SMART VILLAGE NELL’UE: DEFINIZIONI E PROSPETTIVE PER LE AREE RURALI

Le aree prevalentemente rurali costituiscono quasi la metà dell’intero territorio dell’UE e sono popolate da circa 93,1 milioni di persone (pari al 20,8% della popolazione totale dell’UE).Malgrado le apparenze però, questi territori sono considerati piuttosto fragili in quanto costretti ad affrontare numerose sfide imposte dagli (ormai sempre più numerosi e repentini) cambiamenti socioeconomici e ambientali, le cui conseguenze minano in maniera significativa il loro sviluppo.

La mancanza di un’efficiente rete di infrastrutture e servizi, la presenza di sistemi economici scarsamente diversificati nonché l’allargamento del divario digitale, l’alto tasso di abbandono scolastico e le devastanti conseguenze del riscaldamento globale che minacciano i raccolti e quindi i redditi agricoli delle popolazioni rurali, costituiscono i fattori principali legati all’emigrazione degli abitanti verso aree urbanizzate, causando lo spopolamento e il degrado ambientale.

Questo circolo vizioso verso il declino rurale si intensifica di anno in anno, togliendo a questi territori la possibilità di ottenere un riscatto sociale ed economico e di innescare percorsi di sviluppo innovativi ed efficaci. Tutto ciò comporta, inoltre, l’esclusione sociale degli abitanti che si trovano costretti ad abbandonare i loro territori per una vita più soddisfacente altrove.

In realtà, nonostante le problematiche illustrate, le zone rurali sono perfettamente in grado di offrire numerose opportunità a coloro che intendono viverle, soprattutto in un’ottica di sostenibilità. Se sfruttate nel modo più opportuno, possono contribuire in maniera significativa sia alla lotta ai cambiamenti climatici offrendo soluzioni più green, fondate su modelli di economia circolare (cd. green jobs) che a contrastare i fenomeni di sovraffollamento, offrendo una valida alternativa per coloro che desiderano abitare in contesti meno frequentati e stressanti come le grandi città, garantendo così una qualità della vita più alta.

Definizione e concetti

Per quanto riguarda questo secondo aspetto, anche l’UE si è resa conto della reale necessità di coniugare i problemi legati allo spopolamento e al degrado delle aree rurali con quelli più connessi alla saturazione abitativa delle grandi città, creando delle soluzioni innovative e smart.

Da questa esigenza nasce prima il concetto delle “comunità intelligenti” (smart cities), cioè luoghi solitamente ad alta urbanizzazione in cui, attraverso delle soluzioni digitali, si sono resi più efficienti le reti ed i servizi tradizionali come il trasporto urbano, il rifornimento idrico, lo smaltimento dei rifiuti e l’illuminazione pubblica; e poi quello più specifico degli smart villages (cd. villaggi intelligenti), legati alle zone marginali delle aree rurali, che si sta sempre di più diffondendo e affermando grazie anche alle numerose iniziative incentivate dalle istituzioni UE.

Sebbene non esista una definizione chiara e definita di “smart village[1], secondo una definizione fornita dalla Commissione europea, i “villaggi intelligenti” sono zone e comunità rurali[2] le cui reti e servizi tradizionali sono potenziati per mezzo di tecnologie digitali e di telecomunicazione, di innovazioni e un generale migliore uso della conoscenza (knowledge), a beneficio degli abitanti e delle imprese ivi presenti.

Il concetto di “smart village” non può essere considerato uguale per tutti i territori: le aree rurali hanno la peculiarità di essere eterogenee; pertanto, queste soluzioni innovative dovrebbero consistere in una combinazione di elementi guidati e sostenuti da strategie territoriali efficienti e soprattutto efficaci, poco importa se nuove o già utilizzate, che siano in grado di coinvolgere nelle decisioni anche i cittadini rurali (cd. co-progettazione).

Il percorso dell’UE nel sostegno agli smart villages

In UE, il concetto degli smart villages è nato da una fusione di idee legate alle tematiche della Smart Community e della Smart City[3], che ha permesso il lancio di un’importante iniziativa denominata “Smart Cities and Communities Initiative”.

In seguito, la dichiarazione di Cork 2.0 per una vita migliore nelle aree rurali (2016) e l’azione EU Action for Smart Village (2017) hanno permesso di illustrare con più chiarezza tutti i vantaggi derivanti dalla creazione di queste nuove realtà in zone particolarmente vulnerabili e con poche prospettive di sviluppo future, sulla base anche dei primi progetti pilota.

In particolare, si sono accesi i riflettori sul tema del divario digitale tra le aree urbane e quelle rurali e sulla necessità di colmare questo gap attraverso politiche di digitalizzazione dei servizi essenziali. Inoltre, è stato posto l’accento sull’importanza del ruolo rivestito da alcuni fondi di finanziamento e politiche già esistenti nel panorama europeo come la PAC (Politica Agricola Comune)[4]che, in combinazione con la politica di sviluppo rurale, è intervenuta in modo massiccio nell’economia rurale, fornendo un’ampia gamma di strumenti che hanno sostenuto, tra gli altri, proprio lo sviluppo degli smart villages nelle aree rurali.

Oltre a ciò, l’UE ha finanziato la creazione di ulteriori strumenti di supporto come il Partenariato Europeo per l’Innovazione in Agricoltura (EIP-AGRI) e la creazione di una Rete Europea per lo Sviluppo Rurale (ENRD) che ha riunito i principali attori dello sviluppo rurale come i Gruppi di Azione Locale (GAL), amministratori locali, imprenditori e cittadini rurali.

In tempi più recenti, tra le pubblicazioni più rilevanti, è necessario ricordare il rapporto finale della Commissione europea pubblicato nel 2019 dedicato agli smart eco-social villages e ai progetti pilotamonitorati tra il 2018 e il 2019 nonché il Green deal europeo e la nuova programmazione 2021-2027.

Problematiche ed ostacoli allo sviluppo dei villaggi intelligenti

Nonostante tutte le buone intenzioni poste a priori, le difficoltà legate alla creazione e al funzionamento degli smart villages sono molte. In un briefing risalente al marzo 2021, il Parlamento europeo ha sollecitato l’istituzione di un «patto per i piccoli comuni intelligenti nell’ottica di garantire un approccio più efficace, integrato e coordinato alle politiche dell’UE aventi un impatto sulle zone rurali», sempre rispettando il principio di sussidiarietà, denunciando altresì, in un’interrogazione destinata alla Commissione europea, la «mancata disponibilità della rete Internet nelle città e nei comuni più piccoli, che si ripercuote sullo sviluppo dell’imprenditoria e del turismo».

Il problema del divario digitale affligge moltissimi territori e riguarda non solo la presenza della banda larga ma anche tutte quelle forme di alfabetizzazione digitale degli abitanti più anziani, i quali avrebbero bisogno di un sostegno mirato e stimolante per l’economia di quelle zone, come dimostrato in un caso-studio in Polonia.

Tuttavia, la digitalizzazione non è l’unica sfida da affrontare. Con la programmazione europea 2021-2027, si porrà l’accento su tutti i servizi che questo tipo di comunità intenderanno fornire ai territori rurali, non solo quelli legati al mondo digitale. Questo significa che l’inclusione sociale, la co-progettazione tra attori politici e cittadini rurali, la consapevolezza diffusa dell’importanza e dell’utilità di queste strategie dovranno essere considerate se si intenderà avviare e attuare tutte le iniziative previste per “i piccoli comuni intelligenti”.

Nel frattempo, la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione con cui «ha l’ambizione di creare un nuovo slancio per le zone rurali, cambiando il modo in cui sono percepite e costruendo nuove opportunità, con una voce più forte per le comunità rurali, che sono parte integrante della costruzione del futuro dell’Europa». Nello specifico, si tratta di una visione a lungo termine (fino al 2040) per le zone rurali dell’UE, frutto dell’esperienza derivante dall’emergenza pandemica e dalla grande transizione verde e digitale che dovrà produrre grandi trasformazioni nei territori rurali e non solo.

Ciò di cui sicuramente è necessario tenere conto è che le zone rurali sono assolutamente un bene prezioso per la nostra società e «il cuore pulsante della nostra economia» nonché «una parte fondamentale della nostra identità e del nostro potenziale economico», come sottolineato dalla Presidente von Der Leyen nel discorso rigurdante le linee guida politiche per il periodo 2019-2024 e che gli smart village potrebbero sicuramente essere uno strumento ancora più indispensabile per lo sviluppo delle aree rurali europee.


[1] Zavratnik, Veronika, Andrej Kos, and Emilija Stojmenova Duh. 2018. “Smart Villages: Comprehensive Review of Initiatives and Practices” Sustainability 10, no. 7: 2559, consultabile al seguente link.

[2] Il “villaggio” non è un’entità amministrativa ben definita secondo il diritto europeo o quello degli Stati membri; può essere un intero comune o solo una parte di esso, anche molto piccola (cfr. European Commission, Directorate-General for Agriculture and Rural Development, Pilot project; smart eco-social villages : final report, Publications Office, 2020, consultabile al seguente link).

[3] Lindskog, H. (2004). Smart communities initiatives. In Proceedings of the 3rd ISOneWorld Conference (Vol. 16), consultabile al seguente link.

[4] La Politica Agricola Comune è una delle più importanti politiche europee assieme a quella economico-monetaria e di coesione. Basti pensare che quasi 100 miliardi di euro del bilancio dell’UE sono stati assegnati a un totale di 118 programmi di sviluppo rurale nel periodo 2014-2020.

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