NONOSTANTE TUTTO, LA GUERRA ADESSO È PIÙ PROBABILE

“L’Alleanza del Nord Atlantico si sta preparando per un conflitto armato su larga scala con la Russia”, ha affermato il viceministro della Difesa Alexander Fomin durante un briefing per addetti militari e rappresentanti delle ambasciate straniere accreditate a Mosca.

Nonostante si parli sempre più spesso di come la nuova guerra fredda viaggi sull’asse Pechino/Washington, molti dimenticano che dalla metà di novembre del 2021 stiamo assistendo ad una crisi che trova i suoi precedenti solamente nei periodi più tesi della prima guerra fredda.

Tra massicce esercitazioni russe al confine con l’Ucraina e risposte da parte statunitense cariche di nervosismo, sembrerebbe che stiamo vivendo sull’orlo di quel conflitto che ha sempre contraddistinto est ed ovest e che per fortuna non si è mai verificato nel corso del cinquantennio post seconda guerra mondiale.

Non è bastato neppure l’incontro Putin – Biden di dicembre a calmare una difficile situazione dove entrambe gli schieramenti, Russia da una parte e NATO/USA dall’altra, sembrano non volere compiere nessun passo indietro.

Si è provato ad agire diplomaticamente? Si, Mosca ci ha provato  

Così le proposte – pretestuose – russe che servivano a portare sui tavoli della diplomazia l’attenzione che adesso si concentra principalmente sul confine russo – ucraino,  sembrano essere state glissate nel silenzio di Washington. 

Forse serviva un’azione più concreta a supporto delle proposte presentate da Mosca, così, sabato 25 dicembre, il Cremlino ha annunciato che più di 10.000 soldati che avevano terminato le esercitazioni, durate un mese, vicino al confine con l’Ucraina, potevano rientrare nelle loro basi di permanenza; lontane dal confine.

Nonostante questo però Kiev, accusa ancora un numero troppo cospicuo di truppe russe al confine con l’Ucraina, all’incirca ancora 104.000.

Così mentre da una parte Mosca afferma di essere libera di spostare le sue forze sul suo territorio come meglio crede, negando di pianificare un attacco su larga scala; dall’altra USA e NATO affermano di poter aggiungere qualsiasi membro alla coalizione, senza dovere chiedere il permesso o l’autorizzazione del Cremlino. 

L’empasse non si risolve, come una partita a scacchi si aspetta che l’altro sbagli. 

In questa situazione quale potrebbe essere l’errore? Molto semplice, cedere al nervosismo e ciò, del resto, non sarebbe affatto difficile; anzi, capitolare alla tentazione potrebbe essere molto più facile di quello che si potrebbe pensare. Tra continui controlli da parte di aerei spia statunitensi e decine di migliaia di militari russi che sostano a pochi chilometri dal confine ucraino, dove, tra l’altro, si combatte da sette anni una guerra civile,  indurre la controparte a compiere un gesto azzardato è la strategia più logica da perseguire, per tutti gli attori coinvolti.

Tutto è perduto quindi? No

Le tensioni sembravano avere raggiunto un punto di non ritorno mercoledì 22 dicembre, quando il presidente Vladimir Putin ha affermato che la Russia avrebbe adottato misure militari “di rappresaglia” in risposta a quella che ha definito la “posizione aggressiva” dell’Occidente. Ma già nella giornata di giovedì, ovvero il giorno successivo, ha detto di aver visto una reazione “positiva” degli Stati Uniti.

Nonostante, infatti, le proposte di sicurezza presentate dalla Russia, come già scritto in precedenza, non abbiano ricevuto la giusta attenzione da parte di Washington, il presidente russo ha visto con ottimismo la volontà di procedere ad azioni di normalizzazione della crisi in atto da parte degli USA; dichiarando che nel mese di gennaio si sarebbero tenuti dei colloqui per 

La conferma arriva da un alto funzionario degli Stati Uniti il quale ha  affermato che Washington è “pronta a impegnarsi nella diplomazia già all’inizio di gennaio“, sia bilateralmente che attraverso “canali multipli“. Sabato, un funzionario del governo tedesco ha dichiarato che Mosca e Berlino hanno concordato un incontro “all’inizio di gennaio“.

La strategia della distensione rischia di saltare

Nonostante si stia aprendo uno spiraglio di trattativa tra Mosca e Washington, il viceministro della Difesa Alexander Fomin sembra nutrire dubbi circa le reali intenzioni di una soluzione pacifica della crisi.

Con il crollo dell’URSS, la costruzione militare del blocco è stata completamente ridisegnata per preparare un conflitto armato su larga scala e ad alta intensità con la Russia. Nella strategia militare della NATO del 2019, la Federazione Russa è direttamente, senza equivalenti, identificata come la principale fonte di minacce alla sicurezza della coalizione”.

Fomin, così come il presidente Putin, nutrono dubbi circa il coinvolgimento dell’Ucraina nella NATO, ed è proprio per questo che è scoppiata l’attuale crisi. Mosca ha davvero motivo di nutrire preoccupazioni di questo genere? È lo stesso Putin ad esternare tali turbamenti durante un’intervista rilasciata al TASS


Non abbiamo un posto dove ritirarci; la NATO potrebbe schierare missili in Ucraina che impiegherebbero solo quattro o cinque minuti per raggiungere Mosca. Ci hanno spinto a una linea che non possiamo superare. L’hanno portata al punto in cui dobbiamo semplicemente dire loro ‘Stop!’

Il presidente Putin ha anche aggiunto che se le garanzie di sicurezza della Nato, che si dovrebbero concretizzare in un incontro previsto (ma non ancora confermato) il 12 gennaio 2022, non dovessero arrivare considerà le proposte che gli esperti militari gli sottoporranno. 

Parleranno all’infinito, parleranno all’infinito della necessità di negoziati e non faranno nulla. Tranne pompare il paese vicino con moderni sistemi di armi e aumentare la minaccia alla Federazione Russa, con cui dobbiamo fare qualcosa, in qualche modo con cui convivere“.

Si profila una strada senza ritorno

Cosa accadrebbe se gli USA non ammettessero l’Ucraina nella NATO cedendo alle pressioni della Russia? Perderebbero la loro credibilità su scala globale. Di contro, di fronte alle dichiarazioni che giungono da Mosca, cosa accadrebbe se la NATO ammettesse l’Ucraina ignorando le preoccupazioni della Russia? Sarebbe il Cremlino a perdere credibilità a livello internazionale e in più avrebbe un pericoloso vicino armato. Quale sarebbe la giusta soluzione? L’unica via sarebbe optare per la via diplomatica, una via però che indubbiamente lascerà scontento qualcuno, e quel qualcuno, tra qualche anno riproporrà la stessa crisi.

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