BITCOIN: COSA STA SUCCEDENDO A EL SALVADOR NEGLI ULTIMI MESI

Fonte immagine: https://www.adhocnews.it/bitcoin-continua-la-polemica-dopo-la-scelta-coraggiosa-di-el-salvador/

Dall’adozione del Bitcoin come moneta ufficiale alla prima Bitcoin-City del mondo: in questa analisi cerchiamo di fornire una prima valutazione oggettiva di cosa sta succedendo ad El Salvador.

Negli ultimi due mesi lo stato di El Salvador è finito al centro di numerose analisi geopolitiche a causa di una serie di operazioni di natura economica e politica a dir poco avanguardiste promosse dal “giovane” (classe 1981) presidente, Nayib Bukele. 

Decisioni che partono dall’adozione del Bitcoin come moneta ufficiale a inizio settembre alla proposta di creazione di una fantomatica “Bitcoin City”, alimentata grazie all’energia geotermica di un vulcano. Al momento questa strada pare utopica e più basata sul marketing che su possibili benefici economici, ma in questa breve analisi cercheremo, a distanza di poco più di due mesi, di esaminare quanto più oggettivamente possibile cosa stia succedendo nella Repubblica dell’America centrale a tal riguardo.

Settembre 2021: El Salvador diventa il primo paese a legalizzare i Bitcoin

Un’analisi del 7 settembre sul New York Times firmata Oscar Lopez ed Ephrat Livni si è posta l’obiettivo di analizzare quello che era accaduto nei giorni immediatamente precedenti ad El Salvador, dove il presidente Nayib Bukele, in carica dal giugno 2019, aveva ufficializzato per primo al mondo il Bitcoin come moneta a corso legale nel proprio paese. 

Il motivo ufficiale è un ambizioso progetto per rilanciare l’economia del paese, guadagnando un vantaggio anche temporale sulla possibile concorrenza. In particolare i modi in cui il Bitcoin potrebbe conferire un vantaggio sono sostanzialmente tre: 

  1. la criptovaluta, che in questo momento può essere usata dai cittadini di El Salvador per comprare qualsiasi bene e pagare le tasse, potrebbe teoreticamente far sviluppare negli stessi un maggiore “senso economico”, particolarmente carente nel paese.  A giustificazione di ciò, lo stesso NYT stima che circa il 70% dei salvadoregni non possieda un conto bancario personale.
  2. Il discorso delle rimesse che, come accade con le monete virtuali, circolano in maniera più fluida rispetto che con una valuta fiat. Anche questo è un dato significativo visto che i salvadoregni residenti all’estero nel 2021 hanno inviato ai parenti rimasti in patria beni per 6 miliardi di dollari, circa il 23% del PIL.
  3. Il progetto mira ad attirare nel paese i fan delle criptovalute, sottraendoli ad una potenziale concorrenza.

Tuttavia la reazione nelle settimane successive è stata perlopiù scettica, sia da parte dai cittadini salvadoregni intervistati da varie testate che dagli osservatori politici che dai capi di stato e dalle Istituzioni Internazionali. Innanzitutto, a livello politico quella del giovane presidente sembra un ulteriore passo verso l’autocrazia e il populismo monetario, per cui da tempo è criticato, tanto che sono scattate anche diverse denunce della stampa locale a causa di possibili arresti verso oppositori.

Inoltre restano scoperte alcune problematiche “classiche” relative alle valute virtuali: instabilità, volatilità dovuta alla mancanza di supporto fisico, rischi inutili amplificati un’economia fragile. 

A tutto ciò si aggiunge la fondata paura che un eventuale fallimento colpisca i risparmi dei cittadini. A tal proposito il governo sta creando un fondo fiduciario pubblico da 150 milioni di dollari, ma in caso di liquidazione i contribuenti rimarrebbero comunque a mani vuote. A ciò si aggiunge che la nuova politica mira a liberare il paese dai sostanziosi debiti esteri, ma ciò parallelamente favorirebbe il riciclaggio di denaro sporco e di attività finanziare illecite. Infatti non può passare come un dato secondario che il paese, come gli economisti di Bloomberg valutano, possa trasformarsi un paradiso fiscale per i criminali finanziari. Un recente rapporto di Chainalysis a riguardo però sembra andare dalla parte opposta, affermando che la quota di transazioni in criptovalute connesse ad attività illegali nel 2020 sia stata dello 0,34% contro il 2% dell’anno precedente.

Ad ogni modo, le Istituzioni e le Agenzie di rating hanno bocciato la decisione di Bukele: la Banca Centrale si è rifiutata solo lo scorso giugno di aiutare il paese nell’introduzione dei Bitcoin come valuta legale, evidenziando i rischi per trasparenza e ambiente dell’attività di mining nel paese centro-americano mentre l’agenzia Moody’s ha tagliato l’affidabilità creditizia del paese. 

Sul piano delle relazioni internazionali El Salvador ha però trovato il supporto, almeno a parole, da parte di altri paesi della medesima macroarea, ovvero, Venezuela e Argentina. 

I Bitcoin-bond: come dovrebbero funzionare 

Secondo Forbes al momento El Salvador ha accumulato circa 1.200 Bitcoin (al cambio attuale, circa 66 milioni di dollari). Senza addentrare troppo l’analisi in ambito finanziario, il governo Bukele ha annunciato l’emissione di bond decennali garantiti da un sottostante del 50% in Bitcoin, con un interesse annuale di circa il 6,5%.

Un’operazione che coinvolgerebbe circa un miliardo di dollari (la metà appunto in Bitcoin) con un utile che verrebbe distribuito agli obbligazionisti. Ma d’altro canto una perdita del valore del Bitcoin non comporterebbe perdite per l’obbligazionista, perché queste verrebbero assorbite dallo stato grazie al fondo di garanzia. La mossa spera appunto di attrarre nel paese fondi chi ha accumulato grandi ricchezze in Bitcoin nel passato recente. 

Qui arriva Bitcoin-City: utopia o avanguardismo?

Per gli investitori, l’idea del presidente pare quella di una città ad hoc che, per la cronaca, sorgerebbe in prossimità del Golfo di Fonseca, tra La Unión e Conchagua. Grazie ai soldi provenienti dai Bitcoin-Bond infatti l’idea è costruire una piccola metropoli creata dal mining e totalmente tax free, con redditi e proprietà allo 0% e solo l’IVA come imposta. I servizi pubblici sarebbero quindi finanziati tramite i proventi.

Proprio sul mining allo stato attuale si cela un grossissimo punto interrogativo. Il processo che trasforma energia elettrica in valore tramite Asic, e che estrae Bitcoin nuovi di zecca, pare piuttosto complesso e al momento in altre realtà è stato criticato per l’alto consumo energetico e l’impatto ambientale negativo. 

Giusto per dare un’idea della dimensione, uno studio del Cambridge Centre for Alternative Finance ha calcolato che la creazione di un solo Bitcoin tramite mining richiede una quantità di energia corrispondente a quella consumata in due anni da una famiglia americana media. In effetti Il paragone tra il consumo energetico del mining e quello di intere nazioni è piuttosto frequente e sempre Cambridge mostra come la criptovaluta attualmente consumi quasi 113 terawattora all’anno, un valore in effetti in linea con quello di molti paesi. Per estrarre l’oro occorrono invece 131 terawattora all’anno.

Ai costi e all’eccessivo dispendio energetico si aggiunge il problema dell’inquinamento, tanto che la stessa Cina ha recentemente vietato sul suo territorio questa attività, obbligando le imprese del settore ad espatriare.

Se vorrà finanziare il proprio progetto tramite il mining, El Salvador avrà bisogno di grandi quantità di energia elettrica a basso costo, che da un primo sondaggio parrebbero arrivare dai numerosi vulcani (venticinque) locati nel paese, che inoltre dispone già di centrali che convertono l’energia geotermica in energia elettrica.

Soluzione che è stata proposta a giugno da Bukele via Twitter ma anche questa pare una cosa che gli esperti reputano priva di futuro. L’esperto in materia Ricardo Navarro, che guida il Centro di tecnologia appropriata di El Salvador, ha affermato al giornale britannico The Telegraph: 

La geotermia costa ancora più del petrolio. Quello che finirà per succedere è che compreremo solo più petrolio”.

La proposta di minare Bitcoin sfruttando l’energia dei vulcani non è quindi così facilmente ed economicamente praticabile.

Alla fine cosa potrebbe accadere?

Un impianto di mining è già operativo nel paese e da inizio ottobre ha iniziato a produrre i primi Bitcoin mentre per la realizzazione di Bitcoin-City non c’è ancora nessuna data né ufficiale né stimativa. È ancora presto per capire se quello di El Salvador sarà un progetto non tanto vincente ma quantomeno concreto, al momento resta solo un piano di marketing per attirare sul presidente Bukele i riflettori del mondo. Tuttavia resta comunque un primo tentativo a livello mondiale di ciò che potrebbe essere approfondito in futuro e gli sviluppi di quanto sta accadendo oggi ad El Salvador sono destinati ad essere studiati attentamente da tutti.

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