I DRONI ARMATI CINESI: DIFFUSIONE E SVILUPPO

Fonte Immagine: www.globaltimes.cn/content/1182386.shtml

I droni armati, identificati anche come UCAV (Unmanned Combat Aerial Vehicle), stanno trasformando l’arte bellica contemporanea, rendendola più letale e dinamica.

Lo sviluppo, la compravendita e l’utilizzo di droni sono diventati strumenti essenziali della politica di difesa di numerosi Stati in tutto il mondo. Gli Stati sono stati i primi attori ad usare droni e sono ancora i principali protagonisti sulla scena. Secondo il Databook del Center for the Study of the Drone a marzo 2020 erano 102 gli Stati nel mondo con programmi militari di droni attivi. Per un totale di 181 diversi tipi di UCAV.

Vendita

Determinare o quantificare lo sviluppo di droni è questione complicata a causa della sua segretezza. I principali Stati esportatori di droni sono Stati Uniti, Israele e Cina. La Cina si è imposta come venditore autorevole negli ultimi anni grazie alla sua politica di esportazione guidata da criteri molto flessibili e costi relativamente economici. Esporta quasi esclusivamente droni armati. Esemplari cinesi sono stati forniti a Stati definiti “problematici” da Stati Uniti e Israele, gli altri grandi esportatori di UCAV. Tra questi spiccano Nigeria, Myanmar, Iraq, Pakistan, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Giordania, Arabia Saudita, Indonesia, Kazakistan, Turkmenistan, Sudan, Algeria e Uzbekistan. 

Secondo l’Arms Transfers Database dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) tra il 2000 e il 2019 la Cina ha venduto in tutto il mondo 265 UCAV[1]. Droni cinesi sarebbero stati forniti a quindici Stati. Secondo il database della New America Foundation, invece, la Cina avrebbe venduto a trentasette Stati. I CASC Rainbow (Cai Hong, noti anche come CH) e i Wing Loong (I e II) sono stati i modelli di droni più richiesti nel corso degli anni. 

Utilizzo

L’area MENA si è dimostrata negli anni un importante mercato per i droni cinesi. Gli UCAV Hong-3 (CH-3) e il CH-4 “Rainbow” sono stati molto richiesti per il loro prezzo economico seppur siano qualitativamente inferiori ai droni da combattimento occidentali. Tuttavia, si sono rivelati particolarmente efficaci in azioni contro gruppi ribelli interni: raccolta di intelligence, sorveglianza, ricognizione o azioni di antiterrorismo che richiedono l’ingaggio di un piccolo gruppo. Gli UCAV più moderni Wing Loong I e Wing Loong II hanno altresì avuto un certo successo, seppur ostacolato dal loro costo maggiore. 

Droni cinesi sono stati utilizzati in combattimento in alcune occasioni. Gli Emirati Arabi Uniti hanno utilizzato UCAV cinesi (Wing Loong II) in operazioni di combattimento in Libia a fianco del Libyan National Army (LNA). L’Egitto li utilizzati in operazioni antiterrorismo nel Sinai contro gruppi di miliziani jihadisti.  La Nigeria ho condotto dal 2015 operazioni con droni nel nord-est del paese, sopratutto nella regione di Borno, colpendo membri di Boko Haram.

Prossimi sviluppi

L’Esercito Popolare Cinese opera attualmente gli WZ-7 (drone non armato) e l’UCAV CH-7. Squadroni di droni cinesi sono dislocati nelle aree di frontiera, nel Mar Cinese Orientale e in quello Meridionale. Pochi mesi fa è stato inoltre presentato il drone non armato CH-6, che promette di essere l’erede dei CH-3 e CH-4 quale leader nel mercato di esportazione grazie al suo costo economico e la sua facile manutenzione. In questi mesi, la Cina sta anche ultimando lo sviluppo del WZ-8 e del GJ-11. Lo WZ-8 dovrebbe operare ad altezze “quasi spaziali” ed essere utilizzato per missioni di ricognizione. Lo GJ-11 è invece un drone da combattimento di ultima generazione, testato per la prima volta nel 2013.


[1] Lo SIPRI considera UAV i veicoli superiori ai 20 kg. I mini-droni, perciò, non sono conteggiati.

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