DANIMARCA E KOSOVO: LE CELLE IN AFFITTO

Fonte Immagine: © ARMEND NIMANI / AFP Una cella dismessa a Pristina

Il 20 dicembre 2021 è stato firmato l’accordo con cui la Danimarca trasferirà 300 detenuti nella prigione di Gjilan. Attesa l’ultima approvazione dei due Parlamenti.

Da dove arriva l’urgenza della Danimarca di spostare un numero consistente di detenuti? Secondo i dati riportati dal World Prison Brief, la popolazione totale di detenuti negli istituti penitenziari del Paese è di 4.227, con un incremento di mille unità negli ultimi cinque anni a fronte di una capienza totale di 4.085 posti. Tradotto in percentuali, le carceri danesi sono occupate per il 103,5%[1]. L’insostenibilità gestionale degli istituti di pena è ulteriormente evidenziata dalla carenza di guardie carcerarie – cinquecento in meno dal 2015. 

L’accordo per il trasferimento di 300 detenuti viene perciò spiegato dall’esigenza di ridurre questa pressione, rafforzando la cooperazione tra i due Paesi. Il Regno di Danimarca è stato infatti tra i primi a riconoscere l’indipendenza del Kosovo, oltre ad aver supportato militarmente la missione NATO per il mantenimento della pace e della stabilità nella regione[2]. Con l’obiettivo di rinvigorire questi legami, l’accordo recentemente firmato aggiunge un altro punto di intesa: la concessione da parte danese di fondi da dedicare a nuovi investimenti sulle energie rinnovabili, per permettere al Kosovo di transitare dall’attuale dipendenza dal carbone.

In sintesi, l’accordo per punti

  • Il Kosovo garantirà l’accoglienza di 300 detenuti presso l’istituto penitenziario di Gjilan. Le celle affittate saranno utilizzate per prigionieri stranieri che, secondo le sentenze danesi, verranno deportati nel loro luogo di origine o provenienza al termine della pena;
  • La Danimarca pagherà una tassa annuale per assicurare lo spazio e la qualità della detenzione[3];
  • La Danimarca offrirà fondi per attività di cooperazione riguardanti la promozione di energie rinnovabili, l’efficienza energetica e progetti di pianificazione dei consumi, ma anche iniziative atte all’aumento della tutela dei diritti umani in Kosovo. 

L’accordo avrà una durata decennale e il Governo di Pristina riceverà oltre 210 milioni di euro, di cui un terzo dei finanziamenti sarà da destinare al supporto della transizione verde del Kosovo. Il documento reso disponibile è una dichiarazione congiunta di intenti, che dovrà dunque essere ulteriormente implementata attraverso informazioni trasparenti sui termini di utilizzo degli investimenti. L’accordo attende inoltre la ratifica dei Parlamenti dei due Paesi.

Perché sì, perché no

A prima vista, l’accordo pare vantaggioso in entrambe le direzioni. La Danimarca potrà liberare un numero importante di celle, mentre il Kosovo beneficerà di investimenti economici e di un ruolo rafforzato con un partner dell’Unione Europea. Tuttavia, la strategia di questa intesa porta in luce alcune criticità specifiche e generali – come di consueto, dubbi e perplessità che nascono da un progetto lacunoso nel suo insieme.

L’istituto penitenziario di Gjilan è pronto all’accoglienza? Non ancora. La struttura attualmente può contenere 90 detenuti posizionati su tre piani. È vero che è stato previsto un costo per adattare gli spazi al numero di nuovi carcerati in arrivo dalla Danimarca, ma c’è allora da domandarsi: perché investire ed esternalizzare la gestione dei detenuti in un Paese che è già di per sé saturo nelle sue possibilità di ricezione? Riprendendo i dati del World Prison Brief per il Kosovo, gli ultimi numeri disponibili del 2019 ci informano infatti che le carceri sono occupate per oltre il 97,1%. 

La qualità di detenzione è la stessa? La risposta, nuovamente, è un ottimistico “non ancora”. Fatmira Haliti del QKRMT (Kosovo Rehabilitation Center for Torture Victims), ONG che monitora il sistema carcerario del Paese, ritiene azzardata la scelta danese di spostare semplicemente il problema del sovraffollamento penitenziario in un altro Stato, dove peraltro le condizioni delle celle non sono equiparabili a quelle offerte dal sistema in Danimarca. Per quanti investimenti possano essere allocati, il timore è dunque quello di non garantire l’idonea sorveglianza dei diritti umani dei detenuti stranieri portati a Gjilan. 

Il piano viene invece considerato fondamentale dal Ministro della Giustizia daneseNick Haekkerup: «[L’accordo] creerà spazio nelle nostre carceri e allevierà la pressione sui nostri agenti penitenziari e allo stesso tempo invierà un chiaro segnale ai cittadini di Paesi terzi condannati alla deportazione: il vostro futuro non risiede in Danimarca».

Il Ministro ha aggiunto che in prospettiva entro il 2025 saranno necessari oltre 1000 posti in più negli istituti di pena – un’affermazione che maliziosamente porta a cercare una correlazione tra questo aumento atteso dei condannati e le linee dure adottate dal Regno di Danimarca nella gestione dei flussi migratori. 

La criminalizzazione dell’irregolarità porta necessariamente ad un sovraffollamento del sistema penitenziario che, in questo caso, regola i conti investendo nel rafforzare quello di un Paese che necessita di interventi strutturali a monte per garantirne la corretta gestione. Stranieri in Danimarca, stranieri in Kosovo: 300 detenuti diventano così un mezzo per rafforzare i legami di cooperazione fra due Stati.


[1] Dati del 15 aprile 2021. Raccolta dati di World Prison Brief, sulla base di fonti governative/Eurostat.

[2] NATO-KFOR – United Security Council Resolution 1244.

[3] Nell’accordo, viene indicata una tassa annuale di 15 milioni di euro, più un importo iniziale di 5 milioni di euro per garantire la transizione di questa procedura. 

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