IL NUOVO ACCORDO DI DIFESA USA –MESSICO E IL DILEMMA DELL’IMMIGRAZIONE

Photo by Francisco Canedo/Xinhua http://www.news.cn/english/2021-10/09/c_1310235137.htm

I governi di Stati Uniti e Messico si sono mostrati pronti ad investire in un nuovo piano di sicurezza e cooperazione comune, ma la mancata attenzione all’emergenza migratoria rischia di far naufragare i buoni propositi.

Lo scorso Ottobre i rappresentanti delle forze armate, della sicurezza interna e delle agenzie di giustizia di Messico e Stati Uniti si sono riuniti per discutere del nuovo accordo di sicurezza che stabilirà le future relazioni tra i due Paesi.

Il Presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador l’ha definita una “nuova fase” nelle relazioni bilaterali, mentre il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha detto che le due nazioni lavoreranno come partner uguali nel “definire e rafforzare” le priorità di sicurezza condivise, alla luce dell’adattamento costante delle organizzazioni criminali che sfruttano al massimo le nuove tecnologie.

L’accordo, chiamato U.S.-Mexico Bicentennial Framework for Security, Public Health and Safe Communities, vuole sostituire l’iniziativa Mérida del 2008, che per 13 anni è stato il principale strumento di difesa contro le organizzazioni criminali in Messico.

Il piano Mérida, che Blinken ha dichiarato non sufficientemente comprensivo al nuovo approccio di sicurezza comune, è stato finanziato con 2.8 miliardi di dollari dal governo degli Stati Uniti, in larga parte destinati al rafforzamento militare.

L’iniziativa si è basata principalmente sulla repressione violenta per combattere il traffico di droga, attraverso il rafforzamento della sicurezza lungo il confine meridionale del Messico e l’attuazione della cosiddetta “kingpin strategy” (che consiste nel catturare o uccidere i principali trafficanti di droga per fermare i cartelli).

Ma non è stata efficace nel fermare il flusso di droga dal Messico e dall’America Centrale, nel demolire le organizzazioni criminali o ripristinare la sicurezza, e la prossima generazione di trafficanti ha preso il posto di quelli catturati o uccisi. 

Il fallimento della strategia di militarizzazione potrebbe essere stato causato da molteplici fattori, come la frammentazione dei cartelli in cellule più piccole e violente, e dunque più difficili da fermare.

Inoltre tra gli effetti riscontrati vi è stata un significato aumento delle violenze: più di 150.000 persone sono state uccise nella violenza legata ai cartelli dal 2006 ad oggi, riconducibile a quando il governo messicano è ricorso allo schieramento dell’esercito nel paese nella guerra alla droga.

Il piano d’azione frutto dei negoziati di Ottobre è stato reso noto dal governo americano all’inizio di Dicembre e non prevede che il Messico riceva attrezzature o fondi militari; si concentra invece sullo scambio di informazioni, la cooperazione tra le agenzie e la formazione del personale.

E’ stabilito un approccio globale e a lungo termine (un primo accordo triennale dovrebbe essere completato a Gennaio) con l’obiettivo di sviluppare strategie preventive per combattere il crimine transfrontaliero: traffico di droga ed armi da fuoco, riciclaggio di denaro, contrabbando umano.

L’intento, dunque è affrontare la violenza del crimine organizzato attraverso l’uso dell’intelligence e un’efficace cooperazione bilaterale nell’applicazione della legge (come l’estradizione dei criminali).

Trai i principali progetti proposti:

  • Rafforzare la supervisione e promuovere la gestione collaborativa di tutti gli aspetti del confine tra Messico e Stati Uniti; al fine di migliorare il controllo di flussi legati ad attività criminali
  • Concentrarsi sull’affrontare le cause sociali della violenza e della criminalità, specialmente promuovendo lo sviluppo, i programmi sociali e la salute pubblica.
  • Sequestrare i beni di attività delle organizzazioni criminali transnazionali, per ridurre la capacità di vendita di droga e armi

L’accordo dice di voler anche affrontare l’immigrazione e il contrabbando di persone, ma non stabilisce un piano preciso per affrontare le migliaia di richiedenti asilo che arrivano ogni giorno al confine tra Stati Uniti e Messico, ad eccezione di voler identificare, colpire e smantellare le organizzazioni di contrabbando.

Ma perché è importante che l’immigrazione sia parte essenziale di questo nuovo progetto di sicurezza bilaterale?

Innanzitutto perché dall’immigrazione arrivano ingenti guadagni per le bande criminali. I migranti sono considerati una merce al pari di armi e droga, estorti con la promessa di poter attraversare il confine.

Il crimine organizzato ha iniziato a cambiare il suo modus operandi camuffando le operazioni di contrabbando come agenzie di viaggio: comunicando attraverso i social media, i contrabbandieri aggiornano i migranti sui punti di controllo imminenti, dove stare e come navigare le leggi sull’immigrazione, come viaggiare in piccoli gruppi e su percorsi più pericolosi per non essere scoperti.

In secondo luogo per il sistematico alienamento dei diritti umani dei migranti. Infatti, coloro che non riescono a varcare il confine o che vengono rimandati indietro sono dirottati nei centri di accoglienza – nelle città più pericolose del Messico – alla mercé delle bande criminali, reclutati forzatamente come muli, rapiti a scopo di riscatto o uccisi.

Centinaia di migranti sottoposti a questa politica hanno riferito di essere stati rapiti, estorti o aggrediti durante l’attesa in Messico, secondo i reports di Human Rights First e INEGI.

I mesi dopo l’elezione di Biden hanno visto un significativo aumento del flusso di migranti al confine, probabilmente in seguito alla promessa prevenuta del nuovo Presidente di eliminare totalmente le politiche immigratorie della precedente amministrazione. 

Le speranze sono state alimentate dai trafficanti di esseri umani, che hanno giovato dell’ingestibile situazione al confine per contrabbandare ancora più persone negli Stati Uniti.

La recente decisione del governo americano di riattivare la controversa Migration Protection Policy potrebbe da un lato aiutare a deterrere il flusso di migranti, ma finirà anche per gravare sulle già sature forme di accoglienza ai confine e dunque porre ancora più a rischio i richiedenti asilo, oltre a continuare ad arricchire i cartelli messicani; soprattutto senza un efficace piano di sicurezza comune alle spalle.

Gli sforzi contro il contrabbando avranno un impatto limitato finché i migranti e i richiedenti asilo non avranno vie legali per migrare e saranno dunque non solo portati a cercare protezione pagando contrabbandieri, ma anche esposti ad alti livelli di criminalità e violenza in Messico. 

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