TRE CONFLITTI DI CUI PREOCCUPARSI NEL 2022

Il mondo si lascia alle spalle un anno difficile, caratterizzato da pandemia, crisi e proteste. Il 2021 è stato tutt’altro che monotono dal punto di vista degli eventi globali; tra quelli più significativi vi sono l’arrivo dei vaccini e la mutazione del virus, la crisi afgana che ha visto il ritorno al potere dei talebani, il debutto della partnership AUKUS, l’esplosione di violenze tra Israele e Palestina, nonché una serie di eventi climatici disastrosi, come gli allagamenti in Europa occidentale e i tornado nel Sud e nel Midwest degli USA. Tra i conflitti violenti che minacciano la stabilità e la sicurezza globale, tre in particolare si stanno aggravando e, nel 2022, rischiano di intensificarsi accrescendo le già acute crisi umanitarie che ne derivano. 

  1. Conflitto in Ucraina

Iniziato nel 2014 con l’annessione della Crimea e il supporto Russo ai separatisti del Donbass, il conflitto in Ucraina si è riacceso in primavera, quando la Russia ha iniziato a schierare truppe lungo il confine. Secondo l’intelligence americana, Mosca potrebbe star preparando un’offensiva che coinvolgerebbe 175.000 truppe per la fine di questo mese. Le richieste di Putin sono chiare: la Russia vuole fermare l’espansione dell’influenza della NATO verso Est, che sia congelato l’ampliamento delle strutture militari dell’alleanza nei territori ex-sovietici, bandire i missili a medio-raggio in Europa e che Occidente smetta di supportare l’Ucraina militarmente. 

Che la minaccia di attaccare militarmente nel 2022 sia un bluff o meno, la situazione resta preoccupante, soprattutto per quanto concerne i diritti umani. Infatti, come afferma Nada Al-Nashif, Vice Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, sia nel Donbass che in Crimea la partecipazione agli affari pubblici è minacciata da attacchi violenti sia ai difensori dei diritti umani che ai giornalisti e agli individui che tentano di esprimere la propria opinione. È fondamentale, pertanto, che le parti si impegnino alla risoluzione del conflitto sulla base degli Accordi di Minsksupportati dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nella Risoluzione 2202 (2015). 

  1. Conflitto in Etiopia

Iniziato a Novembre 2020 in seguito agli attacchi multipli da parte del Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (TPLF) contro le forze di difesa nazionali etiopi, il conflitto è di matrice etnica e vede il TPLF accusare il governo centrale, supportato dall’Eritrea, di discriminazione e segregazione del popolo tigrino. Nelle ultime settimane Addis Ababa ha spinto alla ritirata le forze del TPLF, che sono arretrate verso la regione del Tigrè. 

L’Ufficio delle Nazioni Unite sui diritti umani e la Commissione Etiope per i Diritti Umani riportano che entrambe le parti, dall’inizio del conflitto, hanno commesso violazioni dei diritti umani. Sia la Forze Nazionali di Difesa Etiope (ENDF) che il TPLF hanno preso di mira strutture civili, compiendo esecuzioni ed uccisioni extragiudiziarie. La brutalità del conflitto è resa palese dagli episodi di tortura, distruzione e saccheggio di proprietà privata e dallo sfollamento forzato di civili. Inoltre, gli esperti ONU esprimono grande preoccupazione per la diffusa violenza sessuale e di genere attribuita non solo alle due parti ma anche alle forze eritree e alle milizie alleate. Dall’inizio del conflitto più di 1 milione e mezzo di persone sono state sfollate, mentre circa 50.000 sono rifugiate nel vicino Sudan.

  • Conflitto in Myanmar

A febbraio un colpo di stato perpetrato dal Tatmandaw, l’esercito Birmano, ha rovesciato il governo di Aung San Suu Kyi, dando vita a proteste pacifiche da parte dei civili che tuttavia sono state represse con estrema durezza. Da allora, il governo deposto ha fondato il Governo di Unità Nazionale (NUG) e la guerra si combatte tra milizie di gruppi etnici contrapposti.

In particolare, in Birmania i Rohingya sono discriminati da sempre, ma dall’estate del 2017 la situazione è degenerata quando centinaia di migliaia di Rohingya di fede musulmana, emarginati dal resto del popolo a maggioranza buddista per la loro identità religiosa, sono stati costretti a scappare nel vicino Bangladesh a causa dell’inasprirsi delle persecuzioni. Il 24 dicembre 2021 le forze armate birmane, affermando di combattere contro le milizie e non contro i civili, hanno perpetrato un nuovo attacco che ha portato all’uccisione di due operatori umanitari di Save the Children. Citando un tweet del Segretario General ONU Antonio Guterres, quella dei Rohingya è “una delle comunità più discriminate e vulnerabili sulla Terra.”

L’Ufficio delle Nazioni Unite per la Coordinazione degli Affari Umanitari (OCHA), prevede una crisi senza precedenti nel 2022, poiché quasi metà della popolazione birmana è ad oggi sotto la linea di povertà. Tutte le regioni tranne una sono a rischio di malnutrizione acuta, e circa ¼ della popolazione avrà bisogno di aiuti umanitari nel corso del nuovo anno. Le fonti preliminari delle investigazioni condotte dalle Nazioni Unite in Myanmar mostrano che le violazioni ammontano a crimini contro l’umanità. 

Lucrezia Ducci

Nata a Roma, classe 1998, è appassionata della sicurezza internazionale in tutte le sue sfumature da quando l’ha approcciata durante un semestre di scambio presso l’École de Gouvernance et Économie de Rabat, in Marocco. Da sempre vive per alcuni mesi l’anno in Tanzania, dove svolge attività di volontariato per l’associazione Gocce d’Amore per i Bambini dell’Africa. Dopo essersi laureata a pieni voti in Politics, Philosophy and Economics presso la LUISS di Roma con una tesi in diritto internazionale sul conflitto nel Sahara Occidentale, si è immatricolata nel programma magistrale in Security and Risk Management presso la University of Copenhagen, durante il quale ha approfondito i critical security studies e condotto ricerca sulla sicurezza ambientale e lo sfruttamento delle risorse in aree di conflitto, sui conflitti protratti e il peacebuilding, sulla politica identitaria e sulla comunicazione politica in contesti di emergenza. Ha svolto stage formativi presso il Ministero della Difesa, il Center for Near and Abroad Strategic Studies e l’associazione The Bottom Up. Attraverso la collaborazione con think tank come lo IARI e il The International Scholar analizza e scompone problematiche attuali, per spiegarle al pubblico rispondendo in maniera semplice a domande complesse come “Qual è la relazione tra sicurezza ambientale e conflitti?”, “Perché la pirateria è legata allo sfruttamento delle risorse marittime?” etc. Nonostante strizzi l’occhio alle politiche globali, le sue aree geografiche di specializzazione, anche in relazione alle sue esperienze personali, sono il Medio Oriente e l’Africa. Inoltre, Lucrezia è appassionata di equitazione e scuba diving, viaggia frequentemente per studio e per impulso, ama approfondire nuove culture e fare hiking nei posti più disparati. Per lo IARI è caporedattore dell’Area Difesa e Sicurezza.

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