PROCEDIMENTO DI INFRAZIONE CONTRO LA POLONIA

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Fonte Immagine: https://www.open.online/2021/12/22/ue-procedura-infrazione-vs-polonia/

Il 22 dicembre scorso, la Commissione Europea ha deciso di intentare la procedura di infrazione contro la Polonia per la seria preoccupazione riscontrata in merito alla recente decisione del Tribunale Costituzionale polacco che ha espressamente sfidato il (primato del) diritto dell’Unione Europea. 

Nello specifico, Il tribunale costituzionale della Polonia ha sostenuto l’incompatibilità delle previsioni del diritto dell’Unione Europea con il diritto costituzionale interno polacco, sfidandone, quindi, la supremazia. 

Tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, del resto, uniformemente riconoscono e rispettano la supremazia del diritto derivante dai Trattati dell’Unione in virtù della ormai accettata, perpetrata e largamente consolidata “cessione della sovranità” da parte degli stessi in favore dell’Unione Europea. 

Infatti, la Commisione, ha specificato che le sentenze del 14 luglio  e del 7 ottobre 2021 emesse dal tribunale costituzioanale polacco siano “in breach of the general principles of autonomy, primacy, effectiveness and uniform application of Union law and the binding effect of rulings of the Court of Justice of the European Union” , quindi il punto è che esse violano i principi di autonomia, supremazia, effettività ed uniformità di applicazione del diritto europeo, nonché l’ effetto vincolante delle pronunce della Corte di giustizia dell’Unione Europea  (CGUE) nei confronti di tutti gli Stati membri.

Viene pertanto, sollevata dalla Commissione la preoccupazione che le pronunce interne del tribunale costituzionale polacco in merito a misure ed azioni rivolte contro la magistratura (nello specifico, esso ha rifiutato di dar seguito alla richiesta da parte della CGUE di applicare l’art. 279 TFUE e sospendere l’attività giurisdizionale interna), poiché vi è il serio rischio che esse si pongano in contrasto con i principi di imparzialità e indipendenza dell’organo giudicante, quali principi generalmente condivisi da tutti gli Stati.  

Tale preoccuazione si legge in ragione del fatto che se non inibite e ritenute, anzi, legittimamente operative, nonchè conformi al diritto interno, esse potrebbero, invece, irrimediabilmente produrre effetti tangibili all’interno dell’ordinamento costituzionale polacco con conseguenze distorsive in relazione ai principi condivisi dal “rule of law” europeo.

La Commissione, pertanto, ai sensi dell’art. 258 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) ha messo in mora il Paese membro invitandolo a presentare le proprie osservazioni entro due mesi, decorsi i quali la Commissione presumibilmente redigerà un parere motivato in merito alle osservazioni dedotte.

Solo al termine di questa procedura e se ancora il Paese non si sarà conformato al parere della Commissione, essa avrà facoltà di adire direttamente la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la quale si pronuncerà in merito alla sussistenza o meno della violazione perpetrata dalla Polonia. 

In attesa che anche quest’ultima abbia la possibilità di condividere le proprie motivazioni, si propone una riflessione in ordine alla ferma necessità che le Istituzioni europee e che gli Stati membri possano, così, essere pienamente impegnate e coinvolte nella lotta contro i processi di regressione dello Stato di diritto a livello domestico di tutti gli Stati membri, così come si paventa all’interno dei confini polacchi. Dall’altro lato, tuttavia, è necessario anche che la sovranità interna di uno Stato membro possa venire in luce e, fino a prova contraria, essere messa in condizioni di motivare le proprie ragioni giustificatrici

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