TRENT’ANNI DI MERCOSUR. STORIA, OBBIETTIVI, FALLIMENTI ED UN FUTURO INCERTO

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Fonte Immagine: https://www.mercosur.int/nuevo-logo-por-el-30-aniversario-del-mercosur/

Sono passati trent’anni da quando, nella capitale paraguayana Asunción, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, diedero vita al Mercado Común del Sur (Mercosur). Il progetto, che sarebbe dovuto essere il mercato comune dell’America Latina, ha raggiunto solo parzialmente i suoi obbiettivi dimostrando grossi limiti strutturali e pochissime chance future.

Esattamente il 26 marzo del 1991, attraverso il Trattato di Asunción, è stato istituito il Mercosur, o Mercosul (Mercado Comum do Sul) secondo la dizione portoghese. Tagliato il traguardo dei primi 30 anni, l’anniversario ha avuto un sapore tutt’altro che dolce. Gli attriti e tensioni interne tra i membri, lo scenario economico cupo causato dalla pandemia e tutti quanti i limiti, fanno dubitare per la salvaguardia dell’accordo ormai in crisi da tempo.

I membri fondatori, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, ebbero l’ambizione di creare un mercato unico latinoamericano, sul modello europeo, caratterizzato dalla libera circolazione dei beni, servizi e fattori produttivi, oltre che una politica commerciale esterna comune ed unione doganale. Oltre a ciò, la mira maggiore dei Paesi latini era il raggiungimento di una valuta comune, attraverso l’armonizzazione delle rispettive legislazioni ed una maggiore integrazione regionale.

Questa idea, tramutata in realtà, di creare un blocco comune dei Paesi latinoamericani già trova fondamenta negli anni ‘80. La caduta a ripetizione dei vari regimi ed il ritorno alla democrazia prima, ma più probabilmente la década perdida[1] poi, hanno portato una visone maggiormente cooperativa tra i Paesi. Da ricordare anche la fine del nazionalismo economico avvenuto con l’avvento democratico in tutta l’area.

Obbiettivi antecedenti a parte, il Mercosur si è ampliato nel tempo, aggiungendo il Venezuela nel 2012, attualmente sospeso per diatribe in termini di standard economici e democratici, e la Bolivia. Anche per lo Stato di Luis Arce, la situazione è ancora in stand-by, infatti la Bolivia è considerata il sesto membro dal 2015, ma in attesa della ratifica della sua adesione da parte del parlamento brasiliano. Altri Paesi hanno poi sottoscritto accordi di libero commercio o di integrazione con l’istituzione, e sono battezzati come stati associati: Cile, Colombia, Ecuador, Guayana, Perù e Suriname. Messico e Nuova Zelanda, invece, sono stati osservatori. 

Nei primi anni di vita del Trattato, il Mercosur ha registrano numeri molto interessanti. In pochi anni dalla creazione la quota commercio intra-Mercosur passò dal 9% al 19% di quattro anni più tardi. Altro dato molto significativo è il potenziale demografico dell’area del blocco, il Mercosur conta al suo interno oltre 295 milioni di abitanti, con un’alta percentuale di giovani. 
Sempre per rimanere sui numeri, in 30 anni di vita, il mercato comune latinoamericano ha portato avanti 50 progetti di cooperazione internazionale e finanziato progetti infrastrutturali per oltre 800 milioni di dollari. Altra lode arriva dai dati del World Economic Outlook Database, elaborato dal Fondo Monetario Internazionale, che posiziona il Mercosur come quinta economia del mondo, con un PIL di 2,78 migliaia di miliardi di dollari.

Analizzando però quest’ultimo dato, quello relativo al PIL, si scoprono i primi problemi strutturali. 

Infatti, se è vero che il PIL del blocco si attesta in buona posizione a livello globale, scorporandolo si evidenzia la disparità e squilibrio tra i membri stessi. Il prodotto interno lordo complessivo risiede per il 97% in mano al Brasile ed Argentina, lasciando il restante 3% tra Uruguay, Paraguay e Venezuela. Pur paragonando il dato tra il 1991 ed il 2020, i cambiamenti sono pressoché inesistenti. Secondo i dati riportarti da ISPI, nel 1991 Argentina (19,4%) e Brasile (77,1%) tengono il 96,5% del PIL, e nel 2020 mantengono il 96%.

Altro numero che dimostra la progressiva inefficienza del Mercosur riguarda i dati sulle esportazioni. La direzione presa maggiormente dagli export sono per il 48% verso l’Asia, Unione Europea al 17% e Nord America 14%. Mentre i prodotti più richiesti sono: soia, petrolio, carne bovina, ferro e mais. Il punto massimo raggiunto dal mercato comune è stato nel 2011 con 300 milioni di valore delle esportazioni di beni verso l’estero. Nel tempo però il numero è sensibilmente sceso con 272 milioni di dollari del 2019. 

Rimanendo in tema esportazioni, si può scovare un ulteriore falla del mercato comune latinoamericano. Prendendo in esame il peso dell’export di prodotti agricoli sul totale del 2019 queste sono le percentuali per i Paesi: Argentina 57%, Brasile 39%, Paraguay 78% e Uruguay 78% (dati State of Commodity Dependence di UNCTAD).
Sono numeri molto alti, ma che difficilmente sono valore aggiunto sui mercati internazionali. Inoltre, le esportazioni agricole non innescano processi o cicli produttivi né investimenti o procedimenti industriali a lungo termine.

Tutto ciò sta a significare un integrazione commerciale interna al Mercosur con enormi falle, un’unione imperfetta che negli anni ha privilegiato gli interessi nazionali, a discapito dell’integrazione regionale. Il declino interno all’inizio del nuovo millennio, avvenuto per differenti concause tra cui l’ascesa di nuove economie asiatiche, è stato nel tempo tamponato con soluzioni poco efficienti e senza rinnovamenti o modernizzazioni dell’accordo stesso.

Una fotografia interessante della disunione interna al Mercado Común del Sur, la dà il paragone tra quest’ultimo ed il NAFTA (North American Free Trade Agreement), per quanto riguarda il commercio intragruppo sul commercio totale del blocco (dato UnctadStats, ripreso da ISPI). Dal picco della fine degli anni ‘90 con un 20%. il Mercosur ha iniziato una discesa dalla quale non è più riuscito a liberarsi, fino al triste 8-10% del 2019. La NAFTA, nonostante un ridimensionamento tra il 2007 ed il 2019, è riuscita a mantenere questo valore sempre sopra il suo minimo, tra il 45% e 58%, oltre che abbondantemente sopra quello dell’area latino americana.

Allo stato attuale delle cose i problemi ed ostacoli per il Mercosur sono ancora molti. In primo luogo, come già rimarcato in precedenza e sostenuto dai dati, vi è un problema di divergenze ideologiche, disparità e squilibrio. Questo intralcio non solo indebolisce tutto quanto il blocco, ma rallenta anche i possibili accordi con l’estero. A ragion di ciò, basti pensare a due tentativi in solitaria di Argentina ed Uruguay. Il primo ha visto l’Argentina voler sottrarsi agli accordi e negoziati intrapresi dal Mercosur con Canada, Corea del Sud, India e Libano nell’aprile 2020. L’Uruguay invece, aveva intrapreso singolarmente i negoziati di libero scambio con la Cina. Due esempi che hanno fatto tornare in auge la discussione sul bisogno di rinnovamento, modernizzazione, integrazione politica ed economica. 

Tutti questi elementi possono essere l’antidoto alle divergenze interne, con intraprendenza e collaborazione anche tra i settori pubblici e privati dei membri. Altro passo fondamentale sarebbe lo snellimento burocratico che permetterebbe una maggior chiarezza e trasparenza, al fine di superare l’obsoleta esigenza dell ‘ok’ di tutti i membri per accordi bilaterali, o intese singole. Se il Mercosur dovesse raggiungere questo obbiettivo, anche accordi di singoli membri, porterebbero beneficio a tutto quanto il blocco.

Altro problema è l’ormai perduta attrattiva di mercato del Mercosur agli occhi internazionali. Essendo assente una politica macroeconomica, il blocco fatica a trovare accordi saldi o di rilevanza all’estero. Conseguentemente, senza accordi scarseggiano anche gli investimenti internazionali all’interno dell’America Latina. Il Mercado Común del Sur attualmente ha concluso accordi di libero scambio solo con Egitto ed Israele. Non è stato definito alcun negoziato con almeno una delle due potenze mondiali, Cine e Stati Uniti, mentre quello con l’UE, che dura da vent’anni stenta a trovare la parola fine.

Complice la pandemia, le divergenze, e svariarti problemi sembra però che l’accordo con Bruxelles e l’Unione Europea sia ormai in via di definizione. L’accordo prevedrebbe, tra le altre clausole, l’abbattimento dei dazi doganali per il settore industriale ed agroalimentare dell’UE. Per capire quanto sarebbero necessari tali accordi per il rilancio del Mercosur, con quello ormai stipulato con l’Europa il blocco beneficerebbe di esportazioni di circa il 30% verso il Vecchio Continente.

In definitiva il Mercosur è un unione doganale imperfetta, che nel corso dei suoi trent’anni ha lasciato per strada tanti dei suoi iniziali obbiettivi, raggiungendo solo la realtà di essere una zona di libero scambio. Il potenziale quest’area ce l’ha, addirittura da poter pensare di creare una federazione tra Stati. Qualche segnale positivo è arrivato, come la strategia proposta dal CIM (Consiglio Industriale del Mercosur) per promuovere l’integrazione regionale, o la proposta della riduzione della TEC (Tariffa Esterna Comune) che viene applicata agli scambi con altri Paesi, ora al 12% contro la media globale del 5,5%, da ridurre al 10%.

I prossimi mesi potrebbero essere cruciali, con la possibilità di rilancio del Mercosur da un lato ed un triste declino con probabile dissoluzione dall’altro. La decadenza del blocco porterebbe con se scenari difficilissimi e durissimi non solo per gli Stati membri, bensì per tutta l’area, soprattutto in un momento storico come questo, fatto di incertezze ed un orizzonte viziato dalla pandemia. 
Il Mercado Común del Sur ha superato nella sua trentennale storia svariate difficoltà, vedi la crisi valutaria del Brasile a fine anni ‘90 o quella Argentina tra il 2001 ed il 2003, ma questa volta potrebbe essere fatale, cacciando prima in una situazione di irrilevanza internazionale ed economia i Paesi ed infine la dissoluzione del Mercosur.

[1] Década perdida; termine usato per descrivere le molteplici crisi economiche che attraversarono l’America Latina durante gli anni ‘80

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