YEMEN: IL CONFLITTO INCONTROLLABILE

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Il territorio yemenita è ormai da tempo messo a dura prova: la crisi umanitaria pervade il paese e gli scontri a fuoco continuano ad alimentare le tensioni locali e regionali. L’insistente partecipazione di potenze esterne nella guerra civile ha provocato un’escalation militare con operazioni sempre più sofisticate e letali che dimostrano l’aggressività e le mire espansionistiche delle fazioni in conflitto.

Territorio in pericolo

Nello Yemen, ormai definito stato fallito, persiste una grave situazione di guerra civile, di crisi umanitaria e di proliferazione di attori non statali che vogliono prendere il comando.

Da conflitto locale, quello nello Yemen si è trasformato in un conflitto internazionalizzato che coinvolge numerose potenze, in primis l’Iran e l’Arabia Saudita, e altri sponsor esterni molto utili sul piano militare ed economico. Il territorio yemenita è diventato un pericoloso terreno di scontro tra potenze che vogliono raggiungere l’egemonia regionale, rendendo il conflitto una guerra per procura devastante e duratura.

In questo scenario, gli Houthi rappresentano una minaccia sia sul piano locale che internazionale: noti anche come Ansar Allah, questi sono un gruppo sciita zaidita che, finanziato e sostenuto dall’Iran, ha migliorato le proprie capacità militari, diventando uno degli attori più pericolosi e più influenti nel paese. 

Per frenare le rivendicazioni di questo movimento, nasce la coalizione a guida saudita, sostenitrice del presidente riconosciuto internazionalmente Abd Rabbuh Mansur Al-Hadi. Dal 2015 questa forte alleanza, formata da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein, Egitto, Giordania e Marocco svolge un ruolo molto attivo nel conflitto yemenita e nel tempo è diventata sempre più aggressiva. La coalizione, inoltre, è sostenuta anche da potenze esterne, in particolare da Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito.

Il paese, oltre a soffrire delle tensioni esterne e dei duri scontri a fuoco, ha lottato a lungo con le differenze religiose e culturali che sono aumentate a causa delle divisioni settarie, fomentate dalle fazioni in conflitto.

Un altro attore che influenza la situazione nello Yemen è rappresentato da AQAP (Al-Qaeda in the Arabian Peninsula)che ha approfittato del vuoto di potere e del recente caos per infiltrarsi nel territorio e rafforzare il proprio consenso. 

Questo conflitto prolungato ha avuto effetti devastanti sulla popolazione: mancano aiuti umanitari, carburante e servizi basici, e si nota un forte abuso da parte delle forze di sicurezza locali e una governance debole e quasi inesistente.

Capacità militari

Durante i dolorosi sette anni di conflitto, i ribelli Houthi hanno migliorato le proprie capacità militari, sfruttando l’aiuto di Teheran e dei suoi proxies libanesi, gli Hezbollah.

Si sono fatti strada, letteralmente, lungo il territorio, conquistando con la forza le principali città yemenite e compiendo numerose operazioni su larga scala, dimostrando anche un’efficiente organizzazione. Partendo dalla guerriglia, i ribelli Houthi si sono trasformati in una delle entità più potenti del paese, potendo contare su armamenti avanzati e su una leadership forte e coesa.

Inizialmente, il movimento usufruiva delle scorte di missili e sistemi di difesa aerea che provenivano dalla passata alleanza con il presidente Saleh o che venivano acquisiti tramite il sequestro o l’incursione in depositi militari. Il resto dell’iniziale arsenale si è espanso a partire dal 2017 con l’assistenza delle IRGC, Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica.

L’Iran diviene così il “mentore” degli Houthi, fornendo al nuovo attore addestramento, equipaggiamento militare e sistemi tecnologici in grado di perfezionare e migliorare il proprio arsenale.

Tra le attrezzatture più sofisticate, in particolare, si fa riferimento agli UAVs, unmanned aerial vehicles, ossia a veicoli aerei senza equipaggio, usati spesso dai ribelli per colpire i sistemi di difesa missilistici della coalizione saudita in quelli che, localmente, sono noti come “kamikaze drone attacks”. Molti di questi droni, tra cui il Qasef-1 e Qasef-2K, sono di provenienza iraniana: ciò dimostra non solo che l’Iran svolge un ruolo predominante nel conflitto, ma aiuta anche i ribelli ad intraprendere sofisticate operazioni asimmetriche. 

Dati i numerosi attacchi degli ultimi anni, i nuovi proxies iraniani dimostrano di avere una strategia a lungo termine e un’efficiente industria militare. Quest’ultima unisce le importazioni dell’Iran (motori per i droni, sistemi di guida, combustibile) con gli oggetti militari disponibili sul territorio. Grazie a questa organizzazione, gli Houthi riescono a sostenere una prolungata campagna fatta di uso di droni e di attacchi missilistici. 

Altre rivelazioni dimostrano anche una maggiore accuratezza in razzi d’artiglieria, unendo precisione e autonomia estesa, e uno sviluppo di altri metodi e mezzi non convenzionali per perseguire i propri obiettivi militari e politici. 

I recenti raid

Nel 2021 lo Yemen ha assistito ad un’escalation militare caratterizzata da aggressività e attacchi letali contro le città strategiche del territorio. In primis, la città di Marib, ricca di risorse petrolifere, è diventata un’arena di confronto nel conflitto tra il governo legittimo yemenita e i ribelli Houthi, che da sempre danno priorità a guadagni territoriali e non alle preoccupazioni umanitarie.

Il piano di espansione del movimento sciita diventa sempre più temibile: gli audaci Houthi, pochi giorni fa, hanno intrapreso un’operazione militare nella città saudita di Jizan, colpendo con un attacco missilistico un centro commerciale e causando la morte di diversi civili. Il gruppo armato ha spesso lanciato missili e droni in Arabia Saudita con l’obiettivo di colpire le sue infrastrutture critiche, tra cui aeroporti e compagnie petrolifere.  

Il Regno Saudita, intanto, non si arrende di fronte a questa guerra infinita e risponde con diversi attacchi per frenare l’influenza dei ribelli e dell’Iran, intensificando le sue operazioni. Il 26 dicembre la coalizione a guida saudita ha dichiarato di aver lanciato diversi raid contro un campo dei ribelli Houthi nella capitale yemenita Sana’a: l’obiettivo era di distruggere le basi militari operative controllate dal gruppo armato e indebolire la loro espansione.

Il portavoce della coalizione saudita, Turki Al-Malkiha dichiarato ancora una volta l’evidente legame tra Houthi, Iran e Hezbollah, affermando anche che il gruppo armato è in procinto di militarizzare l’aeroporto di Sana’a, che sarà poi utilizzato come centro principale per lanciare attacchi missilistici.

La tensione cresce: l’Iran non muta la sua posizione nello scacchiere mediorientale, mentre la ricerca dell’exit strategy dalla guerra civile per l’Arabia Saudita è sempre più difficile da trovare. I ribelli Houthi, intanto, appaiono più coesi e più forti, consolidano le loro vittorie territoriali e rafforzano le proprie capacità militari e strategiche.

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