PAPA FRANCESCO: OTTO ANNI DI PONTIFICATO E IL SANTO REALISMO DELLA SANTA SEDE

Fonte Immagine: Quotidiano Avvenire

Lo scorso 17 dicembre 2021, Papa Francesco ha compiuto 85 anni di vita, in questi suoi otto anni di pontificato, abbiamo imparato a conoscerlo meglio, quel cardinale argentino venuto dalla fine del mondo, oggi è diventato il Papa di tutti. 

La Comunità internazionale ha la caratteristica di essere anorganica, è composta da Stati ed organizzazioni internazionali. Spesso e volentieri gli esperti delle relazioni internazionali, preferiscono leggere ed analizzare la politica estera di uno Stato, secondo il concetto di politica di potenza, secondo i canoni tradizionali quelli del territorio, popolazione, potere politico, economico e militare.

Ma si dimentica che nella comunità internazionale esistono soggetti di diritto internazionale, che pur non possedendo alcuno dei tradizionali strumenti, utilizzano il loro soft power o la loro azione di moral suasion. Come, per esempio, il Sovrano Militare Ordine di Malta che ha ottenuto il riconoscimento della soggettività internazionale, in virtù del fatto che aveva continuato a intrattenere relazioni internazionali con gli Stati, anche se privo di un proprio territorio di riferimento e con una popolazione composta di soli appartenenti all’ordine. 

Tra i soggetti di diritto internazionale, appartenenti alla Comunità possiamo annoverare anche la Santa Sede, che perso lo Stato Pontificio nel 1870, gli è stata sempre riconosciuta la piena soggettività internazionale da tutti gli altri Stati. 

Infatti, non sempre la Santa Sede viene riconosciuta come un attore globale, ma bisogna ricordare che essa è presente su tutti i continenti del globo, tam quam si direbbe in latino, ovvero tanto quanto sono presenti gli Stati Uniti d’America, ancora prima potenza mondiale.

La Santa Sede è chiamata nella sua missione, a proteggere e guidare milioni di persone di fede cattolica, sparsi per il mondo. Ecco che la politica estera diventa strumento indispensabile per la missione stessa, storicamente il protagonista d’indirizzo della politica estera della Chiesa, è proprio la figura del Pontefice. 

Dalla Libia alla Cina, passando per la Turchia e Cuba, sono stati tanti i dossier di politica estera che hanno vista e vedono in prima linea la Sante Sede in questi otto anni di pontificato di Papa Francesco. Le delegazioni straniere che vengono ricevute di volta in volta in Vaticano riconoscono normalmente a questo Papa, il ruolo di leadership globaleche ha saputo interpretare.

Il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin ha più volte ricordato nei suoi interventi pubblici che gli obiettivi dell’attuale diplomazia vaticana sono tre: il primo lottare contro la povertà, il secondo costruire ponti, il terzo forse più utopico, è quello di raggiungere la pace nel mondo

Alcuni degli aspetti più rilevanti della politica intrapresa da Papa Francesco, possiamo trovarli nel documento Evangelii gaudium del novembre 2013, si tratta di un programma chiarissimo dei processi che Papa Bergoglio vuole avviare. È un documento centrale di cui si parla poco ed è stato subito archiviato dal dibattito pubblico. In questa esortazione scritta dal pontefice viene esplicitato il fatto che l’unità prevale sul conflitto, ma soprattutto la realtà è più importante dell’idea. Sono dunque concetti chiave, che calati nella realtà della Chiesa, nel suo stare al mondo, definiscono la linea che la Santa Sede intende seguire nei rapporti internazionali. 

George Weigel, uno dei massimi esponenti del cattolicesimo americano, ha sostenuto la tesi secondo cui il pontificato di questo Papa è caratterizzato da una realpolitik. Weigel ha scritto che: “l’elezione al soglio pontificio del cardinale Jorge Mario Bergoglio non ha cambiato l’approccio accomodante di Casolari alla diplomazia vaticana, anzi, è accaduto il contrario”.

Infatti, Papa Francesco provenendo dalla “fine del mondo”, non aveva avuto esperienze di politica internazionale, pertanto, l’unico strumento che poteva e che utilizza tutt’oggi è quello del “dialogo”. Questo è proprio ciò che è accaduto con l’accordo stretto tra il Vaticano e la Cina, quest’ultima una potenza in ascesa con cui bisogna necessariamente confrontarsi.

Si tratta di un grande avvicinamento quello tra Papa Francesco e il Presidente cinese Xi Jinping, che pur appartenendo a due mondi opposti e distanti, da una parte la Santa Sede, cattolica e apostolica, dall’altra il più grande regime comunista del mondo hanno comunque trovare il modo per dialogare.

Dunque, la realtà anche se inconciliabile non solo su un piano prettamente politico ma anche culturale e sociale, non può essere ignorata, proprio per la grandezza e importanza dei numeri. Secondo alcune stime entro il 2025, i cristiani cinesi potrebbero arrivare a contare 160 milioni, risultando la più grande comunità di fede cattolica sul pianeta, questo non può essere ignorato dalla Chiesa, chiamata a garantire la libertà di fede dei cristiani nel mondo. 

Possiamo concludere affermando che uno dei principi che orienta l’agenda globale di Papa Francesco è che: “la realtà deve essere superiore all’idea”. La realtà va sempre presa così come è, non serve rifugiarsi in un’idea e nell’ideale, legandosi così a principi fissi e immutabili. Da questo ragionamento logico, risulta che, per questo Pontefice vanno ricercati i punti di contatto, anche se spesso i punti di divergenza sono maggiori, poi se il dialogo sarà propizio tra le parti, si troverà un modo per risolvere la discordia. Si tratta di un attivismo a tutto campo, fatto di azioni concrete da parte dell’attuale diplomazia vaticana, e quindi ciò che in uno Stato laico verrebbe identificata come realpolitik, per la Santa Sede diventa: “Santo realismo”.

Gabriele La Spina

Classe 1991, attualmente è il Vice Presidente IARI. Dal 2019 al 2021, ha ricoperto per IARI la carica di Capo Redattore. Per l’Istituto si occupa di redigere analisi geopolitiche in Affari Europei, sono oggetto delle sue analisi le Istituzioni dell’Unione Europea e gli Stati membri. Ha conseguito una laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali, presso l’Università di Catania, con tesi dal titolo: “L’Unione Europea post covid-19: sfide interne ed esterne del mercato unico europeo”. Inoltre, presso lo stesso ateneo, ha conseguito una laurea triennale, in Politica e Relazioni Internazionali, con tesi dal titolo: La Comunicazione politica dei leader globali: dal Presidente J.F. Kennedy a Papa Francesco. In seguito, ha ottenuto un diploma di specializzazione in Affari Europei, presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

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