L’ANNO CHE VERRÀ: PERCHÉ I PROBLEMI INTERNI OBBLIGHERANNO BIDEN A CONGELARE LA SFIDA CON XI

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Il 2022 si prospetta carico di tensioni per Biden, tanto sul piano interno quanto su quello internazionale.

Il dilemma di Biden: fornire priorità alla sfida con Pechino o concentrarsi sui problemi interni?

Il presidente statunitense Joe Biden ama citare le decine di ore e le migliaia di miglia che ha percorso con il leader cinese Xi Jinping quando entrambi erano vicepresidenti dei loro rispettivi Paesi. Ha affermato di aver trascorso più tempo con il presidente cinese di qualsiasi altro leader mondiale. Ma i tempi ora sono cambiati da quando Biden, come spesso ricorda, cenava con Xi sull’altipiano tibetano. Ora le due maggiori economie del mondo sono impegnate in feroci tensioni sul commercio, sull’aggressione militare, sui diritti umani.

Il colloquio con Xi dello scorso novembre è giunto per Biden in un momento politicamente non favorevole: il suo partito ha ottenuto un risultato negativo nelle elezioni in Virginia e i sondaggi continuano a mostrare che l’indice di approvazione rimane uno dei più bassi mai registrato durante la sua presidenza, con meno di un americano su due che approva il suo operato.

Le radici dei malumori degli americani

Biden ha promesso che la sua amministrazione può ottenere “risultati reali per persone reali” nel tentativo di “ricostruire al meglio la nazione”. Eppure quasi tutti i parametri politici affermano che, nonostante tutta la passione messa in campo dal presidente milioni di americani appaiono perplessi dell’agenda portata avanti dalla Casa Bianca.

Un recente sondaggio della Cnn ha rilevato che la maggioranza degli intervistati ritiene che Biden non stia prestando attenzione ai problemi prioritari della nazione. Un precedente sondaggio sempre della Cnn ha mostrato come un numero assai esiguo di americani valutavano positivamente il pacchetto delle infrastrutture.

La vittoria del governatore Glenn Youngkin in Virginia suggerisce che i repubblicani stanno guadagnando pian piano terreno. In un momento in cui l’inflazione morde le tasche degli americani, convincere gli americani dei meriti di una legge che potrebbe richiedere anni per produrre progetti di ingegneria civile è un compito particolarmente difficile. I progetti per il miglioramento nel settore dei trasporti possono fare una grande differenza ma riparare ponti, strade, ferrovie sarà un’impresa che richiederà anni o addirittura decenni.

A pochi mesi dalle elezioni di mid-term, il 58% degli americani accusa Biden di non aver prestato sufficiente attenzione ai problemi più importanti della nazione e più di un terzo definisce l’economia il problema più urgente che attanaglia il Paese. Secondo un terzo degli americani l’economia è ora il problema più importante che il paese dovrà affrontare.

Lo spettro dell’inflazione

L’aumento dell’inflazione è divenuto un problema non soltanto sociale ma anche politico per il disegno di legge Build Back Better, con i critici che ritengono sia un momento poco opportuno che il Congresso autorizzi circa 1,75 trilioni di dollari di nuove spese; mentre la Casa Bianca e alcuni democratici affermano che il disegno di legge ridurrà il costo della vita per molte famiglie a basso reddito.

Ma il clima sociale non sta agevolando gli intenti di Biden con i prezzi di gas, benzina, del cibo che risultano essere in aumento, trascinati verso l’alto anche dai problemi della catena di approvvigionamento. L’inflazione dei prezzi al consumo è aumentata del 6,8% a novembre, un livello che non si vedeva da oltre 39 anni.

l’andamento del tasso di inflazione negli Usa negli ultimi quaranta anni.

Contro la Casa Bianca si schierano anche diversi analisti, tra i quali quelli di Moody’s Analytics che ritengono che il BBB possa spingere verso l’alto, seppur in maniera modesta, l’inflazione a breve termine.

I dossier che scottano

dossier più spinosi che potrebbero esasperare le tensioni tra Pechino e Washington risultano essere quelli relativi a Taiwan e quello che accusa Pechino di genocidio nei confronti della minoranza Uigura: il presidente Biden ha chiarito che la sua amministrazione non incoraggerà “l’indipendenza” di Taiwan ma ha ammonito Xi da azioni unilaterali che cambino lo status quo dell’isola.

Le tensioni si sono ulteriormente incrementate dopo che la Cina ha minacciato che Taiwan verrà riunificata prima o poi alla madrepatria. Le tensioni sull’isola di Taiwan potrebbero dunque esplodere nel volgere di poco tempo e gli animi caldi nel Mar Cinese Meridionale non agevoleranno di certo il clima.  

Mappa di Taiwan

Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il divieto di importazione dalla Xinjiang a maggioranza uigura che richiede alle aziende di dimostrare che le merci importate dalla regione cinese non siano state prodotte con l’utilizzo del lavoro forzato. Gli Stati Uniti hanno infatti accusato la Cina di genocidio contro la minoranza Uigura, di prevalenza musulmana.

L’approvazione del disegno di legge ha dovuto superare l’iniziale mancanza di sostegno da parte della Casa Bianca, che per mesi ha evitato di prendere posizione sulla legislazione: l’Uyghur Forced Labor Prevention Act, come è formalmente noto il disegno di legge, sarà comunque ora sulla scrivania del presidente Biden per essere firmato in legge.

Conclusioni. I problemi interni bussano alla porta. Il 2022 scorrerà via senza particolari tensioni?

Il prossimo anno i fattori interni giocheranno un ruolo decisivo tanto per Biden quanto per  Xi. L’agenda promossa da Biden non gioverà probabilmente ai democratici per ottenere un buon risultato alle prossime elezioni di mid-term anche in ragione del fatto che i colloqui tra Biden e il senatore Joe Manchin si sono arenati con la decisione di quest’ultimo di non votare in favore Build Back Better.

il senatore Joe Manchin

Senza il voto di Manchin al Senato, diviso perfettamente tra Dem e Gop, il piano non potrà passare. È quindi lecito attendersi come Biden dedicherà buona parte dei prossimi mesi a cercare di persuadere lo stesso Manchin ma anche qualche repubblicano a votare in favore del suo progetto. Ipotesi questa al momento esclusa ma non improbabile anche in considerazione del fatto che alcuni membri del Gop hanno comunque già sostenuto il Capo della Casa Bianca votando in favore della sua agenda infrastrutturale, ricevendo, tra le altre cose le dure critiche di Donald Trump.

Biden può comunque aggrapparsi ad alcune speranze. È ragionevole aspettarsi che l’umore nazionale possa migliorare la prossima estate dopo una crisi di salute pubblica che perdura oramai da due anni grazie anche ad abbondanti vaccini di richiamo, nuovi trattamenti antivirali e un’elevata immunità naturale. Il miglioramento potrebbe risollevare la valutazione di approvazione di Biden, una misura fondamentale del successo per i presidenti al primo mandato.

Ma per potersi permettere il lusso di concentrarsi esclusivamente sulla politica interna, Biden dovrà necessariamente “raffreddare” le relazioni con Xi, cercando, come già avvenuto, di allinearsi con Pechino su alcuni temi fondamentali, come ad esempio la lotta al cambiamento climatico.

Tuttavia alcune questioni, tra le quali, quella di Taiwan, potrebbero gettare nuova benzina sul fuoco al già fragile equilibrio tra le due capitali. Gli animi caldi nel Mar Cinese Meridionale non agevolano di certo il clima e le tensioni sull’isola di Taiwan potrebbero dunque esplodere nel volgere di poco tempo. Ulteriori minacce alla minoranza uigura potrebbero indurre Washington ad ulteriori sanzioni commerciali ed economiche nei confronti di Pechino.

La mossa americana di sanzionare Pechino giunge inoltre in un periodo di forti tensioni tra la Cina e le diverse nazioni, principalmente occidentali, con Regno Unito, Australia, Stati Uniti e Canada che hanno annunciato che non invieranno i loro diplomatici alle Olimpiadi invernali di Pechino 2022 proprio in segno di protesta contro i presunti abusi commessi da Pechino nei confronti dei diritti umani.

Anche sul versante cinese, Xi si concentrerà molto probabilmente sulla rimozione di quei rischi e di quelle incertezze nelle relazioni tra Pechino e Washington in modo da concentrarsi esclusivamente sulla politica interna anche soprattutto in preparazione al Congresso del Partito Comunista Cinese (PCC).

È nell’interesse del leader cinese, già alle prese con il grattacapo della crisi del colosso Evergrande che potrebbe avere forti ricadute economiche e sociali, ridurre al minimo i rischi prima della data del Congresso cercando di stabilire una relazione stabile tra Stati Uniti e Cina ed alzando le barriere per evitare che incidenti imprevisti vadano a trasformarsi in conflitto.

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