GANTZ INVITA ABBAS IN ISRAELE DOPO OLTRE DIECI ANNI, MA LE REAZIONI SONO TUTTE NEGATIVE

Fonte Immagine: Times of Israel

La dimora di Benny Gantz a Rosh Ha’ayin ospita il primo incontro in oltre un decennio tra il leader dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas e un alto funzionario israeliano dal 2010.

Dopo l’avvicinamento telefonico di metà luglio e l’incontro formale avvenuto a Ramallah a fine agosto, il ministro della difesa israeliano Gantz, incontra nuovamente e ufficialmente Abu Mazen in Israele. Il nuovo meeting tenutosi a fine Dicembre 2021 nello stato ebraico, alla presenza del capo del COGAT Ghassan Alyan, dell’alto funzionario Hussein Al-Sheikh e del capo dell’intelligence palestinese Majid Farraj, ha segnato un momento importante per le parti.

L’ultima visita ufficiale in Israele di Abbas aveva avuto luogo nel 2010, quando con Netanyahu si discutevano ancora i colloqui di pace. Successivamente il leader si era recato in Israele ufficialmente, solo per partecipare ai funerali di Shimon Peres nel 2014.

Il focus della discussione

Sebbene le parti abbiano riportato in modo molto diverso gli argomenti di discussione, l’incontro non pare aver costituito nessun progresso per i colloqui di pace, che per il governo Bennet sono assolutamente irrecuperabili in questo momento.

Sicuramente si è parlato di sicurezza e in particolare di lotta al terrorismo, così come di questioni civili ed economiche, che secondo Gantz serviranno a continuare a rafforzare la fiducia delle parti, se promosse adeguatamente.

Tra le questioni civili si è discusso anche della legalizzazione di un maggior numero di costruzioni palestinesi in Cisgiordania, in particolare dove Israele esercita pieno controllo amministrativo. Tra le questioni politiche invece si è fatto riferimento alla violenza dei coloni nei territori occupati.

Benché il consigliere di Abbas abbia infine riportato la creazione di un “orizzonte” per la pace, a giudicare dalle dichiarazioni dello stesso Gantz, appare chiaro che definire gli sviluppi dell’incontro in questo modo è eccessivo.

Le reazioni dei non presenti

Senza nessuna sorpresa, l’incontro ha scatenato scompiglio sia in Israele che in Palestina, dove in molti si sono espressi negativamente e hanno rifiutato il loro sostegno nei confronti della mossa del ministro israeliano.

Molti membri del governo Bennet (compreso lui), così come partiti dell’opposizione, hanno criticato la scelta e ricordato a Gantz che Abbas personalmente continua a condurre una campagna per portare anche lui di fronte alla Corte penale internazionale a rispondere di presunti crimini di guerra.

Hamas dal canto suo, già in rotta con l’Autorità Palestinese da tempo, ha definito il gesto “riprovevole e condannabile” e fatto ironia sull’incontro rappresentando Abu Mazen che pulisce gli stivali militari di Abbas in ginocchio.

La stessa Fatah non ha digerito la scelta e ha sottointeso di sentirsi profondamente distante dalle decisioni di Abbas. 

Gli unici ad esprimere soddisfazione sono stati gli Stati Uniti dove il portavoce del Dipartimenti di Stato Ned Price ha twittato che spera che “le misure di rafforzamento della fiducia discusse accelerino lo slancio per far avanzare ulteriormente la libertà, la sicurezza e la prosperità sia per i palestinesi che per gli israeliani nel 2022″.

La risposta di Gantz

Dal canto suo Gantz, non ha di certo accusato le critiche e le ha prontamente respinte affermando in primo luogo che “solo chi è responsabile dell’invio di soldati in battaglia sa quanto sia profondo l’obbligo di impedirlo” e che questo è il modo in cui ha sempre agito e che continuerà a portare avanti.

Per l’ufficio del ministro è fondamentale “l’interesse condiviso nel rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza, preservarne la stabilità e prevenire il terrorismo e la violenza”. Inoltre, lo stesso aveva già ammesso ad agosto che “se l’Autorità palestinese è più forte, Hamas sarà più debole. Quando l’Autorità palestinese avrà più capacità di far rispettare l’ordine, ci sarà più sicurezza”.

Al contrario di quanto auspicato da chi non ha gradito la scelta infine, sono state annunciate nuove misure da parte di Israele volte a supportare l’Autorità Palestinese a ridurre il proprio deficit economico, così come misure volte alla legalizzazione di 9500 documenti palestinesi e stranieri appartenenti ai residenti della Cisgiordania.

Un vero punto di svolta nelle relazioni israelo-palestinesi?

L’incontro di fine 2021 ha avuto luogo in un momento di particolare violenza tra le parti, infatti l’aggressività dei coloni contro i palestinesi non ha fatto recentemente che aumentare e le ritorsioni da Gaza non si sono fatte attendere.

Sebbene come anticipato non si tratti di potenziali mosse favorevoli alla riapertura dei colloqui di pace, né di incontri che potrebbero radicalmente trasformare le relazioni ufficiali israelo-palestinesi, grazie all’avvicinamento qualche progresso all’orizzonte sembra apparire.

Per quanto Bennet continui a negare la possibilità della riapertura di canali comunicativi, è certamente nell’interesse israeliano rafforzare l’Autorità Palestinese e impedire di conseguenza un’ulteriore potenziamento di Hamas. 

Al contempo ad Abbas non resta che ricominciare a parlare con Israele dopo che la fiducia palestinese nel suo operato si è definitivamente spenta a seguito dell’ultimo rinvio delle elezioni e della netta spaccatura interna tra le fazioni e con Hamas.

Emerge infine, che le pressioni indirette americane, per un riavvicinamento tra le parti, potrebbero stare cominciando a portare i primi frutti e che Israele ammetta ancora una volta che la direzione del suo maggiore alleato e sostenitore non può essere in alcun modo messa da parte. 

Se Gantz e Abbas riusciranno a resistere alle rispettive pressioni è tutto un altro discorso.

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