LE DONNE NEL FAR RIGHT

Quando si parla di movimenti di estrema destra si tende ad incentrare il discorso sulla componente maschile del gruppo, tralasciando quella femminile senza darle il giusto risalto. Questa tendenza però deve essere rivista, in quanto i movimenti far right di oggi sono costituiti, cresciuti e organizzati proprio anche grazie  alla componente femminile

Nel 2008 in Germania una donna perde il lavoro a causa del suo credo politico. Si sente “perseguitata” ed è così sconcertata che decide di creare un gruppo di supporto per altre donne nella sua stessa situazione, ovvero donne che sono state licenziate per la loro affiliazione a gruppi di estrema destra. 

Questo è uno dei molti episodi che vedono le donne come protagoniste di vicende in cui regna la mentalità di estrema destra, questi comportamenti non sono circoscritti alla Germania o all’Europa ma avvengono a livello internazionale. 

La loro affiliazione a questi tipi di gruppi, così estremisti e talvolta così pericolosi, non nasce dalla paura, bensì dalla piena consapevolzza di voler aderire agli ideali e ai principi del far right. Sarebbe infatti un errore leggere il loro comportamento intendendolo come frutto di una costrizione o una imposizione provenienti dall’esterno, da parte di soggetti che impongono il loro volere: il profilo delle donne che decidono di aderire alla  mentalità estremista, corrisponde a quello di soggetti che sono convinti sostenitori della difesa dell’identità (detti “Identitarians”) – sia nazionale che della razza – oltre che del sentimento patriottico.

Il sentimento patriottico è allora uno degli elementi chiave che permette di comprendere la dinamica per cui soggetti con background di provenienza così diversi  e lontani tra loro riescano non solo a trovarsi ma anche a unirsi e organizzarsi. 

Questo aspetto costituisce una delle maggiori criticità presentate dalle mentalità estremiste in generale, e in particolare da quella estremista di destra: è estremamente complicato prevedere, e prevenire, i comportamenti di soggetti che apparentemete non hanno punti in comune, la fedina penale pulita, e che prima di rendere nota l’adesione alle ideologie estremiste sono considerati delle  persone normali. 

Risulta chiaro quindi che la difficoltà da parte degli Organismi di contrasto alla criminalità e al terrorismo risiede nella assoluta casualità con cui i soggetti si avvicinano all’ideologia: donne lavoratrici, casalinghe, freelencer, di estrazione sociale bassa, alta, povere o ricche: non si riconosce un profilo preciso di questi soggetti.

Un fatto certo è che rifiutano l’idea di far parte di un movimento neo Nazi o addirittura estremista, secondo la loro ottica, la loro unica adesione è quella ad un gruppo che difende la patria e i suoi interessi, preferendo venire chiamati con gli appellativi di “patrioti” e “nazionalisti”. Questa distanza surreale che adottano si può considerare una mancanza di accettazione del fatto di poter far parte di un movimento che ancora spaventa, come quello nazista. 

La controparte femminile dei movimenti di estrema destra, inoltre, è quella che generalmente offre più sostegno emotivo, morale ed intellettuale – seguendo l’esempio di Savitri Devi –  oltre a riuscire a procurare nuove possibili reclute attraverso l’indottrinamento, sia online che di persona, facendo uso di una retorica di “vittimizzazione”, per cui il gruppo di estremisti è inteso come vittima della democrazia e delle minoranze. 

Il ruolo delle donne è quindi diventato via via sempre più centrale anche per le loro attività di scrittura di blog e contenuti online sui social, fundraising, attivismo e propaganda dell’ideologia, tutte attività tendenzialmente legali. 

La parte meno legale è costituita da azioni come nascondere bene rubati, contraffazione, crimine organizzato e la partecipazione attiva ad eventi violenti, come quello del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill, dove la partecipazione agli eventi politici, poi scaturiti in violenza, ha visto una grande partecipazione femminile.

Si assiste ad una partecipazione femminile a movimenti estremisti per varie ragioni, tra cui l’appartenenza ad un gruppo, l’individuazione di una identità forte poi condivisa con tutto il gruppo, la protezione che un’affiliazione del genere può offrire, una ideologia di riferimento, la promessa di poter costituire una famiglia che risponda a certi canoni – estetici, ideologici, fisici -, la sicurezza di condividere dei principi comunitari che mirano  alla protezione verso il “male”, ovvero verso le minoranze e le altre razze, il senso di ordine e disciplina che derivano dall’ obbedire ad una organizzazione. Queste sono in parte possibili spiegazioni del perchè le donne decidono di avvicinarsi, e successivamente entrare a far parte, di queste organizzazioni. 

Sposano la promessa di un mondo più ordinato e chiaro, privo della minaccia costituita dal “nemico”, in un mondo in cui può esistere solo la dualità: o uomo o donna, o buono o cattivo, o aderente all’ideologia o contro di essa. Un mondo senza sfumature che non prevede l’esistenza di altri orientamenti sessuali o politici, dove non esiste una vera e propria democrazia. 

La parte femminile di questi gruppi, infine, è attirata a partecipare grazie all’ aumento delle figure femminili di spicco a capo di partiti di destra, come succede per esempio in Ungheria con Beata Szylo, in Francia con Marine le Pen e in Italia con Giorgia Meloni. Si prevede che il fenomeno della partecipazione femminile ai gruppi estremisti di destra sia un fenomeno in aumento, che nei prossimi anni vedrà una maggiore partecipazone femminile anche ad azioni violente. 

Caterina Anni

Caterina Anni è laureata in Sicurezza Internazionale con una specializzazione in Analisi e Intelligence. Si avvicina allo studio dei gruppi estremisti Far- right con l'internship presso The Counterterrorism Group di Washingon D.C., con cui collabora per 7 mesi. Scrive per Analytica for Intelligence and security studies e lo IARI per l'area di Difesa e Sicurezza.

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