NORD STREAM 2: L’EQUILIBRIO, INTERNO E INTERNAZIONALE, È NELLE MANI DEL PARTITO DEMOCRATICO

Il voto per le nuove sanzioni sul gasdotto Nord Stream 2, proposte dal senatore Ted Cruz, rischia di mettere in crisi la stabilità della maggioranza di governo e la ritrovata “unità transatlantica” promossa da Biden con la Germania. 

L’amministrazione dell’Ucraina, è ormai chiaro, appoggerà con grande favore il disegno di legge del  repubblicano Ted Cruz. La proposta, avanzata dal senatore taxano al fine di sanzionare la costruzione del Nord Stream 2, ha subito incontrato il favore del governo Zelens’kyj, che ha più volte definito l’oleodotto come “una minaccia esistenziale per la sicurezza dell’Ucraina”. 

L’infrastruttura, che trasporterebbe gas dalla Russia alla Germania, è stata completata ma non è ancora operativa. Sin dalla sua origine, il gasdotto è stato valutato come uno strumento politico nelle mani russe: le amministrazioni americane, infatti, lo hanno sempre visto come un elemento di potenziale destabilizzazione per l’area, anche in prospettiva ucraina. 

Negli Stati Uniti ora la palla è passata nelle mani dei democratici, che nei prossimi giorni si troveranno davanti ad un bivio: votare le sanzioni, proposte dal disegno di legge Cruz, e opporsi quindi alla volontà del loro presidente, o appoggiarlo e respingere le sanzioni rivolte ad un’infrastruttura della cui realizzazione sono sempre stati contrari. La decisione è resa ancor più difficile dalla nuova crisi che sta attraversando ultimamente l’Ucraina.

Biden, nell’ottica di riprendere costruttivi rapporti con la Germania, ha infatti recentemente stipulato un accordo con il governo tedesco per rinunciare alle sanzioni contro la società di costruzione del gasdotto. Di contro, il senatore Cruz ha reso fatto di tale partita una sua battaglia politica, lavorando instancabilmente ad una proposta rivolta al mantenimento delle sanzioni, già discusse e imposte dall’amministrazione Trump.

Il disegno dovrebbe essere votato entro il 14 gennaio 2022, secondo un accordo convenuto tra Chuck Schumer, leader dei democratici al senato, e lo stesso Cruz. L’atto necessita di 10 voti da parte dello schieramento dei democratici, dato che certamente il partito repubblicano voterà compattamente a favore della proposta del rappresentante texano.

Cosa ne pensano, quindi, i democratici? La senatrice Shaheen, molto vicina al governo ucraino, è da sempre favorevole alle sanzioni, ma si è detta perplessa sulle reali intenzioni del disegno Cruz. La Shaheen resta aperta agli accordi diplomatici ma rimane convinta di voler impedire a Putin di acquisire una nuova “arma” contro la sicurezza e la stabilità europea. 

Le preoccupazione della senatrice, condivise dal governo ucraino, se da una parte incontrano il favore del partito repubblicano, dall’altra vedono l’alta dirigenza del governo ragionare su un’opzione che fa dell’attendismo sulla partenza delle attività del Nord Stream 2, il proprio cavallo di battaglia. 

L’amministrazione Biden sta quindi concentrando i suoi sforzi su una ritrovata e proficua “unità transatlantica”: la strategia è quella di dare la priorità alle interlocuzioni con la Germania per ragionare, solo in un secondo momento e in maniera condivisa, di eventuali sanzioni.

Biden è prioritariamente intenzionato a cambiare approccio rispetto al suo predecessore, che sul gasdotto aveva consumato una delle fratture più significative con i partner europei. Inoltre, la nuova maggioranza di governo tedesco si sta dimostrando sempre più scettica, e a tratti contraria, all’avvio delle attività del Nord Stream 2. 

Resta quindi da capire se il presidente verrà appoggiato dal suo stesso partito, o se sarà proprio la mancanza di comunità d’intenti tra i democratici a provocare una nuova crisi internazionale. È probabile che alla fine il disegno Cruz venga respinto, ma in cambio Biden dovrà offrire nuove rassicurazioni ai più convinti sostenitori delle sanzioni all’interno del partito democratico. 

Riuscirà a farlo senza “tradire” l’unità atlantica? È questa oggi la vera sfida del Presidente sul nodo Nord Stream 2.

Costanza Spera

Costanza Spera, classe 1994, nata e cresciuta a Perugia. Laureata magistrale con lode in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Perugia, ha presentato una tesi mirata all’evoluzione del concetto di sicurezza interna, dalla Linea Maginot all’US Patriot Act. Sin dalla laurea triennale, conseguita anch’essa con lode a Perugia, nutre un profondo interesse per la politica statunitense.
Ha svolto un Master presso la SIOI di Roma in “Protezione strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence, Big Data e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche”, per il quale ha realizzato una tesi sull’evoluzione del terrorismo suprematista bianco e di estrema destra grazie ad un’analisi di Open Source Intelligence. Svolge, da gennaio 2021, un tirocinio presso la CONFITARMA di Roma.
Ha un diploma in programmazione informatica in linguaggio Python, si è occupata di cooperazione internazionale ed è da sempre attiva nel mondo dell’associazionismo, della politica e del teatro ed ha anche lavorato presso case circondariali umbre come tutor per gli studenti detenuti iscritti all’università.
Membro della redazione geopolitica IARI, scrive per l’area “USA e Canada”.

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