LA DICHIARAZIONE CONGIUNTA SULLA PROTEZIONE E IL SOSTEGNO DELLA SOCIETA’ CIVILE A RISCHIO

Fonte Immagine: https://www.aljazeera.com/opinions/2020/5/29/amid-the-coronavirus-human-rights-defenders-need-more-protection

Il 9 dicembre 2021 è stata adottata la “Dichiarazione congiunta sulla protezione e il sostegno della società civile a rischio”. Promotori dell’iniziativa le Nazioni Unite, l’OSCE, la Commissione africana dei diritti umani e dei popoli e il Relatore Speciale sulla libertà d’espressione (RFOE). L’appello unanime è rivolto principalmente agli Stati, ma anche alle organizzazioni regionali e internazionali.

A seguito delle escalation registrate delle violenze contro gli attivisti e difensori per i diritti umani, nonché l’iniquità e le condanne dei processi celebrati contro questi soggetti, diversi attori sono scesi in campo per promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. A tal proposito, nel documento si ribadisce che gli attori della società civile in scenari a rischio “hanno il diritto a richiedere la protezione internazionale e di essere protetti dal rischio di refoulment” nel proprio paese o in qualunque paese essi risiedano.

La Dichiarazione rimarca che spetta agli Stati innanzitutto tutelare questi soggetti e che debbono condannare senza riserve qualsiasi attacco o intimidazione o forma di stigmatizzazione commessa contro di essi, le restrizioni ingiustificate e rappresaglie contro il loro legittimo esercizio delle libertà fondamentali. È auspicabile altresì che essi adottino misure legislative rispettose dei diritti umani e che le misure d’urgenza siano necessarie, proporzionali, limitate e inclusive. Infine, laddove lo Stato non intenda o non sia in grado di offrire adeguata protezione, tocca agli Stati riuniti nella comunità internazionale offrire protezione e assistenza umanitaria a coloro che scappano da situazioni di violenza.

I rappresentanti delle citate organizzazioni individuano, tra l’altro, le misure urgenti necessarie: 

  • L’apertura delle frontiere e dell’ingresso di emergenza ai soggetti a rischio e la previsione di sistemi di ricollocazione o di altre forme di protezione nei confronti di coloro che non possono usufruire dello status di asilo politico o rifugio;
  • L’adozione di meccanismi di protezione accessibili senza alcuna discriminazione;
  • La tutela contro il rischio di refoulment, in ossequio alla Convenzione sullo status di rifugiato e i relativi protocolli;
  • Il ricorso ad un approccio attento alle istanze della società civile in politica estera, sollecitando gli altri Stati a fare altrettanto.

Anche le organizzazioni regionali e internazionali giocano un ruolo chiave in questo processo: ad esse è richiesto di stabilire meccanismi di early warning in grado di accrescere la capacità di risposta alle minacce e agli attacchi contro la società civile e rimedi di tutela per le vittime. In secondo luogo, deve essere tenuta in debita considerazione la voce della società civile nei processi interni alle stesse organizzazioni e soprattutto, queste devono essere le prime promotrici del rispetto delle libertà fondamentali, in linea con gli standard prefissati dagli strumenti internazionali in materia. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Latest from LAW & RIGHTS