GLI STATI UNITI SANZIONANO DODIK, MA A CHE PREZZO?

Il dipartimento del tesoro statunitense ha imposto delle sanzioni al leader serbo della Bosnia ed Erzegovina, Miloran Dodik per la sua politica intrisa di corruzione ed etnonazionalismo che minaccia la stabilità del paese. A finire nel mirino USA è stato anche l’emittente media Alternativna Televizija d.o.o. Banja Luka, accusato di essere stato acquisito da Dodik per perseguire i suoi fini politici. La reazione dell’entità serba di Bosnia e della Serbia stessa riporta però a discorsi allarmanti e a retoriche vittimistiche che rischiano di compromettere ulteriormente la pace nel paese. 

Il 5 Gennaio, il dipartimento del tesoro statunitense ha imposto nuove sanzioni al rappresentante serbo della presidenza tripartita di Bosnia ed Erzegovina, Milorad Dodik. Il provvedimento, che ampia ed estende le sanzioni già imposte nel 2017, è stato varato dall’amministrazione Biden a causa dell’alto ricorso a pratiche di corruzione e alla politica etnonazionalista di Dodik che rappresenta, agli occhi statunitensi, una minaccia per la stabilità della regione e per il processo di democratizzazione avviato dopo il conflitto degli anni ’90. 

La sanzione impone il blocco di tutte le proprietà del rappresentante serbo bosniaco in territorio statunitense, e non ha coinvolto solo il rappresentante serbo bosniaco. Ad essere toccato dal provvedimento è infatti anche l’emittente Alternativna Televizija d.o.o. Banja Luka accusato di essere stata acquisita da Dodik per promuovere la sua agenda politica. 

Le sanzioni sono arrivate dopo mesi di crisi istituzionale in Bosnia ed Erzegovina, una crisi causata proprio da Dodik, che da tempo ormai, con l’appoggio presunto o fattuale di Vucić e Putin, sta minacciando l’unita della Bosnia ed Erzegovina, cercando di trasferire alcuni poteri dello stato federale nelle mani dell’entità serba, e paventando la creazione di un esercito serbo-bosniaco autonomo, che ha messo in allarme la comunità internazionale al punto di ipotizzare un nuovo conflitto in Bosnia ed Erzegovina. 

Dodik ha chiaramente smentito i suoi legami con l’emittente Alternativna TV, ed ha accusando gli Stati Uniti di spalleggiare la federazione di Bosnia ed Erzegovina (l’altra entità che fa parte della Bosnia ed Erzegovina, composta dall’etnia croata e bosgnacca), a discapito della Repubblica Serba di Bosnia.

La stessa posizione è stata presa dal presidente serbo Vucić, e da altri membri dell’establishment politica serba, come il ministro degli interni serbo, Aleksandar Vulin, che ha affermato che “Tutti coloro che difendono gli interessi del popolo serbo prima o poi saranno attaccati dalle grandi potenze”. O il leader di Pokret Oslobođenje (Movimento Liberazione) Mlađan Đorđević, che ha invitato il presidente serbo a battersi per la protezione della repubblica serba

La giusta preoccupazione internazionale per la situazione bosniaca, con particolare riferimento al ruolo di Dodik e delle sue mire secessionistiche, era ormai palpabile da mesi, e la decisione statunitense, rappresenta una chiara conseguenza di tali preoccupazioni. Tuttavia, la strategia di sanzione rischia di essere controproducente e portare ad un inasprimento delle posizioni serbo-bosniache, piuttosto che ad una distensione.

Un campanello d’allarme in questo senso può essere riscontrato nella reazione di Dodik e dell’establishment serba ai provvedimenti USA: le dichiarazioni di Vulin e di Đorđević che sono state precedentemente riportate, e che hanno trovato spazio proprio nel sito del famigerato media Alternativna TV, indicano il ricorso ad una retorica vittimistica ed alla necessità di difendersi da un attacco esterno, come sottolineato dal leader di Pokret Oslobođenje. Un genere di discorso che riporta le menti ai gironi più bui dell’area balcanica e a cui è necessario porre particolare attenzione.

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