LA RUSSIA E L’OVEST: TRENT’ANNI DOPO L’URSS NIENTE E’ CAMBIATO

L’escalation delle tensioni tra Russia ed Ucraina e, di conseguenza, Russia e NATO è coincisa non solo con l’annuale conferenza stampa del Presidente Putin, ma anche con il trentesimo anniversario della caduta dell’URSS. Tre decenni dopo, non molto sembra essere cambiato nel rapporto tra la Russia e l’occidente.

Come da consuetudine, il 23 dicembre il Presidente Vladimir Putin ha tenuto la sua classica conferenza stampa di fine anno. Nonostante la nuova impennata di contagi da covid-19, ed i conseguenti effetti disastrosi sull’economia del paese, c’è stato un argomento che ha praticamente monopolizzato l’evento.

I cinquecento giornalisti presenti -i quali hanno ricevuto un invito esclusivo, a causa degli accessi limitati per la pandemia- hanno concentrato le proprie domande sulla sempre più critica situazione tra Russia ed Ucraina. 

L’accumulo di forze militari russe sul confine ucraino ha infatti riacceso le tensioni nella regione, che, seppur per un breve periodo di tempo, sembravano essersi affievolite. Mentre Kiev vede queste manovre come un attacco alla propria sicurezza, percependo l’imminenza di un’invasione in un drammatico replay degli eventi del 2014, a Mosca sono convinti di star agendo in maniera tutt’altro che offensiva.

Giustificato dal solito realismo difensivo, il Cremlino ha infatti dichiarato di aver mosso le truppe verso il confine ucraino in modo tale da avere una pronta risposta in caso di attacco da parte di Kiev, che a quanto pare sarebbe molto probabile. “Dobbiamo pensare alla nostra sicurezza e tenere d’occhio cosa sta succedendo in Ucraina e capire quando potrebbero attaccare” ha affermato Putin.

Chi vuole attaccare chi?

Chi non è appassionato di geopolitica internazionale come noi, a questo punto potrebbe essere giustamente confuso. Chi sta per attaccare? Chi deve difendersi? Ma soprattutto, perché?

Vladimir Putin, invece, sembra avere tutte le risposte. Per lui è chiaro che la Russia stia semplicemente rispondendo alle minacce di Kiev: riferendosi alla Rivoluzione Ucraina del 2014 come un “sanguinoso colpo di stato”, egli ha accusato gli estremisti ucraini di star pianificando azioni militari per rientrare in possesso della Crimea e del Donbass.

Inoltre, egli ha rimarcato la volontà fare da mediatore per “creare un futuro migliore” per gli abitanti di quest’ultima regione, i quali dovrebbero essere gli unici a deciderne il futuro e l’appartenenza territoriale. Proprio sulla questione dell’autodeterminazione, il Cremlino continua ad attaccare il Presidente Zelenskiy, il quale, sempre più influenzato da pressioni da ovest, non starebbe facendo abbastanza per implementare gli accordi di Minsk.

L’eco della Guerra Fredda 

Ovviamente, tutto questo non ha fatto altro che riaccendere la scintilla tra Est ed Ovest, tra Russia e Stati Uniti. Nonostante la situazione sia sicuramente più distesa rispetto ai primi mesi dell’anno, grazie anche agli incontri tra i due Presidenti, l’aria di guerra fredda continua a sentirsi. 

La NATO e gli Stati Uniti, infatti, preoccupati dalle manovre del Cremlino, hanno immediatamente preteso garanzie su un non attacco ai danni di Kiev, annunciando a loro volta azioni militari in caso la storia del 2014 dovesse ripetersi.

Garanzie che, fino ad ora, non sono però arrivate. A spiegarne il motivo è lo stesso Putin, che rispondendo ad una giornalista britannica, ha dichiarato: 

“Siamo stati ingannati da cinque ondate di espansione della NATO verso est. Non stiamo minacciando nessuno, sono venuti loro da noi. Ci state chiedendo delle garanzie, ma siete voi a doverci dare delle garanzie immediatamente.” L’espansione della NATO ha ulteriormente accresciuto la sensazione di insicurezza che la Russia ha sempre provato, come rimarcato dal Presidente“gli Stati Uniti stanno piazzando missili sui nostri confini, come reagirebbero se noi piazzassimo dei missili sui loro confini con il Canada ed il Messico?”

La solita storia

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una Russia che si sente attaccata e quindi attacca, una Russia che riflette le proprie insicurezze sugli altri stati, una Russia che a trent’anni dal crollo dell’Unione Sovietica porta ancora sulle spalle le stesse ansie e le stesse paure. 

Proprio in occasione del trentesimo anniversario della caduta dell’URSS, Michail Gorbaciov ha rilasciato delle dichiarazioni piuttosto pesanti sulle attuali relazioni tra Russia e Stati Uniti. L’ultimo presidente dell’Unione Sovietica ha aspramente criticato l’atteggiamento degli americani, sia negli ultimi atti della guerra fredda, sia recentemente: secondo Gorbaciov, gli USA avrebbero sempre avuto un atteggiamento di superiorità, e la loro arroganza, soprattutto adesso, sarebbe la causa di molte delle insicurezze del Cremlino.

L’ex presidente, famoso per la sua tolleranza e la sua apertura, ha concluso suggerendo che dietro l’atteggiamento aggressivo della NATO e le conseguenti tensioni rinnovate tra est ed ovest ci potrebbe essere il desiderio degli Stati Uniti di ricostruire “un nuovo impero”.

Cosa succederà nei prossimi mesi è del tutto imprevedibile. Numerosi sono stati gli episodi in passato in cui una guerra tutt’altro che fredda tra Mosca e Washington sembrava inevitabile, poi infine risolti da giochi diplomatici e compromessi politici.

Mentre la NATO si dice pronta allo scontro, se necessario, Putin continua a chiedere garanzie legali e diplomazia, quasi a sottolineare come il Cremlino sia effettivamente più interessato alla propria sicurezza territoriale che ad un possibile scontro con la NATO, tantomeno con gli USA. Ciò non sarebbe improbabile, considerando i problemi economici e sociali che la pandemia sta causando al paese: che Putin abbia davvero questioni più importanti a cui pensare?

L’unica certezza che abbiamo al momento è la costante capacità di destabilizzare gli equilibri che la Russia possiede. Lo Stato in mano a Vladimir Putin è evidentemente più debole e meno importante della Russia Imperiale e della Russia sovietica, eppure, in qualsiasi sua forma, la Russia incute timore, è fonte di incertezza e rappresenta instabilità. A trent’anni da quando l’URSS ha cessato di esistere, ciò che ne rimane continua ancora ad essere qualcosa da arginare, domare, contenere. 

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