissione è disposta a tollerare divergenze di valori in nome dell’unità nella diversità, è meno flessibile in caso di discrepanze nella gestione dei fondi comunitari.

Il gruppo di Visegrad si spacca

Mentre Polonia e Ungheria procedono allo scontro con le istituzioni di Bruxelles, Repubblica Ceca e Slovacchia hanno manifestato la volontà di uscire dall’orbita euro-scettica che sembrava il marchio di fabbrica dei Paesi di Visegrad. Le elezioni politiche a Praga e a Bratislava hanno portato ai vertici  rispettivamente Petr Fiala e Eduard Heger, che hanno affermato di voler cambiare i modelli di riferimento per la politica nazionaleL’intenzione è quella di rafforzare i legami con Austria e Germania, e di distanziarsi così da precedenti che esprimevano ammirazione per le azioni di Mosca e Pechino.

La configurazione originale del Gruppo di Visegrad perde così energia, spaccata da due tensioni opposte. Tuttavia, c’è un elemento che rischia di essere trascurato, ovvero le dinamiche interne allo Slovenia.

La deriva populista della Slovenia

Mai parte del Gruppo di Visegrad, nel 2021 il governo di Lubiana ha manifestato tendenze populiste e  aggressivesenza curarsi di detenere la presidenza del Consiglio Ue. Ad ottobre 2021, per esempio, il Primo Ministro sloveno Janez Janša ha sostenuto la tesi per cui alcuni Parlamentari Europei in visita in Slovenia fossero delle spie di Soros, in una replica inquietante della versione della realtà sostenuta da Orban e dai media allineati.

Dunque, se è vero che il Gruppo originale di Visegrad perde mordente, bisogna prestare attenzione alle dinamiche tutta l’Europa centrale, nesso inscindibile tra l’Ue e i suoi partner regionali, per evitare di perdere cambiamenti fondamentali per gli equilibri europei.

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